Portabilità del contributo aziendale: la “vera” svolta (dopo le nuove regole)

Nelmio articolo precedentesulle nuove regole per i fondi pensione, avevamo chiarito un punto: la previdenza complementare non è più un “tema da rimandare”, ma un pilastro della pianificazione finanziaria.

Ora arriva la notizia che rende tutto più concreto:dal 1° luglio 2026 potrai trasferire dopo due anni anche il contributo del datore di lavoro e il TFR verso un’altra forma di previdenza complementare, inclusi fondi aperti e PIP. E qui sta la vera svolta:il contributo aziendale smette di essere un “vincolo di categoria” e diventa un vantaggio che puoi ottimizzare.


Prima: il contributo aziendale era un “bonus” che ti indirizzava (quasi obbligato) a una sola strada

Fino a oggi, se volevi il contributo dell’azienda, spesso non avevi una vera scelta: dovevi restare nel fondo negoziale/chiuso previsto dal tuo CCNL, perché il contributo era legato a quella adesione.

Questo ha creato un paradosso:

  • stai facendo una sceltadi lunghissimo periodo(la pensione),

  • ma spesso l’hai fattaperché era l’unico modo per “non perdere il contributo”.

Dal 2026 cambia: prima rispetti i requisiti (due anni), poi puoiportarti dietro tutto.


Dal 2026: contributo aziendale + TFR diventano “portabili” (e quindi ottimizzabili)

La norma consente,dopo due anni di partecipazione, di trasferire l’intera posizione includendoTFR e contributo del datore di lavoro, anche verso fondi aperti e PIP.

Questa frase merita di essere tradotta in italiano pratico:

Non perdi il contributo aziendale
Non perdi la storia contributiva
Non devi scegliere tra “vantaggio aziendale” e “soluzione migliore”

E questo, per un risparmiatore, significa una cosa sola:più convenienza potenziale.


Perché conviene: 5 vantaggi concreti (non “teorici”)

Qui non parliamo di filosofia. Parliamo di soldi, disciplina e risultati nel tempo.

1) È come un aumento “silenzioso” dello stipendio (se lo sfrutti bene)

Il contributo del datore di lavoro è spesso il beneficio più sottovalutato in assoluto.

Perché? Perché èdenaro aggiuntivoche entra nel tuo patrimonio previdenziale senza che tu debba “guadagnarlo” sul mercato.

In molti casi funziona così:

  • tu versi una quota (spesso piccola),

  • l’azienda aggiunge la sua,

  • e quel flusso continua per anni.

È uno dei pochissimi casi in cui, nella finanza personale, puoi dire:“qui ho un rendimento immediato”(perché stai ricevendo un contributo extra).
Dal 2026, in più, potrainon subire la scelta del contenitoreper ottenere questo vantaggio.

2) La concorrenza migliora tutto: costi, servizio, linee e trasparenza

La norma ha un obiettivo chiaro: aumentare concorrenza e libertà di scelta.

Quando un fondo “sa” che puoi portare via anche la parte aziendale e il TFR, tende ad alzare l’asticella su:

  • qualità dei comparti,

  • reporting e comunicazione,

  • efficienza operativa,

  • attenzione ai costi.

Non perché sono “buoni”: perchéil mercato lo impone.

3) Puoi scegliere un percorso più coerente con la tua età (e qui si gioca la partita)

Il vero costo nascosto non è solo “la commissione”: è stare per 10–15 anni nel comparto sbagliato.

Esempi classici:

  • 30–40 anni, orizzonte lungo, ma comparto troppo prudente → potenziale crescita sprecata

  • 55–60 anni, comparto troppo aggressivo senza pianificazione della fase di uscita → volatilità gestita male

La portabilità rende più facile costruire un percorso coerente e, se serve, spostarsi verso una soluzione che:

  • ti consente più gradualità,

  • più controllo,

  • più integrazione con il resto del tuo patrimonio.

4) È una leva di pianificazione: puoi integrare davvero pensione, risparmio e investimenti

Il fondo pensione non dovrebbe essere “un cassetto a parte”.

Dovrebbe essere parte di:

  • protezione (capitale),

  • obiettivi (rendita futura),

  • efficienza fiscale,

  • passaggio generazionale (in alcuni casi).

Se oggi sei incastrato in un contenitore che non si integra bene col resto, la portabilità ti permette di allineare tutto.

E quando allinei tutto, normalmente succede una cosa:smonti sprechi e sovrapposizioni.

5) Psicologia (che diventa rendimento): quando scegli tu, resti più disciplinato

È un vantaggio sottovalutato, ma enorme.

Se senti che il fondo pensione è “quello che mi tocca”, la motivazione è bassa, l’attenzione anche, e spesso si interrompe o si versa il minimo indispensabile.

Quando invece hai scelto consapevolmente:

  • capisci perché versi,

  • capisci cosa stai costruendo,

  • e sei più costante.

Nel lungo periodo, la costanza batte quasi tutto.


La convenienza non è “sempre”: è per chi fa una cosa intelligente (e semplice)

La portabilità è un’opportunità, non un obbligo. E va usata bene.

Conviene soprattutto se:

  • hai diritto al contributo aziendale e vuoi massimizzarlo senza vincoli,

  • il tuo comparto è incoerente con età e obiettivi,

  • vuoi una pianificazione previdenziale integrata e monitorabile,

  • vuoi ottimizzare l’efficienza complessiva (costi/gestione/servizio).

Conviene poco se:

  • ti muovi solo perché “hai letto che conviene”,

  • non hai idea di come sarà l’uscita (capitale/rendita),

  • non hai fatto un check di costi, comparti e regole.


Tempistiche: 1° luglio 2026 (e il punto operativo da sapere)

La misura entra in vigoredal 1° luglio 2026.

Resterà il vincolo deidue annidi adesione prima di poter trasferire.

Inoltre, verranno definite le modalità attuative e operative (COVIP).

Quindi oggi la mossa giusta non è “cambiare subito”.
La mossa giusta è:arrivare pronti.


Cosa fare adesso: la strategia semplice per sfruttare davvero la convenienza

Ecco il percorso che consiglio (senza fuffa):

1) Verifica se hai diritto al contributo aziendale e quanto vale

Per molti è un “tesoro nascosto”: c’è, ma non lo valorizzano.

2) Controlla comparto e coerenza con la tua fase di vita

Il comparto non deve essere “quello standard”. Deve essereil tuo.

3) Pianifica già oggi un possibile “punto di decisione” nel 2026

Se sai che dal 1° luglio 2026 cambia tutto, puoi:

  • preparare un confronto serio,

  • definire una strategia (resto / trasferisco),

  • arrivare a scelta pronta e sensata.


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Call to action

Se vuoi capirequanto vale per tequesta novità (in euro, non in teoria) e come sfruttarla per costruire una pensione integrativa più efficiente, scrivimi: preparo unaanalisi previdenzialecon scenari e un piano pratico per arrivare al 2026 con una scelta già pronta e intelligente.


🧠 Investire nella conoscenza: perché la cultura finanziaria è la vera forma di resilienza

📉 Il paradosso italiano: un Paese che risparmia tanto ma conosce poco

Secondo lo studio“Financial Literacy and Financial Resilience: Evidence from Italy”(Laura Bottazzi e Noemi Oggero, 2023, Cambridge University Press),solo il 44% degli italianiè in grado di rispondere correttamente alle tre domande base di educazione finanziaria su:

  • interesse composto,

  • inflazione,

  • diversificazione del rischio.

