Riflessioni di un consulente

Da inizio anno mi è capitato spesso di affrontare alcuni argomenti legati alla mia professione sia con clienti ma anche con persone che mi conoscono.

Mi fa sempre molto piacere parlare e confrontarmi sui “miei” argomenti, soprattutto perché mi spingono a fare riflessioni e considerazioni che oggi voglio condividere.

Investire nel lungo termine con il risparmio gestito

Spesso dico che la ricetta perfetta negli investimenti prevede sempre come ingrediente base la PAZIENZA. Il lungo termine poi farà il meglio per te ma, nonostante l’evidenza, spesso l’accoppiata non si concretizza. I motivi principali per cui sempre più persone non praticano investimenti a lungo termine sono che:

  1. Va contro tutto ciò che viene insegnato nelle business school – cioè il breve termine – da dove proviene la maggior parte degli influencer/esperti;
  2. Richiede un considerevole grado di pazienza perché è solo per lunghi periodi di tempo che il mercato alla fine gravita verso la media;
  3. La durata della vita delle imprese e i loro periodi di vantaggio competitivo, in media, si stanno accorciando;
  4. I nostri tempi di attenzione e i periodi di attesa si stanno riducendo, e
  5. Il “rumore” è ingrandito dai sistemi informativi moderni a livelli mai raggiunti prima.

Alla luce di tutto ciò, investire a lungo termine è diventato un'impresa sempre più difficile e contrarian, ossia contro le tendenze odierne. E così, non molti investitori hanno la capacità o i mezzi per praticarlo.

In effetti, la maggior parte delle persone che partecipano al mercato investendo non capiscono nemmeno cosa stanno facendo. Questo succede soprattutto quando si è convinti di fare soldi facili e veloci.

Come il lupo di Esopo travestito da pecora, interpretano un ruolo contrario al loro vero carattere, che spesso li porta al macello.

Tuttavia, la mancanza di pazienza di queste persone nell'investire con un orizzonte a lungo termine crea l'opportunità per i pochi impegnati in periodi di detenzione a lungo termine (e si, è così visto che il mercato per natura è un trasferimento di denaro dagli impazienti ai pazienti come dice Buffett).

Nella battaglia tra impazienza e pazienza, vince quest'ultima.

Con oltre 10 anni di pratica di investimenti a lungo termine con sincerità e con discreto successo (puramente soggettivo), posso garantire per questa potente idea.

Investire a lungo termine è certamente difficile, ma se sai come affrontare bene la sua durezza, ne vale assolutamente la pena.

Come sopravvivere alla complessità dei mercati finanziari secondo un consulente finanziario

Penso che le qualità più importanti di cui hai bisogno per sopravvivere alla complessità dei mercati finanziari siano una combinazione di:

  1. Umiltà, e
  2. Un buon rilevatore di “cazzate” messo a punto.

Hai bisogno di umiltà per evitare di complicare eccessivamente gli investimenti più del necessario e di assumerti rischi maggiori di quelli che sei in grado di gestire.

E hai bisogno di un rilevatore di stronzate messo a punto per proteggerti dagli sciami di proposte di vendita e schemi per arricchirsi rapidamente che affliggono il settore.

Ci sono altre cose: una buona conoscenza dell'aritmetica (è impossibile investire senza aver chiaro concetti come la media, l’interesse o la banale percentuale) e della contabilità di base, una gratificazione ritardata e la capacità di vivere al di sotto dei propri mezzi. Ma questi primi due sono i più importanti.

Prima di chiedere una consulenza in materia di investimenti

Quando qualcuno in TV o nei social dice (o un giornalista scrive): "Dovresti fare X con i tuoi soldi", fermati e pensa: come fai a conoscermi? Come fai a sapere i miei obiettivi? Come fate a sapere le mie esigenze di spesa a breve termine? Come si fa a conoscere la mia tolleranza al rischio?

Naturalmente, non lo sanno. Il che significa che non dovresti prestarci molta attenzione. La finanza personale è molto personale, il che significa che consigli ampi e generici possono essere pericolosi.

Per quanto riguarda i media, sono più interessato alla finanza storica, che aiuta a contestualizzare gli investimenti, e alla finanza comportamentale, che consente di inquadrare gli investimenti in base ai propri obiettivi, difetti e competenze. Ma ricevere consigli diretti da qualcuno che non ti ha mai incontrato è cercare guai.


Il miglior consiglio per giovani investitori

Nella mia esperienza reale e non con i giovani investitori, una domanda che molti mi pongono è questa: "Cosa ne pensi dell'idea di fare trading nella fase iniziale per creare capitale?"

Sempre chiedo: "Perché vuoi farlo?"