Il dato è inferiore alla media OCSE (57%) e colloca l’Italia agli ultimi posti in Europa per competenze finanziarie di base.
Un paradosso, se pensiamo che siamo un popolo di risparmiatori — ma non di investitori consapevoli.


💡 Cosa si intende per “alfabetizzazione finanziaria”

Esserefinancially literatenon significa saper calcolare rendimenti complessi o conoscere i derivati.
Significa comprendere i meccanismi basilari che regolano la vita economica quotidiana: come cresce un capitale nel tempo, cosa comporta l’inflazione, perché diversificare riduce il rischio.

L’indagine mostra che chi possiede anche solo queste conoscenzeprende decisioni più efficacisu risparmio, debito e previdenza.
Non si tratta solo di cultura economica, ma diuna competenza di vita.

Se vuoi mettere alla prova le tue conoscenze di base, puoi farlo con ilQuiz “Quello che conta” del Comitato Edufin: un test ufficiale, rapido e gratuito che misura il livello di educazione finanziaria personale.


🔍 I numeri che raccontano un’emergenza silenziosa

IndicatoreValore
Italiani che rispondono correttamente ai 3 quesiti (“Big Three”)44%
Donne con risposte corrette37%
Uomini con risposte corrette50%
Giovani under 35 corretti su inflazione50%
Nord-Est51%
Sud e Isole38%
Persone finanziariamente fragili (non trovano 2.000€ in emergenza)25,7%

Fonte: Bottazzi & Oggero, 2023

👉 In sintesi: chi ha maggiore conoscenza finanziaria ha ancheminore probabilità di trovarsi in difficoltà economicao di sovraindebitarsi.


👩‍🏫 Donne e giovani: i due fronti più critici

Lo studio conferma ungender gap persistente.
Il 39% delle donne risponde “non so” alle domande del test, contro il 25% degli uomini.
E la conoscenza più fragile è proprio quella sull’inflazione, nonostante le donne siano spesso le principali gestori delle spese familiari.

Sul fronte generazionale,solo un giovane su due capisce come l’inflazione eroda il potere d’acquisto.
Un dato preoccupante, soprattutto in un’epoca di tassi elevati e prezzi in aumento, in cui comprendere l’impatto reale del denaro è fondamentale per pianificare il futuro.


🌍 Italia a due velocità: Nord informato, Sud più vulnerabile

Le differenze territoriali sono marcate:

  • Nord-Est:51% di risposte corrette

  • Nord-Ovest:48%

  • Centro:44%

  • Sud e Isole:solo 38%

La fotografia conferma un’Italia spaccata non solo economicamente, ma anche culturalmente.
Un divario che incide direttamente sulla capacità delle famiglie di pianificare, investire e proteggersi dagli imprevisti.


💸 Meno cultura = più fragilità finanziaria

Il legame tra alfabetizzazione e benessere economico è evidente:

  • chi conosce i concetti base ha13 punti percentuali in meno di probabilità di essere finanziariamente fragile;

  • e10 punti percentuali in meno di sentirsi sovraindebitato.

In altre parole,la conoscenza protegge.
Non solo dal rischio di scelte errate, ma anche dallo stress finanziario, dalle trappole del debito e dall’incapacità di affrontare un imprevisto.


🧩 La cultura finanziaria come strumento di uguaglianza

Secondo gli autori, la scarsa educazione finanziariaamplifica le disuguaglianze sociali:
chi ha più conoscenza investe meglio, risparmia in modo più efficiente e costruisce sicurezza economica nel tempo.
Chi ne ha meno, invece, tende a restare indietro, aumentando la distanza tra fasce di reddito e aree geografiche.

Come sottolineano anche Gallo e Sconti (2023), l’educazione finanziaria dovrebbe diventareuna politica sociale universale, perché ha effetti positivi sull’intero sistema economico.


🏫 La vera sfida: educare presto, comunicare meglio

Lo studio suggerisce di introdurre programmi di educazione finanziariagià nelle scuolee disemplificare il linguaggio.
La terminologia tecnica (“asset allocation”, “duration”, “volatilità”) spesso crea distanza.
Ecco perché — anche nella consulenza — serve unacomunicazione chiara e accessibile, che aiuti le persone a capire, non a sentirsi inadeguate.

Come scrivo spesso nel mio libroInvestire con la testa, l’obiettivo non è far diventare tutti esperti di finanza, marendere ognuno capace di riconoscere buone scelte da cattive scelte.


⚙️ Fintech e complessità: il nuovo rischio per chi non è preparato

Oggi la finanza è più accessibile — ma anche più pericolosa.
Le app di trading, i social, le “mode” speculative (crypto, AI, meme stock) rendono il confine tra informazione e illusione sempre più sottile.

Chi non possiede basi solide rischia di cadere in trappole cognitive:

  • overconfidence,

  • bias di conferma,

  • “fear of missing out”.

Ecco perché l’educazione finanziaria non serve solo a “fare conti”, ma adifendersi da sé stessi.


🧠 Dal sapere al fare: come costruire la propria resilienza finanziaria

Ecco 5 pilastri pratici per trasformare la conoscenza in azione:

  1. Pianificazione:definisci obiettivi chiari e misurabili.

  2. Diversificazione:non concentrare mai tutto su un singolo strumento.

  3. Orizzonte temporale:la pazienza è la miglior arma contro la volatilità.

  4. Liquidità di sicurezza:tieni sempre un cuscinetto per gli imprevisti.

  5. Educazione continua:aggiorna le tue competenze come faresti con la salute.

Come dimostra il paper, chi applica questi principiè statisticamente meno esposto a crisi economiche personali.


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💬 Conclusione: la conoscenza è il miglior investimento

L’Italia non ha bisogno solo di più prodotti finanziari, ma dipiù educazione finanziaria.
Un cittadino informato è un cittadino più libero, meno vulnerabile, più capace di costruire il proprio futuro.

Come scrivo spesso ai miei clienti:

“Non è il mercato a fare la differenza. È quanto conosci di te stesso e delle regole del gioco.”


🚀 Call to action finale

Vuoi scoprire come migliorare la tua pianificazione finanziaria personale?
👉 LeggiInvestire con la testao contattami suwww.mgfinancialadvisor.comper iniziare un percorso personalizzato.


Private Banker 4.0 – La nuova consulenza patrimoniale su misura

Introduzione: dal patrimonio alla persona

Negli ultimi anni il mondo del private banking è cambiato radicalmente.
Una volta bastava “gestire gli investimenti”. Oggi serve qualcosa di più:capire le personedietro quei numeri.
Chi sei, che obiettivi hai, che orizzonte vuoi costruire per te e per la tua famiglia.

Essere unPrivate Banker 4.0significa questo: trasformare la finanza in un linguaggio umano, con metodo, visione e coerenza.
Non più un semplice gestore, ma unpartner strategico di vita.


Il nuovo ruolo del consulente patrimoniale

Nel modello americano delWealth Management— oggi riferimento anche in Europa — il private banker è diventatoregista della relazione patrimoniale:
colui che orchestra specialisti, strumenti e strategie per costruire un piano di lungo periodo attorno alla persona.

Non parliamo più solo di fondi, ETF o polizze, ma diprogettazione patrimoniale integrata:

  • pianificazione successoria e passaggio generazionale,

  • previdenza e longevity planning,

  • diversificazione tramite mercati alternativi,

  • tutela assicurativa e protezione del capitale,

  • ottimizzazione fiscale.