Spesso la risposta è: “In modo da poter creare rapidamente quel capitale per investimenti a lungo termine e arricchirmi rapidamente”.

Allora rispondo: "La fretta negli investimenti è letale, sei fortunato perché sei giovane ed hai TEMPO. Perché hai tanta fretta?"

La risposta successiva arriva raramente, perché la maggior parte di questi giovani investitori non sono realmente sicuri del motivo per cui hanno o dovrebbero avere fretta di arricchirsi velocemente investendo in borsa. Spesso penso sia semplicemente un’idea forzata dalla socialità di oggi tra social e media che pieni di falsi valori e finte aspettative. In genere chi mi fa queste domande ha appena visto altri farlo magari in video – trading per creare capitale e poi investire quel capitale per arricchirsi velocemente – e quindi vogliono farlo da soli.

Nei miei anni di esperienza sul campo e non tra testi e libri di finanza comportamentale posso intuire che per i nuovi e giovani investitori il nocciolo di questa domanda non risieda nelle sue implicazioni finanziarie, ma piuttosto nella psicologia di fondo che la guida.

Il desiderio di accumulare ricchezza rapidamente non è solo una strategia ma una mentalità. Il fascino delle ricchezze veloci è innegabilmente potente, soprattutto in un’epoca in cui storie di milionari improvvisi e maghi del mercato dominano i titoli dei giornali o dei social media e al di fuori di essi.

Per i giovani investitori, queste narrazioni creano una percezione distorta dell’investimento come un percorso rapido verso l’indipendenza finanziaria. Tuttavia, questo fascino trascura i rischi intrinsechi e la disciplina richiesta nella creazione di ricchezza.

Negoziare azioni con l’obiettivo di generare capitale rapidamente è come navigare in un campo minato con gli occhi bendati.

Il mercato azionario, intrinsecamente volatile e imprevedibile, e spesso umiliante, non è una corsia preferenziale garantita verso la ricchezza. Richiede non solo una comprensione delle dinamiche di mercato e di business, ma anche una buona idea del tipo di investitore che sei, dei rischi che puoi correre e di quelli che possono ucciderti finanziariamente.

Charlie Munger ha detto: “Il desiderio di arricchirsi velocemente è piuttosto pericoloso”. La dura verità è che, nella maggior parte dei casi, questo approccio alla ricchezza e alla ricchezza rapida porta spesso a perdite significative, soprattutto per coloro che non hanno esperienza e controllo emotivo.

Ora, a contrastare il pericoloso percorso di rapida accumulazione di ricchezza c’è la filosofia degli investimenti a lungo termine. Questo approccio è in linea con i principi di investitori di successo come Warren Buffett e lo stesso Munger.

Questa idea di investimento lento e a lungo termine si basa sul potere dell’interesse composto (che è back-end, ovvero i suoi frutti compaiono solo nel tempo e mai rapidamente), sulla comprensione dei cicli di mercato e sulla pazienza. Si tratta di creare ricchezza in modo sostenibile, attraverso investimenti disciplinati in aziende o azioni fondamentalmente forti e lasciando che il tempo giochi a tuo favore nel lungo termine.

L’urgenza di arricchirsi rapidamente spesso deriva da pressioni sociali, aspirazioni personali o idee sbagliate sul successo finanziario. Detto questo, è fondamentale per i giovani investitori fare introspezione e comprendere le proprie motivazioni.

È l’esaltazione sociale della ricchezza, la pressione dei pari o la mancanza di alfabetizzazione finanziaria a guidare questa fretta?

Riconoscere questi fattori è il primo passo per adottare un approccio più razionale agli investimenti.

I continui avvertimenti di Charlie e di altri investitori simili sui pericoli delle ricchezze veloci provenienti dal mercato azionario non sono solo consigli finanziari ma un faro di saggezza. Sottolinea l’importanza della prudenza, della pazienza e dell’educazione nel campo degli investimenti.

Il percorso verso la ricchezza dovrebbe essere percorso con una chiara comprensione delle proprie capacità e obiettivi, tolleranza al rischio e impegno per l’apprendimento continuo, non con il richiamo di ricchezze veloci che spesso scompaiono con la stessa rapidità con cui appaiono.

Il nocciolo dell’intera questione è che, sebbene l’idea di negoziare azioni per generare rapidamente capitale per investimenti a lungo termine possa sembrare allettante, è irta di rischi e spesso deriva da un’esigenza sbagliata di accelerare l’accumulazione di ricchezza.

La saggezza impartita da investitori esperti sul motivo per cui non dovresti farlo, perché non dovresti avere fretta di diventare ricco, dovrebbe servire da luce guida.