Il tutto con un obiettivo chiaro:trasformare la complessità finanziaria in serenità personale.


Un ecosistema di valore intorno al cliente

Oggi un private banker non è (e non può essere) solo.
È parte di un ecosistema — ilPrivate Premium Experience— che mette a disposizione del cliente un network di competenze “da mondo istituzionale”:
investment advisory, insurance, private deals, analisi ESG, pianificazione successoria e previdenziale.

Un modello di consulenzamultidisciplinare e indipendente, dove ogni scelta è costruita su misura.
Come un sarto della finanza, lavoro per crearearchitetture patrimoniali personalizzate, capaci di evolversi nel tempo insieme ai tuoi obiettivi di vita.

👉 Approfondisci come funziona unapianificazione patrimoniale completa.


Tecnologia e monitoraggio: il valore del controllo continuo

La vera innovazione nel private banking non è solo tecnologica. È nellaqualità dell’analisi.
Grazie a strumenti comeFactSet, Morningstar Direct e Bloomberg, oggi è possibile monitorare costantemente l’andamento del patrimonio eanticipare i rischi, invece di subirli.

Il mio approccio integra questa tecnologia con una visione umana:

  • monitoraggio costante, non una fotografia statica;

  • analisi reali e non storiche;

  • lettura dei segnali di mercato per “manutenere” il patrimonio in tempo reale.

Questo consente diintervenire prima, mantenendo sempre coerenza tra i tuoi obiettivi di vita e le strategie adottate.


Tempo di qualità: il lusso vero

Delegare la parte operativa – analisi, report, monitoraggio – significaliberare tempoper ciò che davvero conta: la relazione.
Un private banker moderno non misura il successo in percentuali, ma in fiducia, chiarezza e tranquillità del cliente.

Più tempo per ascoltare, capire, pianificare.
Meno tempo perso tra report e numeri.
Perché la consulenza non è solo una formula, ma unarelazione che cresce insieme ai tuoi obiettivi.


Da consulenza finanziaria a esperienza di vita

Chi sceglie un approccio “Private Premium” sceglieun metodo di lavoro che parte da te, non dal mercato.
Significa avere una strategia costruita intorno alla tua vita, non un prodotto calato dall’alto.
Una consulenza olistica, indipendente, agnostica, dove ogni scelta ha una logica e un perché.

Il mio ruolo è quello difacilitatore del tuo stile di vita finanziario:
accompagno te e la tua famiglia in un percorso che unisce protezione, rendimento e serenità nel tempo.

👉 Scopri anche come costruireunpiano previdenzialeesuccessorio efficace.


Conclusione: la finanza fatta su misura

Il private banker di oggi è unarchitetto della ricchezza personale: progetta, coordina e monitora ogni aspetto del tuo patrimonio con la stessa cura che dedicheresti tu.
Perché dietro ogni portafoglio c’è una storia. E dietro ogni storia, una scelta di fiducia.

📩 Se desideri una consulenza personalizzata o vuoi un check-up completo sul tuo portafoglio, puoi contattarmi direttamente:
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10 punti fermi per investire SEMPRE, anche nel 2025

  • “Il momento è carico di incertezza” è un mantra che ci sentiamo ripetere ormai tutti i giorni.
  • Sì, c’è incertezza, ma non è la prima volta nella storia: dobbiamo solo rifocalizzarci.
  • Ecco, quindi, 10 consigli utili per iniziare l’anno con lo spirito giusto e senza troppi timori.

GLI INVESTIMENTI RICHIEDONO PAZIENZA E COSTANZA

Rendimenti reali annualizzati per Stati Uniti e mondo ex-USA, 1900-2003

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N.B. Tutti i rendimenti includono reddito reinvestito, sono adeguati all'inflazione e sono espressi come rendimenti medi geometrici.

Fonte: Wealthype su dati UBS Global Investment Returns Yearbook

“Va tutto a rotoli”: quante volte questa frase è stata pronunciata nel corso dei decenni, per non dire dei secoli? Eppure, eccoci qua. E chi avesse investito nell’azionario e/o nell’obbligazionario nel 1900 (non tu, certo: magari i tuoi bisnonni o i tuoi trisavoli), pur con tutto quello che è successo nel “secolo breve”, avrebbe goduto dei rendimenti che vedi nel grafico in apertura. Perciò no, non va tutto “a rotoli”: com’è capitato spesso nella storia, siamo piuttosto di fronte a qualche crocevia, salita, sfida.

Un fatto è sicuro: si va avanti anche quando tutto sembra fermo, o sembra tornare indietro. Vogliamo parlare per esempio dei Megatrend, quelle “macrotendenze” che stanno rimodellando il nostro futuro e che sono da seguire perché possono agilmente diventare un tema d’investimento (l’Intelligenza Artificiale o le tecnologie per le produzioni biologiche, giusto per citarne due)?

Quindi: mai arrendersi alle apparenze e restare invece focalizzati, per gestire i risparmi e gli investimenti nel modo più proficuo. Ecco allora 10 cose da tenere a mente in questo inizio anno.

1. Destina una quota di reddito al risparmio

Mettere da parte per un vago domani denaro che potremmo spendere oggi può sembrare difficile, spesso anche poco sensato. Ma ti ricordi la cicala e la formica? Oggi magari hai un buon lavoro, ottime entrate e un invidiabile tenore di vita, ma non sta scritto da nessuna parte che sarà così per sempre. Anche solo per il fatto che prima o poi si inizia a invecchiare e arrivano gli acciacchi. O, senza andare così lontano nel tempo, perché si incontra la persona giusta e si vuol mettere su casa e famiglia. Insomma, meglio predisporre una rete di sicurezza per le cose belle. E anche per quelle meno belle.

2. Reddito e risparmio: impara la differenza

Reddito e risparmio: che differenza c’è? È presto spiegato.

  • Il reddito è il totale delle entrate che incassi periodicamente come compenso per il lavoro che hai svolto (lo stipendio), per una prestazione cui hai diritto (la pensione) o per l’impiego del denaro che metti da parte (esempio, l’investimento in azioni e/o in bond);
  • a proposito di soldi che metti da parte, il risparmio è quella parte di reddito che non spendi.

Ma come si fa a mettere soldi da parte? La docente di Harvard Elizabeth Warren ha proposto la regola del 50/30/20, in base alla quale:

  • alle spese essenziali andrebbe destinato non più del 50% delle entrate mensili;
  • sulle spese discrezionali andrebbe convogliato il 30%;
  • al risparmio, infine, il restante 20%.

Qualunque sia il tuo metodo, è bene verificare a cadenza periodica se sei riuscito a rispettarlo oppure no. Puoi prendere carta e penna o installarti un’app ben fatta e dividere le spese necessarie da quelle discrezionali. Dai priorità alle prime, ovviamente, e, laddove possibile, scegli la convenienza (il fornitore di luce e gas che costa meno, per esempio). Salda i conti in ordine di importanza, dando la precedenza al rimborso degli eventuali debiti in corso.

3. Inizia subito a investire il tuo risparmio

Sei così riuscito a creare una prima forma di risparmio: cosa farne? Partendo dal presupposto che sarebbe bene avere da parte una riserva di liquidità in grado di consentire la normale sussistenza per un periodo indicativo di tre-sei mesi, è chiaro che, al di fuori di questa riserva, i soldi fermi sul conto sono soggetti all’azione erosiva dell’inflazione. È bene quindi investire quello che resta, con l’obiettivo di valorizzarlo nel tempo.

Tra l’altro, più giovane sei, più tempo hai per beneficiare del tasso di interesse composto, ossia l’interesse sull’interesse maturato, che consentirà ai tuoi risparmi di crescere più velocemente. Per capirci: investendo un capitale iniziale di 100 euro, con un interesse del 5% annuo, alla fine del primo anno avrai 5 euro di interessi, per un totale di 105 euro. Lasciando tutto investito, l’anno dopo l’interesse del 5% maturerà non su 100 euro, ma su 105. E via dicendo. I risultati li possiamo vedere qui di seguito.

INTERESSE SEMPLICE E COMPOSTO: RISULTATI A CONFRONTO

Ipotizzando un interesse annuo del 5%

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Fonte: Simulazione Wealthype

4. Conosci te stesso (e il tuo profilo di rischio)

Prima di prendere una qualunque decisione, è importante capire qual è il livello di rischio che sei disposto a sopportare: se sei giovane e l’orizzonte di investimento è lungo, puoi optare per gli asset tendenzialmente più rischiosi; se sei più vicino alla pensione, invece, un approccio più conservativo potrebbe essere da preferire.

5. Diversifica per gestire al meglio l’impatto della volatilità

Distribuire il tuo denaro su diverse classi di investimento (azionario, obbligazionario, eccetera) riduce il rischio complessivo: naturalmente, il portafoglio va calibrato sempre sul tuo profilo di rischio, che si modifica nel tempo.

6. Investi con un orizzonte temporale chiaro

Fare chiarezza sui tuoi obiettivi ti aiuterà a stabilire con altrettanta chiarezza l’orizzonte temporale dei tuoi investimenti. E a scegliere gli strumenti giusti. Ogni obiettivo ha il suo orizzonte temporale, quindi è possibile che alcuni investimenti siano a breve o a medio termine. Un orizzonte di lungo termine tendenzialmente riduce l’impatto della volatilità: a meno che tu non abbia bisogno di liquidità a breve, quindi, ricorda che la pazienza e la costanza premiano.

BREVE, MEDIO E LUNGO TERMINE: COSA SIGNIFICA?

Come si struttura l’orizzonte temporale

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Fonte: Elaborazione Wealthype

7. Ribilancia il portafoglio solo quando serve

Si sa, le condizioni di mercato cambiano e gli asset in portafoglio possono acquisire o perdere un po’ del loro valore. Ha senso, per questo, ribilanciare? Diciamo che periodicamente un check-up è opportuno, per valutare se nel frattempo i tuoi bisogni sono cambiati e agire di conseguenza. Non bisogna però esagerare e farsi prendere dalla FOMO, la Fear of Missing Out (la paura, cioè, di mancare l’occasione), altrimenti si sfocia nel market timing di cui tante volte abbiamo parlato, e mai troppo bene.

Il vero modo per non perderti i rialzi? Ovvio: rimanere investito.

COSA (E QUANTO) TI PERDI FACENDO MARKET TIMING

Performance annualizzata di un investimento da 10.000 dollari USA

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8. Belle le emozioni, ma fino a un certo punto

Il che ci porta al punto successivo. Le fluttuazioni del mercato possono generare paura o euforia, e questo ci sta. Ma è essenziale mantenere la calma. E il buon senso. E con calma e buon senso mettere a punto un piano di investimento e rispettarlo nel tempo, rivalutandolo periodicamente ma solo per vedere se è ancora aderente al tuo profilo di rischio (che può cambiare nel tempo) e alle tue esigenze (che pure possono mutare, perché è chiaro che a 45 anni hai prospettive diverse rispetto a quando ne avevi 25).

9. Informati e approfondisci, senza il dannoso sensazionalismo 

Il 2025 sarà l’anno in cui molti scenari – monetari, economici, geopolitici – conosceranno un’interessante evoluzione, condizionando più o meno direttamente – e più o meno incisivamente – i mercati. Leggere, approfondire, comprendere e aggiornarti è certamente utile per prendere decisioni più informate e consapevoli. E’ importante affidarsi a fonti attendibili, evitando di cedere al sensazionalismo utilizzato per ottenere qualche visualizzazione o commento in più. Fineconomy in questo percorso di in-formazione è al tuo fianco.

10. Il ruolo dell’esperto: chiedi a chi ne sa più di te

Per finire: molte scelte richiederanno l’assistenza di una consulenza professionale. E questo, se vogliamo, è il decimo e ultimo (ma non per importanza) punto della nostra breve disanima. Sii in grado di chiedere informazioni e indicazioni a chi ne sa più di te. Anche ricorrendo ai canali che, per fortuna, oggi la tecnologia offre a tutti noi.


Investire durante i massimi storici

Finora, i mercati hanno premiato bene gli investitori nel 2024 (toccando ferro), con l'S&P 500 in rialzo di circa il 17%. Solo 18 mesi fa, l'S&P aveva chiuso il 2022 con un rendimento di quasi il -20%, uno dei suoi peggiori rendimenti annuali nella storia.

È facile dimenticarlo, ma prima di quel lento e continuo declino, l'S&P ha aperto il 2022 a un massimo storico. Era impossibile saperlo all'epoca, ma non avremmo visto l'S&P stabilire un altro massimo storico fino a più di due anni dopo.

Per coloro che sono stati in grado di sopportare il declino del 2022, restando investiti e impegnati nei loro piani, il guadagno è stato più che giustificato. Il mercato è stato in grado di recuperare il suo declino e molto di più, sulla buona strada per stabilire un nuovo massimo storico in 38 giorni diversi quest'anno.

Probabilmente hai sentito la frase " comprare a basso prezzo, vendere a prezzo alto ", il che potrebbe farti chiedere se investire durante i periodi di massimo del mercato sia una buona idea o meno.

Immergiamoci nei mercati durante i massimi storici e perché credo che, come in qualsiasi altro momento, sia il momento migliore per essere un investitore.

Non possiamo sapere cosa accadrà

Per avere un'idea migliore dei massimi storici, diamo un'occhiata ai dati degli ultimi 55 anni. Il grafico seguente mostra il numero di massimi storici in un anno solare a partire dal 1970.

consulenza finanziaria

Numero di giorni con un nuovo massimo storico all'anno

Come puoi vedere, non c'è un vero schema. Ci sono periodi di anni con nuovi massimi e periodi di anni senza. Ma non possiamo davvero prevederli in anticipo con precisione. Il grafico qui sotto mostra il numero di massimi storici per decennio, ancora una volta non emerge alcuno schema logico.

consulenza finanziaria

S&P 500 massimi storici per decennio

I periodi senza nuovi massimi seguono i cali del mercato, dove il mercato scende più rapidamente di quanto si riprenda. Anche se non vediamo nuovi massimi durante questi periodi, vediamo comunque una crescita straordinaria. Gli investitori che continuano a dare i loro contributi regolari e reinvestono i dividendi, vedranno effettivamente un guadagno quando il mercato pareggia (purché siano investiti correttamente).

Forse il miglior modello che possiamo ricavare dai dati è che i nuovi massimi storici arrivano a grappoli. In genere, più di uno in un anno che ne ha almeno uno, e per più anni alla volta, anche se non è garantito.