Abbracciare un approccio equilibrato che combini le virtù della pazienza, dell’istruzione e degli investimenti disciplinati a lungo termine è la chiave non solo per creare ricchezza, ma anche per sostenerla.

Quindi, se sei un nuovo e giovane investitore, tieni presente che il viaggio non riguarda solo la destinazione della ricchezza, ma anche l’apprendimento, le esperienze e la crescita lungo il percorso. E come dice una famosa frase negli investimenti “è importante ricordare che la creazione di ricchezza è una maratona, non uno sprint”.

Alla fine, questo è ciò che devi ricordare e applicare, perché questo è ciò che funziona davvero, nella creazione di ricchezza.

Le cose accadono lentamente, con il loro dolce tempo. Anche se il giardiniere versasse centinaia di vasi d’acqua su una pianta, i suoi frutti apparirebbero solo nella stagione giusta. Mai prima.


Lettera agli investitori di fine anno

Siamo ai titoli di coda per il 2022 ed in vista di un nuovo anno con la fiducia che sia migliore di quello appena concluso.

I principali mercati azionari del pianeta hanno avuto tutti ribassi a doppia cifra. Mentre la montagna di debito con tassi negativi o prossimi allo zero, frutto di un decennio di politica monetaria super accomodante, ha visto crollare le sue quotazioni su una politica di rialzi delle banche centrali che non solo è stata violenta, ma certe volte anche nebulosa negli obiettivi finali.

Inflazione ritornata prepotentemente, celeri restrizioni di politica monetaria, crisi energetica subentrata in seguito alla guerra russa in Ucraina.  Questi i principali fattori, già di per sé sufficienti per innescare un trend ribassista, sono riusciti ad dar vita alla “tempesta perfetta” per ogni portafoglio riuscendo a mettere ko, insieme, il mercato azionario e quello obbligazionario.

Il grafico della distribuzione dei rendimenti è un mantra che utilizzo con ogni investitore da anni perché con le dovute riflessioni permette a chiunque di crearsi una idea personale razionale sugli investimenti che andremo a fare. Ogni mattoncino rappresenta i rendimenti dei Treasury a 10 anni (a sinistra) e S&P 500 (a destra) degli ultimi 100 anni. E’ evidente come siano di gran lunga superiori i mattoncini con rendimenti positivi, ma al contempo anche che possono esserci anni negativi e che l’obiettivo di un investitore, quindi, deve essere quello di andare alla ricerca del miglior rendimento medio nel medio-lungo termine. Il 2022 si piazza come il peggior anno in assoluto per le obbligazioni e tra i peggiori per le azioni. Un anno che ha visto perfino cadere uno dei lazy portafoglio storici ossia il 60/40.

La statistica però ci fa ben sperare, visto che generalmente ai peggior anni poi seguono delle ottime annate. ATTENZIONE: solo alla fine del 2023 vedremo dove cadrà in nuovo mattoncino.

I fatti salienti dell’anno 2022

Ogni mese c’è stata una brutta notizia (alibì finanziario) per trovare un perché del ribasso ma vediamo i principali:

  1. L’evento indiscutibilmente più rilevante del 2022 è stato l’inizio della guerra in Ucraina: il 24 febbraio l’esercito russo ha varcato il confine e riportato un conflitto sul suolo europeo dopo decenni.
    Il mondo occidentale, con Stati Uniti e Ue in testa, ha comminato crescenti sanzioni economiche alla Russia, compreso un embargo e un price cap al suo petrolio a 60 dollari. In risposta, Putin ha tagliato in maniera importante le forniture di gas all’Europa, causando un’impennata spaventosa dei prezzi sul mercato Ttf di Amsterdam che ha costretto i governi europei a spendere massicciamente per proteggere le economie da bollette energetiche fuori controllo.
    In questo caso, l’approdo finale è stato un accordo su un price cap che entrerà in vigore a febbraio: la novità, arrivata a fine anno, ha contribuito, insieme all’entità considerevole degli stoccaggi in Europa, complici le temperature miti, ad abbassare i prezzi.
  • Nel frattempo, negli ultimi mesi dell’anno in Cina sono scoppiate violente proteste contro la politica zero Covid del presidente Xi Jinping, confermato nel 2022 alla leadership del Partito Comunista cinese. Il governo ha quindi deciso di allentare le restrizioni per placare la popolazione, facendo riprendere quota al prezzo del petrolio che si era fortemente contratto nella parte finale dell’anno sui timori di una recessione globale.
  • Grandi protagoniste le banche centrali, a partire dalle due più significative: la Federal Reserve e la Banca centrale europea. In Usa il banchiere centrale Jerome Powell, con l’inizio del 2022, e dopo aver considerato l’inflazione un fenomeno transitorio, ha repentinamente modificato la direzione della sua politica.
    Meeting dopo meeting, la Fed ha messo a segno diversi rialzi significativi, portando il costo del denaro tra il 4,25 e il 4,50% (e non ha ancora finito). Questo ha pesato sui listini azionari, che hanno continuato a ripiegare in preda alle ansie per le ripercussioni (recessione in vista?) di questa linea così aggressiva sull’economia, e ha portato il dollaro a un clamoroso sorpasso sull’euro.
    Scenario simile in Europa, con la banchiera centrale Christine Lagarde che ha messo insieme diversi rialzi dei tassi, portando quello principale al 2,5% e annunciando, da marzo, un restringimento del bilancio della Bce da 15 miliardi al mese. Una politica che ha portato i rendimenti dei titoli di Stato a crescere vertiginosamente, cosa che costituisce un rischio per la tenuta del debito sovrano.

Imparare dal 2022 per affrontare al meglio i prossimi anni

Il 2022 è stato un anno complesso e sicuramente sfidante per i nervi di ognuno. In particolare per tutti i neo investitori che di fatti hanno fatto i conti con uno degli anni peggiori di sempre.

Nell’anno andato:

  • ci siamo ritrovati alle prese con un mix senza precedenti di rischi geopolitici;
  • l’inflazione è tornata a livelli che non si vedevano da decenni;
  • il deterioramento del quadro macroeconomico è stato pronunciato;
  • la politica monetaria, da una quindicina d’anni sempre pronta a intervenire, si è convertita a una linea prevalentemente restrittiva proprio per fronteggiare l’inflazione, determinando un importante aumento delle probabilità di recessione in varie aree del globo, seppure con differenze tra Usa, Cina ed Europa.

Anni come il 2022 però rappresentano un vero test per capire la differenza tra propensione e percezione del rischio per ogni investitore. Tradotto, un conto è leggere -20% su un prospetto un altro è viverlo sulla propria pelle.

Facendo una ultima considerazione tecnica la recessione è almeno in parte già scontata dal mercato oltre al fatto che si è concretizzato un importante “repricing” di molte asset class, che hanno potuto così spurgare anni e anni di mercato “toro” e di politiche monetarie storicamente anormali e di tassi d’interesse bassissimi.

Dopo un anno “sfidante”, ci troviamo ora con rendimenti obbligazionari nuovamente appetibili e indicatori fondamentali azionari sui livelli decisamente bassi, che non molti investitori considerano altrettanto appetibili.

Ciò detto, probabilmente nei primi mesi del 2023 dovremo ancora fare i conti con la coda dei vari shock economico-finanziari dell’anno concluso, ma è in situazioni così che si costruiscono i migliori rendimenti. Nel 2023 sarà fondamentale avere il giusto focus cercando di capitalizzare al meglio le opportunità di oggi per i propri piani finanziari futuri.

Ricorda sempre questo MANIFESTO.

È qualcosa su cui puoi riflettere se ti sei mai sentito bloccato nella tua vita di investimento.

Se ci credi, lo segui e lo difendi, la tua vita da investitore sarà buona.


Cosa è successo a novembre sui mercati?

Prosegue la positività di ottobre anche per questo mese sulle Borse mondiali. A sostenere il rialzo sono stati i primi dati positivi sull’inflazione che sembra aver lasciato alle spalle il picco in America e rallenta in Europa.

Tutto fa sperare ai mercati in una Fed meno aggressiva con i rialzi dei tassi di interesse.

Resta ancora, però, incertezza sul conflitto in Ucraina che non sembra essere vicino a una risoluzione e i prezzi dell’energia, nonostante la vistosa discesa osservata a ottobre, hanno ripreso a salire. Continua la discesa dei prezzi del petrolio, di fronte ai timori per un rallentamento economico a livello globale e alla prosecuzione della politica zero Covid in Cina, malgrado l’insofferenza ormai conclamata della popolazione.

Sui mercati è andata bene pressoché ovunque, a partire dall’Europa e dagli Stati Uniti. Più di tutti, però, si è evidenziata la grande rimonta dell’azionario cinese, che aveva vissuto momenti particolarmente grigi nel corso dell’anno. 