Dal primo massimo storico registrato all'inizio di quest'anno, l'S&P è salito di un altro 15%. Se ti preoccupavi di acquistare a un prezzo elevato dopo quel nuovo massimo e hai venduto per uscire dal mercato, ti saresti perso un enorme ritorno in un breve lasso di tempo. E questo è solo il ritorno finora.

Naturalmente il mercato avrebbe potuto scendere e andare nella direzione opposta, ma anche se così fosse, sappiamo che è normale che i mercati sperimentino volatilità e che nel lungo termine tendano verso l'alto e verso destra. Cercando di evitare qualcosa di negativo che pensiamo possa accadere, potremmo metterci in disparte per quando accadrà qualcosa di positivo. Con gli investimenti, sappiamo che il bene supera di gran lunga il male.

Non abbiamo bisogno di sapere cosa accadrà

La verità con gli investimenti è che nessuno sa cosa accadrà in un dato periodo di tempo. Più breve è la nostra linea temporale, meno possiamo esserne certi perché la gamma di risultati storici è più ampia.

Rendimenti totali annualizzati S&P 500

Potrebbe sembrare una cattiva notizia, ma un'altra verità è che non abbiamo bisogno di sapere esattamente cosa accadrà.

Peter Lynch, uno degli investitori di maggior successo della storia, ha messo insieme i dati esaminando tre investitori fittizi che hanno investito $ 1.000 all'anno dal 1965 al 1995. Il primo ha sempre investito nel giorno più costoso di ogni anno. Il secondo ha sempre investito nel giorno più economico di ogni anno. Il terzo ha sempre investito il primo giorno di ogni anno.

Nel periodo di 30 anni, il primo investitore ha avuto una media di rendimento annuo del 10,6%, il secondo investitore ha avuto una media di rendimento annuo dell'11,7% e il terzo ha avuto una media di rendimento annuo dell'11,0%. Il perfetto market timing ha aggiunto solo l'1,1% rispetto al peggior market timing e solo lo 0,7% rispetto all'assenza di timing .

Un altro studio più recente di Charles Schwab ha esaminato cinque investitori fittizi che avevano ciascuno 2.000 $ all'anno da investire in un periodo di 20 anni dal 2003 al 2022. Ecco chi erano e quando hanno investito ogni anno:

  • Peter – il giorno migliore
  • Ashley – il primo giorno
  • Matteo – ugualmente ogni mese
  • Rosie – il giorno peggiore
  • Larry – mai

Ecco i loro risultati che concludono il periodo di 20 anni:

https://www.schwab.com/learn/story/does-market-timing-work

Avere un market timing perfetto non ha fornito molto più ritorno rispetto al semplice investimento il primo giorno di ogni anno. Lo studio ha esaminato un totale di 78 periodi di 20 anni consecutivi a partire dal 1926. In 68/78 studi hanno trovato esattamente lo stesso ordine di risultati. Negli altri 10, investire il primo giorno dell'anno non è mai arrivato ultimo. L'unica vera perdita nello studio è stata non aver mai investito.

Indipendentemente da quando scegli di investire, finché investi, ti troverai da qualche parte tra il momento migliore e quello peggiore. Nel lungo termine, la differenza è abbastanza piccola da farti ottenere maggiori benefici concentrandoti su altre cose. E se ti capita di essere un investitore con il momento peggiore in assoluto, finirai comunque per ottenere incredibili risultati a lungo termine.

Un buon piano sopravvive all'incertezza

Poiché non possiamo sapere cosa accadrà, e in realtà non ha importanza il fatto che non lo sappiamo, la cosa più sensata è attenersi al nostro piano finanziario, indipendentemente da come si muove il mercato.

Un buon piano dovrebbe prendere in considerazione tutto il buono, tutto il cattivo e tutto ciò che sta nel mezzo. Un piano che richiede un'azione per combattere la normale volatilità del mercato è un piano che è in gravi difficoltà. Un piano dovrebbe essere progettato per la realtà dei mercati, non per quello che vuoi che accada.

Nella maggior parte dei casi, attenersi al proprio piano finanziario significherà non fare nulla di diverso. Osservando cosa succede dopo un massimo storico, in realtà vediamo che le probabilità che i mercati siano in ribasso sono piuttosto basse. Questi dati esaminano gli oltre 1.250 massimi storici dal 1950 e la frequenza con cui l'S&P è sceso di oltre il 10%.

Probabilità di S&P 500 di scendere del 10% o più (blu scuro) dopo ogni massimo storico dal 1950

Possiamo vedere che le probabilità sono scarse nella migliore delle ipotesi. Con una probabilità storica dello 0% che l'S&P scenda di oltre il 10% cinque anni dopo che è stato stabilito un nuovo massimo storico. Se sei preoccupato di acquistare al massimo, penso che questo grafico ti tranquillizzi.

Come ho già detto, saper distinguere tra ciò che conta e ciò che non conta è un'abilità sottovalutata. Preoccuparsi che i mercati siano ai massimi storici, molto semplicemente, è uno spreco di tempo ed energia, e crea solo stress ingiustificato.

I dati storici ci mostrano che non possiamo prevedere cosa accadrà nel breve termine, che anche se riuscissimo a prevedere perfettamente il mercato, farebbe poca differenza e che nel lungo termine i nostri risultati migliorerebbero sempre di più.

Se stai cercando modi per migliorare il tuo quadro finanziario complessivo, concentrarti su cose irrilevanti e a breve termine non ti aiuterà davvero. Probabilmente è meglio concentrarti su cose che: contano e sono sotto il tuo controllo. Cose come:

  • Garantire che i tuoi investimenti siano adatti alla tua tolleranza al rischio e ai tuoi obiettivi
  • Istituzione di un fondo di emergenza accessibile
  • Rivalutare il tasso di risparmio per massimizzare la crescita a lungo termine
  • Aggiornare il budget per riflettere le spese e le priorità attuali

Ricorda che investire è un gioco a lungo termine. Dovresti affrontare i tuoi investimenti come una relazione a lungo termine, non come una scappatella di una notte. Ci saranno alti e bassi, ma ne varrà la pena. Si tratta di fare le piccole cose nel modo giusto per molto tempo. Può essere semplice come questo se lo lasci fare.

"La prima regola della capitalizzazione: non interromperla mai inutilmente." – Charlie Munger

Continua a fare cose per cui il tuo io futuro ti ringrazierà.


Wealth Advisor Awards 2024 CityWire

Martedì sera si sono svolti i Wealth Awards 2024 organizzati daCitywire Italia. In una delle location più suggestive di Milano,Palazzo Parigi Hotel & Grand Spa, ho ricevuto con grande orgoglio il premio come Miglior Consulente Finanziario 2024 per il Centro Italia.

Una conferma per il secondo anno e un riconoscimento che mi rende fiero di quanto fin ora fatto e mi motiva a fare sempre meglio per ciò che sarà.
Vorrei condividere il premio con chi mi supporta da quasi dieci anni,Giovanni PacificieFabrizio Adrianie con tutti i miei clienti che hanno scelto di intraprendere una strada ardua all'inizio, ma oggi quanto mai giusta con risultati ed obiettivi raggiunti.

Ringrazio Fineco Bank, partner sin dal principio con il progetto giovani ed oggi struttura che mi mette a disposizione team di professionisti settoriali per una consulenza d'eccellenza a 360° anche feeonly.

Complimenti anche ai colleghiLuca LapieLuca La Rosapremiati nella stessa serata con l'augurio di prossimi importanti successi.