I principali fatti del mese

  • All’inizio dello scorso mese c’è stato l’atteso meeting della Federal Reserve, la banca centrale Usa, che ha decretato il quarto rialzo dei tassi d’interesse consecutivo da 0,75%, portando il costo del denaro nella forchetta fra il 3,75% e il 4%.
    Dai verbali della Fed, usciti verso fine mese, emerge però una maggioranza del board orientata verso un rallentamento del ritmo nel rialzo dei tassi, che nella riunione di dicembre dovrebbe essere di mezzo punto. A dare manforte a questo orientamento sono arrivati i buoni dati sul fronte del carovita: a ottobre, infatti, il dato sui prezzi al consumo è risultato al 7,7% su base annua, meno delle attese che avevano posizionato l’asticella al 7,9%.
  • Sembrano andare meglio anche i dati in Europa. Nell’Eurozona il dato sull’inflazione si è attestato per il mese di novembre al +10% su base annua, dal +10,6% di ottobre. In Italia il dato è stato stabile al +11,8%, una novità se si pensa che la corsa dei prezzi continuava ad accelerare ormai da molti mesi consecutivi. Anche questo, secondo gli analisti, dovrebbe essere un buon viatico verso una marcia più mite della Bce sul fronte dei tassi d’interesse.
  • Sempre a novembre si è tenuta la Cop27 a Sharm El-Sheikh, che per molti osservatori ha portato a pochi impegni concreti da parte delle potenze mondiali nella lotta al cambiamento climatico. In ogni caso, il risultato più tangibile è l’accordo sulla creazione di un fondo per compensare le drammatiche conseguenze degli eventi estremi nei Paesi più vulnerabili del mondo.
    È stato anche il mese del G20 di Bali, evento che può annoverare il ripristino del dialogo tra Stati Uniti e Cina come tra i risultati più degni di nota.
  • In Cina, nel frattempo, è in atto un’ondata di proteste contro le restrizioni della politica zero Covid del governo di Pechino. Se da una parte il governo ha risposto allentando leggermente le restrizioni, dall’altra sta reprimendo il dissenso per riportare l’ordine.

Conclusioni

Sono stati 12 i mesi di ribasso, storicamente tra i più lunghi di sempre. Indubbiamente la prima e vera prova di tempra per gli investitori degli ultimi 10 anni. Mercati così portano una “naturale” selezione tra investitori occasionali e consapevoli. Anni di rialzi hanno portato snaturamenti e overconfidence sia tra che investe e chi fa investire, eccessi che nel 2022 si pagano cari.

Per chi invece è arrivato all’ultimo mese dell’anno ancora convinto e sicuro del proprio piano finanziario si aprono portoni di opportunità.

In questo grafico la differenza tra lo yield del 2021 ed oggi nelle principali asset class. Queste sono le occasioni che capitano poche volte in un percorso di investimento, i momenti in cui realmente si deve fare gestione attiva sui propri comportamenti e piani. Ricordo ancora nel 2021 tutti parlavano di mercati troppo alti, tanti leoni affermare “aspetto un ribasso per entrare” ma quanti realmente lo hanno fatto?

Prova a chiederlo a chi ti è vicino o sai investe e la risposta sarà POCHI o NESSUNO.

In questi momenti devi essere bravo nel guardare i tuoi denari con distacco, consapevole che non sai e nessuno sa se realmente siamo sui minimi, sforzandoti a ragionare in maniera cruda sui dati.

Oggi investire nell’obbligazionario porta rendimenti doppi o tripli rispetto a 12 mesi fa, mediare sull’azionario rappresenta per dividendi e prezzi un occasione unica per migliorare il rendimento medio del tuo portafoglio.


Quali sono i migliori fondi pensione?

Tutti gli investitori conosco il fondo pensione come strumento di finanza personale, ma non tutti sanno che quasi ogni nazione ha il proprio fondo pensione con cui gestisce capitali finalizzati al welfare dei propri cittadini. Risultati e gestioni sono spesso pubblici, da questi si possono prendere spunti e lezioni su come vanno gestiti i propri risparmi.

Vediamo una breve presentazione presa da VisualCapitalist e tiriamo insieme alcune considerazioni.

Nonostante l'incertezza economica, i fondi pensione hanno registrato una crescita relativamente forte nel 2021. I 100 maggiori fondi pensione del mondo valgono in totale oltre 17 trilioni di dollari, con un aumento dell'8,5% rispetto all'anno precedente.

Questo grafico utilizza i dati del Thinking Ahead Institute per classificare i più grandi fondi pensione del mondo e dove si trovano.

Cos'è un Fondo Pensione?

Un fondo pensione è un fondo progettato per fornire reddito pensionistico. Questa classifica copre quattro diversi tipi:

  • Fondi sovrani: Fondi controllati direttamente dallo Stato. Questa classifica include solo i fondi sovrani istituiti dalle autorità nazionali.
  • Fondi del settore pubblico: fondi che coprono i lavoratori del settore pubblico, come impiegati statali e insegnanti, in piani sponsorizzati dallo stato o provinciali.
  • Fondi privati ​​indipendenti: fondi controllati da organizzazioni del settore privato autorizzate a gestire piani pensionistici di diversi datori di lavoro.
  • Fondi aziendali: fondi che coprono i lavoratori nei piani pensionistici sponsorizzati dall'azienda.