Qui le foto: https://citywire.com/it/news/cw-italia-wealth-awards-le-foto-della-premiazione-con-i-protagonisti-delle-reti-e-banche-private/a2444296
Grazie.


Cosa è successo ad Ottobre sui mercati

Escluse poche eccezioni, i mercati azionari hanno vissuto un mese di ottobre negativo. A pesare più di tutto sono state le tensioni geopolitiche, con il conflitto scoppiato in Israele aggiuntosi a quello ormai ben noto in Ucraina.

L’incertezza e la paura di un’escalation delle operazioni militari hanno pesato sulle quotazioni di gas e petrolio, gettando un’ombra sulla tenuta del sentiero discendente dell’inflazione.

Infatti, se il caro dei prezzi dovesse rialzare la testa allora potrebbe essere la fine della tregua sui tassi delle banche centrali e questo, inevitabilmente, andrebbe a pesare sui principali listini mondiali.

I fatti salienti del mese di ottobre

  • Il mese di ottobre si è aperto con gli attacchi terroristici di Hamas in Israele, un fatto senza precedenti almeno nella storia più recente che ha portato a un nuovo conflitto sullo scacchiere mondiale. Un possibile ampliamento del conflitto, infatti, potrebbe determinare nuove tensioni sulla filiera di gas e petrolio, andando ad alimentare un aumento dei prezzi delle materie prime nocivo per l’inflazione e quindi anche per tutte le economie mondiali.
  • Nel frattempo, però, i dati sui rincari hanno preso una piega più rassicurante: nell’area euro, almeno, l’indice generale dell’inflazione è crollato a ottobre al 2,9% dal 4,3% del mese precedente. Il risultato è stato ancor più incoraggiante in Italia, con il dato precipitato all’1,9% e sotto la soglia del 2% considerata dalla Banca centrale europea come l’obiettivo da raggiungere della sua politica monetaria.
  • Segnali non buoni, invece, sul fronte della crescita del Pil: in calo dello 0,1% nel terzo trimestre per l’Eurozona, mentre per l’Italia si registra un trimestre di stagnazione. Tutto questo mentre, qualche giorno prima, Francoforte aveva lasciato invariati i tassi d’interesse per la prima volta dopo dieci rialzi consecutivi.
  • E in America? Qui la situazione vede un’economia molto forte, con un Pil che cresce anche più delle attese: +4,9% nel terzo trimestre, il livello più elevato dal 2021. Quanto all’inflazione, il dato è rimasto stabile al 3,7% a settembre, un livello ancora elevato che tuttavia non ha impedito alla Federal Reserve di non toccare il costo del denaro pur non escludendo nuovi rialzi futuri.
  • Nel mese sono state inoltre pubblicate diverse trimestrali con dati positivi per big americani come Jp Morgan – nel settore finanziario – e Amazon (con ricavi in crescita del 13%) nel settore tecnologico. Anche McDonald’s ha battuto le attese grazie ai recenti rialzi dei prezzi.
  • Intanto in Cina la crisi immobiliare continua a mordere. Country Garden, uno dei maggiori sviluppatori immobiliare del Paese, ha dichiarato il default sulle sue obbligazioni in dollari. Il timore, quindi, è che la situazione non sia per niente domata e il rischio di contagi è concreto. Tuttavia, nel terzo trimestre l’economia di Pechino è andata meglio delle attese, con un Pil cresciuto del 4,9% su base annua (gli analisti puntavano su un +4,4%).
  • Infine, rivolgendo lo sguardo alle vicende locali, l’Italia ha varato lo schema generale della sua manovra di bilancio portando il deficit di bilancio al 4,3% rispetto al 3,7% precedentemente previsto, il che ha fruttato una dote di 15,7 miliardi per finanziare le principali misure che vanno dal taglio del cuneo fiscale all’accorpamento delle aliquote Irpef fino a un pacchetto per sostenere la natalità nel Paese.
  • Essendo l’Italia altamente indebitata, il focus era sul giudizio delle agenzie di rating: S&P e Dbrs, due delle quattro più importanti al mondo, hanno mantenuto il loro giudizio sul debito tricolore a BBB con outlook stabile. Una buona notizia, in attesa di conoscere il responso di Fitch e Moody’s in calendario per il mese di novembre.

Conclusioni

Inevitabile che gli occhi saranno rivolti alle evoluzioni dei due grandi conflitti in atto: quello isrealo-palestinese da una parte e quello russo-ucraino dall’altra.

Ovviamente osservati speciali i dati sull’inflazione: si confermerà il dato positivo, per quanto riguarda l’Europa, anche nei mesi successivi? Da vedere poi cosa accadrà a Washington, con un carovita che sembra essere a livelli più bassi rispetto ai periodi peggiori ma comunque resiliente.

Infine, occhio in Italia alle revisioni del rating sul debito sovrano di Moody’s (17 novembre) e Fitch (il 10). In particolare, se la prima dovesse declassare l’Italia le farebbe perdere l’investment grade, facendola precipitare tra i debitori meno solvibili. E questo avrebbe ovviamente pesanti ripercussioni su tutta l’area euro e sui rendimenti dei bond sovrani di Roma.


Rischio: Nemico o compagno d’investimento?

Il rischio fa parte della vita ed è un’azione che racchiude in sé la possibilità di fallimento. Ecco perché lo temiamo tanto. Il fallimento personale o finanziario non è mai una bella cosa e se non si hanno le spalle larghe può rappresentare un grosso problema. Anche negli investimenti, come sappiamo, esiste il rischio. Anzi, il rischio è parte integrante di essi, come lo è del vivere stesso. Tuttavia, come per ogni cosa, si può controllare o almeno mitigare. Esistono vari tipi di investimenti e vari gradi di rischio, ognuno può decidere quello che più fa al caso suo, ricordando sempre che sul lungo periodo (dai 10 anni in su) tutto questo ha sicuramente un altro "sapore".

 

Il rischio non deve essere il faro dei nostri investimenti

Tutti, soprattutto alle prime armi negli investimenti, hanno avuto questi pensieri:

"Non investo perché ho paura".

"Le azioni? No, sono troppo pericolose".

"Meglio un conto deposito, così so che avrò il mio capitale alla fine".

Cos’hanno in comune queste affermazioni? La paura. Ne deriva che chi afferma ciò praticamente prende le decisioni finanziarie sul suo futuro facendosi guidare dal timore. Non proprio una scelta saggia. Nella vita come negli investimenti, non si vive di paura, ma di soluzioni. Ed ecco che anche per le proprie finanze sarebbe meglio pensare in termini di ottimizzazione più che di timore. Come ripetono in continuazione gli addetti ai lavori, non esistono pasti gratis nella vita: bisogna andare fuori dalla propria comfort zone se si vuole ottenere qualcosa in più. Questo non significa camminare sul filo del rasoio, ma camminare fuori dal tracciato con l’equipaggiamento giusto.

 

Rischio: non lo elimini ma almeno puoi controllarlo

Per controllare qualcosa bisogna innanzitutto "prendergli le misure". Come si misura il rischio un investimento? Generalmente si tende ad associarlo alla volatilità dei rendimenti: più volatile uguale più rischioso. Ma magari la questione fosse così semplice e lineare. In realtà, in termini più concreti il rischio per un investitore può assumere sfumature e connotati diversi. Per esempio, il rischio di non riuscire ad accantonare il necessario per integrare la futura pensione, per acquistare l’appartamento per un figlio o per mandarlo all’università o a studiare all’estero. In questi casi, può essere più utile e interessante individuare il rischio dell’investimento mettendolo in relazione con i propri obiettivi.