Tra i fondi più grandi, i fondi del settore pubblico sono i più comuni.

I più grandi fondi pensione, classificati

Ecco i primi 10 fondi pensione:

Rango Finanziare Mercato Totale attivo
1 Fondo di investimento per pensioni governative  Giappone $ 1,7 trilioni
2 Fondo pensione statale  Norvegia $ 1,4 trilioni
3 Pensione Nazionale  Corea del Sud $ 798,0 miliardi
4 Risparmio pensionistico federale  NOI $ 774,2 miliardi
5 ABP  Olanda $ 630,4 miliardi
6 Dipendenti pubblici della California  NOI $ 496,8 miliardi
7 Pensione canadese  Canada 426,7 miliardi di dollari
8 Sicurezza sociale nazionale  Cina $ 406,8 miliardi
9 Fondo di previdenza centrale  Singapore $ 375,0 miliardi
10 PFZW  Olanda $ 315,5 miliardi

Il fondo giapponese per gli investimenti pensionistici (GPIF) è il più grande in classifica per il 21° anno consecutivo. Per un certo periodo, il fondo è stato il più grande detentore di azioni nazionali in Giappone, anche se da allora la Banca del Giappone ha assunto quel titolo . Date le sue enormi dimensioni, gli investitori seguono da vicino le azioni del GPIF. Ad esempio, il fondo ha fatto notizia per aver deciso di iniziare a investire in startup, perché la mossa potrebbe invogliare altre pensioni a fare investimenti simili.

L'America ospita 47 fondi nell'elenco, incluso il più grande fondo del settore pubblico: il Thrift Savings Plan (TSP), supervisionato dal Federal Retirement Thrift Investment Board . A causa della sua grande influenza finanziaria, entrambi i partiti politici sono stati accusati di usarlo come strumento politico . I democratici hanno spinto a cedere asset nelle società di combustibili fossili, mentre i repubblicani hanno proposto di bloccare gli investimenti nelle società di proprietà cinese.

Il National Wealth Fund della Russia arriva al numero 19 della lista. Il fondo è progettato per sostenere il sistema pensionistico pubblico e aiutare a bilanciare il bilancio secondo necessità. Con l'economia russa in difficoltà a causa del conflitto Russia-Ucraina, il governo l'ha utilizzato anche come fondo per i giorni di pioggia. Ad esempio, la Russia ha stanziato 23 miliardi di dollari dal fondo per sostituire gli aerei stranieri con modelli nazionali, perché le sanzioni occidentali hanno reso difficile reperire parti di ricambio per aerei stranieri.

Il futuro dei fondi pensione

I maggiori fondi pensione possono avere una grande influenza sul mercato a causa delle loro dimensioni. Naturalmente, sono anche responsabili della fornitura di reddito pensionistico a milioni di persone. I fondi pensione devono affrontare una serie di sfide per raggiungere i propri obiettivi:

  • Il conflitto geopolitico crea volatilità e incertezza
  • L'elevata inflazione ei bassi tassi di interesse (rispetto alle medie a lungo termine) limitano il potenziale di rendimento
  • L'invecchiamento della popolazione significa più prelievi e meno contributi ai fondi

Alcuni fondi pensione si stanno rivolgendo ad attività alternative, come il private equity, alla ricerca di una maggiore diversificazione e rendimenti più elevati. Naturalmente, questi investimenti possono anche comportare maggiori rischi.

L'Ontario Teachers' Pension Plan, numero 18 della lista, ha investito 95 milioni di dollari nell'exchange di criptovalute #FTX, ora in bancarotta. Il piano ha effettuato l'investimento attraverso la sua piattaforma di crescita del rischio, per "ottenere un'esposizione su piccola scala a un'area emergente nel settore della tecnologia finanziaria".

In questo caso, si prevede che il fallimento dell'investimento abbia un impatto minimo in quanto rappresenta solo lo 0,05% del patrimonio netto del piano. Tuttavia, evidenzia le sfide che i fondi pensione devono affrontare per generare rendimenti sufficienti in una varietà di ambienti macroeconomici.

Conclusioni

Se cercate la gestione INPS non la troverete mai, semplicemente perchè non ha nulla a che vedere con questi fondi pensione ma come scrivo da anni è un mega schema Ponzi basato sulle nascite e nuovi lavoratori (l'Italia ha primati da anni sia per denatalità e disoccupazione quindi traete le vostre considerazioni).