In linea più generale, questo ci serve per dirti che occorrono indicatori diversi rispetto alla semplice volatilità. Senza addentrarci in formule troppo astruse, ti diciamo solo che per misurare il rischio di un investimento in termini più ampi può aver senso far entrare in campo altri tre indicatori: il rischio di perdita (Risk of Loss), lo Shortfall Risk e il Value at Risk.

Rischio: è importante conoscerlo per gestirlo al meglio

Il rischio di perdita, per esempio, si può gestire diversificando il portafoglio e investendo in un ventaglio di asset class differenti nell’ottica di distribuirlo, magari entrando sul mercato in momenti diversi, con una diversificazione anche di tipo temporale (mediante la modalità del PAC) ed eventualmente facendo ricorso a meccanismi di stop-loss (che intervengono per stoppare appunto le perdite). Esistono anche fondi che oltre ad essere diversificati al loro interno, beneficiano di una gestione attiva che ribilancia il portafoglio quando necessario, per mantenerlo in linea con il profilo di rischio definito a monte.

Certo il tempo gioca a favore degli investimenti: l’analisi storica dei rendimenti dell’S&P 500 suggerisce che allungare l’orizzonte temporale riduce la probabilità di incorrere in perdite. Chi ha investito per un qualunque periodo di 20 anni, dal 1926 al 2015, nell’S&P 500 ha riportato nella totalità dei casi un rendimento positivo, mentre chi ha investito per un solo anno ha registrato un rendimento positivo solamente nel 73% dei casi.

 

Gestire al  meglio il rischio permette anche di recuperare le perdite

Conoscere il rischio ci aiuta a mitigarlo, a contenere le potenziali perdite e a recuperare. Sì perché, se sono contenute, le perdite si possono recuperare con ottima probabilità, dal momento che nel medio-lungo termine i mercati finanziari tendono a remunerare l’investitore mediante i cosiddetti "premi al rischio", che generano performance positive con probabilità crescente man mano che si allunga la durata dell’investimento. Il grafico seguente, per esempio, ci segnala il tempo necessario a recuperare per vari livelli di perdita (espressa come percentuale del capitale investito), ipotizzando che il rendimento medio annuo del portafoglio successivamente alla perdita sia pari a un generoso 5%.

Diamo un’occhiata ravvicinata al grafico. Innanzitutto, la relazione tra entità della perdita e tempo di recupero non è lineare, ma peggiora in modo sempre più vistoso al crescere della perdita. Con una perdita del 50% del capitale occorrono 14 anni per recuperare. Con una del 67% occorrono oltre 23 anni per recuperare. Ma se la perdita è contenuta al 10%, in appena due anni viene recuperata e se è del 5% un anno è sufficiente. E questo salva il potenziale di lungo termine del portafoglio.

 

Gestire bene il  rischio: la più grande lezione da portare a casa

Insomma, costruire un portafoglio combinando i diversi strumenti finanziari non è scontato, è anzi fondamentale un monitoraggio continuo, perché il rischio varia nel tempo. E, in ogni caso, il rischio va affrontato con la testa: occorre accettarlo, conoscere se stessi e capire quanto se ne può sopportare e come, di volta in volta, correggere serenamente la rotta.

 


Il capitale “protetto” dal tempo

Sin dagli studi di filosofia e fisica delle superiori sono rimasto affascinato dal concetto di tempo e del suo legame con la nostra vita.

Il tempo è gratis ma è senza prezzo.
Non puoi possederlo ma puoi usarlo.
Non puoi conservarlo ma puoi spenderlo.
Una volta che l’hai perso non puoi più averlo indietro.

L’autore èHarvey Mackay un uomo d'affari americano, autore e editorialista sindacato di Universal Uclick. La sua rubrica settimanale fornisce consigli sulla carriera e ispirazione ed è presente in oltre 100 giornali. Mackay è autore di sette libri bestseller del New York Times, inclusi tre bestseller numero uno.

Nel suo pensiero, ci sono molto insegnamenti validi anche nel mondo degli investimenti. Infatti nell’equazione del successo finanziario la variabile TEMPO è sempre la principale.

Negli ultimi giorni siamo stati tempestati da notizie sulla guerra tra Russia ed Ucraina e su crac bancari spesso super inflazionati e che hanno riportato alla mente il 2008.

Funziona così il mercato, e continuerà a farlo anche nel futuro quindi meglio imparare a dare il giusto peso agli eventi in base al tempo del nostro piano.

Questo è uno dei grafici di borsa a lungo termine preso da Ritholtz Wealth Management LLC, che spiega tantissimo sul mondo in cui vivranno i tuoi progetti finanziari.

E’ evidente la natura casuale del mercato azionario e di quanto possa essere irregolare la tua esperienza come investitore in azioni.

Ecco a seconda variabile che dovrai farti amica per vincere negli investimenti:la volatilità.

Se desideri ottenere rendimenti a lungo termine, non puoi sbarazzarti degli alti e bassi del mercato a breve termine. Questo è il compromesso che fanno e facciamo tutti quando decidiamo di beneficiare del mercato per ottenere “più soldi”.

Ci sono solo 2 modi per rendere complementare la variabilità del mercato alla nostra emotività da investitore:

  • Potresti detenere più liquidità o obbligazioni per smorzare la volatilità del tuo portafoglio complessivo;
  • Estendere il tuo orizzonte temporale.

Ora cerchiamo di spiegare il titolo dell’articolo con alcuni dati esaminando la gamma di risultati su intervalli di tempo più lunghi.

Ecco i rendimenti annuali migliori e peggiori per lo S&P 500 su periodi di 1, 3, 5, 7, 10, 15, 20 e 30 anni  dal 1926 al 2022:

Ci sono evidenze clamorose che risaltano qui:

La gamma di risultati si restringe man mano che vai avanti.

Più è lungo l’orizzonte temporale più sparisce la parola “worst”,  peggiore, dalle possibilità di rendimenti.

Hai presente quando il tuo consulente, se lo hai, di lungo periodo? Bè non è una frase fatta ma ha prove statistiche che lo fanno essere un mantra negli investimenti con elevata percentuale di azionario.

Infatti puoi rimanere schiacciato dal caso per un periodo di 1-5 anni. È possibile ma altamente improbabile che accada se resisti per 20-30 anni.

Puoi ancora avere scarsi risultati a lungo termine, ma non nulla di simile al tipo di mercati negativi che vedrai a breve termine.

ATTENZIONE: Non ti viene garantito nulla estendendo il tuo orizzonte temporale. Ma i numeri storici mostrano che il rischio della coda sinistra di essere annientato si allontana lentamente man mano che gli anni si sommano. Il tempo aumenta le tue probabilità di vincente sul mercato.

Le probabilità storiche favoriscono l'investitore a lungo termine.

Oltre il 75% dei periodi di 20 anni ha registrato rendimenti annuali dell'8% o superiori. Quasi il 96% dei periodi di 30 anni ha avuto rendimenti annuali del 9% o più.

In 30 anni si tratta di un rendimento totale di oltre il 1.300%. Il peggior rendimento di 30 anni è stato di oltre l'800%!

Il profilo di rendimento a lungo termine del mercato azionario ha più che compensato le sue carenze occasionali a breve termine.

Vedremo una ripetizione di questi risultati in futuro?

Non lo so.

Ma non vedo che la relazione tra l'esperienza di lungo periodo e quella di breve termine dell'investimento nel mercato azionario cambierà presto.

La pazienza sarà comunque premiata. Gli investitori a lungo termine avranno sempre una maggiore probabilità di successo rispetto agli investitori a breve termine.

La variazione dei rendimenti sarà sempre maggiore nel corso di giorni e mesi che di anni e decenni.

Investire a lungo termine non sarà mai facile, ma rimarrà la soluzione migliore per la stragrande maggioranza degli investitori per ottenere solidi rendimenti nel mercato azionario.


consulente finanziario

Lettera agli investitori di fine anno

Siamo ai titoli di coda per il 2022 ed in vista di un nuovo anno con la fiducia che sia migliore di quello appena concluso.

I principali mercati azionari del pianeta hanno avuto tutti ribassi a doppia cifra. Mentre la montagna di debito con tassi negativi o prossimi allo zero, frutto di un decennio di politica monetaria super accomodante, ha visto crollare le sue quotazioni su una politica di rialzi delle banche centrali che non solo è stata violenta, ma certe volte anche nebulosa negli obiettivi finali.

Inflazione ritornata prepotentemente, celeri restrizioni di politica monetaria, crisi energetica subentrata in seguito alla guerra russa in Ucraina.  Questi i principali fattori, già di per sé sufficienti per innescare un trend ribassista, sono riusciti ad dar vita alla “tempesta perfetta” per ogni portafoglio riuscendo a mettere ko, insieme, il mercato azionario e quello obbligazionario.

Il grafico della distribuzione dei rendimenti è un mantra che utilizzo con ogni investitore da anni perché con le dovute riflessioni permette a chiunque di crearsi una idea personale razionale sugli investimenti che andremo a fare. Ogni mattoncino rappresenta i rendimenti dei Treasury a 10 anni (a sinistra) e S&P 500 (a destra) degli ultimi 100 anni. E’ evidente come siano di gran lunga superiori i mattoncini con rendimenti positivi, ma al contempo anche che possono esserci anni negativi e che l’obiettivo di un investitore, quindi, deve essere quello di andare alla ricerca del miglior rendimento medio nel medio-lungo termine. Il 2022 si piazza come il peggior anno in assoluto per le obbligazioni e tra i peggiori per le azioni. Un anno che ha visto perfino cadere uno dei lazy portafoglio storici ossia il 60/40.

La statistica però ci fa ben sperare, visto che generalmente ai peggior anni poi seguono delle ottime annate. ATTENZIONE: solo alla fine del 2023 vedremo dove cadrà in nuovo mattoncino.

I fatti salienti dell’anno 2022

Ogni mese c’è stata una brutta notizia (alibì finanziario) per trovare un perché del ribasso ma vediamo i principali:

  1. L’evento indiscutibilmente più rilevante del 2022 è stato l’inizio della guerra in Ucraina: il 24 febbraio l’esercito russo ha varcato il confine e riportato un conflitto sul suolo europeo dopo decenni.
    Il mondo occidentale, con Stati Uniti e Ue in testa, ha comminato crescenti sanzioni economiche alla Russia, compreso un embargo e un price cap al suo petrolio a 60 dollari. In risposta, Putin ha tagliato in maniera importante le forniture di gas all’Europa, causando un’impennata spaventosa dei prezzi sul mercato Ttf di Amsterdam che ha costretto i governi europei a spendere massicciamente per proteggere le economie da bollette energetiche fuori controllo.
    In questo caso, l’approdo finale è stato un accordo su un price cap che entrerà in vigore a febbraio: la novità, arrivata a fine anno, ha contribuito, insieme all’entità considerevole degli stoccaggi in Europa, complici le temperature miti, ad abbassare i prezzi.
  • Nel frattempo, negli ultimi mesi dell’anno in Cina sono scoppiate violente proteste contro la politica zero Covid del presidente Xi Jinping, confermato nel 2022 alla leadership del Partito Comunista cinese. Il governo ha quindi deciso di allentare le restrizioni per placare la popolazione, facendo riprendere quota al prezzo del petrolio che si era fortemente contratto nella parte finale dell’anno sui timori di una recessione globale.
  • Grandi protagoniste le banche centrali, a partire dalle due più significative: la Federal Reserve e la Banca centrale europea. In Usa il banchiere centrale Jerome Powell, con l’inizio del 2022, e dopo aver considerato l’inflazione un fenomeno transitorio, ha repentinamente modificato la direzione della sua politica.
    Meeting dopo meeting, la Fed ha messo a segno diversi rialzi significativi, portando il costo del denaro tra il 4,25 e il 4,50% (e non ha ancora finito). Questo ha pesato sui listini azionari, che hanno continuato a ripiegare in preda alle ansie per le ripercussioni (recessione in vista?) di questa linea così aggressiva sull’economia, e ha portato il dollaro a un clamoroso sorpasso sull’euro.
    Scenario simile in Europa, con la banchiera centrale Christine Lagarde che ha messo insieme diversi rialzi dei tassi, portando quello principale al 2,5% e annunciando, da marzo, un restringimento del bilancio della Bce da 15 miliardi al mese. Una politica che ha portato i rendimenti dei titoli di Stato a crescere vertiginosamente, cosa che costituisce un rischio per la tenuta del debito sovrano.

Imparare dal 2022 per affrontare al meglio i prossimi anni

Il 2022 è stato un anno complesso e sicuramente sfidante per i nervi di ognuno. In particolare per tutti i neo investitori che di fatti hanno fatto i conti con uno degli anni peggiori di sempre.

Nell’anno andato:

  • ci siamo ritrovati alle prese con un mix senza precedenti di rischi geopolitici;
  • l’inflazione è tornata a livelli che non si vedevano da decenni;
  • il deterioramento del quadro macroeconomico è stato pronunciato;
  • la politica monetaria, da una quindicina d’anni sempre pronta a intervenire, si è convertita a una linea prevalentemente restrittiva proprio per fronteggiare l’inflazione, determinando un importante aumento delle probabilità di recessione in varie aree del globo, seppure con differenze tra Usa, Cina ed Europa.

Anni come il 2022 però rappresentano un vero test per capire la differenza tra propensione e percezione del rischio per ogni investitore. Tradotto, un conto è leggere -20% su un prospetto un altro è viverlo sulla propria pelle.

Facendo una ultima considerazione tecnica la recessione è almeno in parte già scontata dal mercato oltre al fatto che si è concretizzato un importante “repricing” di molte asset class, che hanno potuto così spurgare anni e anni di mercato “toro” e di politiche monetarie storicamente anormali e di tassi d’interesse bassissimi.

Dopo un anno “sfidante”, ci troviamo ora con rendimenti obbligazionari nuovamente appetibili e indicatori fondamentali azionari sui livelli decisamente bassi, che non molti investitori considerano altrettanto appetibili.

Ciò detto, probabilmente nei primi mesi del 2023 dovremo ancora fare i conti con la coda dei vari shock economico-finanziari dell’anno concluso, ma è in situazioni così che si costruiscono i migliori rendimenti. Nel 2023 sarà fondamentale avere il giusto focus cercando di capitalizzare al meglio le opportunità di oggi per i propri piani finanziari futuri.

Ricorda sempre questo MANIFESTO.

È qualcosa su cui puoi riflettere se ti sei mai sentito bloccato nella tua vita di investimento.

Se ci credi, lo segui e lo difendi, la tua vita da investitore sarà buona.