I primi 3 fondi nel primo trimestre del 2022 accusavano tutti perdite tra il 13 e 15% e probabilmente la situazione non è migliorata, ma nonostante il ribasso hanno mantenuto le proprie strategie SENZA VENDERE TUTTO.

Tutti hanno degli ottimi gradi di diversificazione, che resta la miglior tutela contro il rischio specifico. L'esempio eclatante è la ricerca di nuove asset per cercare rendimenti, come private equity o crypto ma con pesi che nella peggiore delle ipotesi creano minime ripercussioni alla gestione.

Sicuramente nessun investitore può applicare le tecniche usate dai gestori, ma utilizzare certezze come diversificazione, decorrelazione e qualità deve essere cardine in ogni investimento meglio ancora se supportate dalla logica "del buon padre di famiglia".


Sconfiggere il mercato orso è possibile?

Partiamo subito con una bella doccia fredda: SIAMO NEL PEGGIOR MERCATO RIBASSISTA DOPO QUELLO DEL 2007/09.

Siamo ad oltre 9 mesi di ribasso con la S&P500 che segna un -28% circa, mentre il Nasdaq ed altri mercati indubbiamente non performano meglio. Bene, se ancora sei in piedi cerchiamo di vedere insieme cosa sta succedendo al comparto obbligazionario.

Negli ultimi 27 mesi, il mercato obbligazionario statunitense è sceso di oltre il 17%, il calo più lungo e profondo della storia. Sulla stessa linea negativa quello europeo. L’aumento dei tassi di interesse ha poi dato in questo anno il colpo di grazie ai bond già in sofferenza dal coronavirus.

Il noto portafoglio 60/40, infatti, registra nel 2022 il secondo peggior anno dal 1976 ma era scontato visto la negatività che riguarda le sue due principali asset.

Intanto, se stai ancora leggendo, devo farti i complimenti perché sei un investitore migliore di quello che magari pensi.

Sono due le principali domande che girano nella testa degli investitori oggi:

  • Quanto dureranno i mercati ribassisti di azioni e obbligazioni?
  • Quanto saranno profondi i cali prima che venga raggiunto un fondo?

C’è chi cerca risposte nel web e chi invece le vende facendo i propri interessi, ma la realtà dei fatti è che sfortunatamente oggi le risposte nessuno può averle perché ogni crisi è diversa. Dal 1929, il mercato ribassista medio dell'S&P 500 è diminuito del 36% in 14 mesi, ma la deviazione attorno a tale media è stata estremamente elevata. E per quanto riguarda le obbligazioni, siamo già in un territorio inesplorato, ben oltre i cali storici sia in termini di durata che di entità.

Il che significa che cercare di prevedere dove e quando si verificherà un fondo è un gioco inutile da giocare.

In momenti di stordimenti finanziario come questo porsi le giuste domande è l’unico rimedio al senso di smarrimento che rischia di farti prendere decisioni devastanti per il tuo portafoglio d’investimento.

Ecco una breve check list anti-ribasso di mercato che sono convinto ti aiuterà.

1) Conosci il tuo orizzonte temporale

Quando i mercati stanno marciando costantemente al rialzo, il tuo orizzonte temporale può sembrare quasi irrilevante. Ma quando l’orso alza la sua brutta testa, niente potrebbe essere più importante.

Come mai?

Perché se stai investendo con denaro di cui hai bisogno nel prossimo mese o anno, è più probabile che tu diventi un venditore forzato, trasformando la volatilità a breve termine in una perdita permanente. Ma se stai investendo per il prossimo decennio o più, il tempo è dalla tua parte e tutto ciò di cui hai bisogno è la forza d'animo per mantenere il tuo portafoglio nei momenti difficili.

Ciò che può aiutare in questo è la prospettiva, sapendo che ogni mercato ribassista del passato è stato infine seguito da un nuovo massimo storico ad un certo punto nel futuro.

Dal 1950, il tempo medio di recupero (dal minimo al nuovo massimo) per l'S&P 500 (compresi i dividendi) è stato di 14 mesi, con il recupero più lungo di 48 mesi. Se sembra un'eternità, il tuo orizzonte temporale potrebbe essere troppo breve e non compatibile con un investimento in azioni.

Come singolo investitore, il tempo è la tua più grande risorsa. Per utilizzarlo in modo efficace, conosci il tuo orizzonte temporale.

2) Assicurati di essere ben diversificato

La diversificazione è sempre importante, ma durante i lunghi mercati rialzisti questo concetto spesso cade nel vuoto. Durante i 40 anni di mercato rialzista secolare delle obbligazioni che si sono conclusi nel 2020, possedere il mercato obbligazionario totale ti avrebbe reso abbastanza bene (+7,6% di rendimento annualizzato da gennaio 1981 a dicembre 2020 in Bloomberg US Aggregate). Ma il passato non è un prologo negli investimenti e con i rendimenti che hanno toccato i minimi storici nel 2020, le obbligazioni come asset class sono diventate quasi tutte a rischio senza alcuna ricompensa.

All'interno del mercato azionario, la diversificazione è stata ugualmente ignorata nell'ultimo decennio, con portafogli concentrati in titoli ad alta crescita (es: $ARKK ETF) e Nasdaq 100 ($QQQ ETF) che superano di gran lunga qualsiasi altra cosa. Ma c'è un ciclo in ogni cosa, e la corsa di 14 anni dei titoli growth ha iniziato a tornare alla media rispetto ai value.

3) Cerca opportunità per ribilanciare

La volatilità nei mercati tende a creare una più ampia dispersione nella performance delle asset class. Ciò può portare a grandi cambiamenti nelle ponderazioni del tuo portafoglio e opportunità di ribilanciamento. Una delle più evidenti di queste opportunità oggi è nelle azioni internazionali, che hanno sottoperformato le loro controparti statunitensi per quasi quindici anni.

Il ribilanciamento è in definitiva uno strumento di gestione del rischio, che prende profitti in aree che hanno fatto molto bene su base relativa e si aggiunge ad aree che sono rimaste indietro. Va fatto quindi  non solo per aumentare l'esposizione alle aree in ritardo che sono spesso più economiche, ma soprattutto, come protezione contro brusche inversioni verso la media che possono aggiungere volatilità indesiderata al tuo portafoglio.

4) Concentrati sul lato positivo della situazione

Durante i mercati ribassisti, c'è sempre una lunga lista di cose di cui preoccuparsi, e questa non fa eccezione. Dai timori di recessione all'inflazione galoppante alla minaccia di una guerra nucleare, tutte le notizie di oggi sembrano essere cattive notizie.

In questi periodi si è tentati di passare interamente alla liquidità (una quota per il tuo piano d’investimento devi sempre averla), che ha facilmente battuto sia le azioni che le obbligazioni nel 2022. Ma questo è focalizzato sul breve termine. Man mano che il periodo di tempo si allunga, le probabilità che la liquidità sia il miglior investimento svaniscono.

Nell’immediato il contante può darti l’idea di sicurezza, ma nel breve e lungo termine è solo una perdita. Questo perché dopo lunghi mercati ribassisti di azioni e obbligazioni, le valutazioni scendono e i rendimenti aumentano, rendendo le azioni e le obbligazioni più difficili da battere.

Nessuno può dirti dove e quando i mercati ribassisti di azioni e obbligazioni raggiungeranno il minimo. E va bene, perché prevedere il futuro non è un prerequisito per il successo negli investimenti.

Conoscere il tuo orizzonte temporale, assicurati di essere davvero diversificato, cercare opportunità per riequilibrare e concentrati sul lato positivo, sono solo questi fattori che ti permetteranno di resistere a qualsiasi mercato ed ottenere risultati dai tuoi investimenti.


Cosa è successo a ottobre sui mercati

Ottobre è stato un mese di rimbalzo per quasi tutti i mercati, dopo un agosto e un settembre parecchio difficili. Lo scenario inflattivo continua a persistere e, anzi, in Europa si è aggravato ulteriormente, però si vede qualche spiraglio di luce in lontananza, con il vistoso calo delle quotazioni del gas naturale scese a un certo punto addirittura sotto i 100 euro al megawattora.

Il mercato europeo, beneficiando dei ribassi del gas, è stato quello più in salute. Mentre l’America, pur recuperando un po’ di terreno, ha patito gli orizzonti di nuove, forti, strette monetarie e la delusione sugli utili nelle trimestrali di diverse aziende importanti.

A Tokyo, l’indice Nikkei si è posto a metà strada tra Europa e Stati Uniti e continua a essere una sorta di mosca bianca non toccata dall’inflazione, unico insieme alla Cina tra i grandi Paesi industrializzati a mantenere una politica monetaria largamente accomodante.

Ultima, ma non per importanza, la Cina, di gran lunga il mercato azionario peggiore tra quelli principali: la perdita mensile è stata a doppia cifra in seguito ai nuovi focolai di Covid e alla riconferma di vertici del partito Comunista cinese che in questi anni hanno iniziato a intervenire pesantemente nell’economia. Un’economia che, tra l’altro, continua a crescere, ma a livelli nettamente inferiori a quelli a cui il Dragone ci aveva abituati.

I principali fatti del mese

  • Le banche centrali continuano a essere molto aggressive. A ottobre è stato il turno della Bce che ha varato un altro rialzo dei tassi da tre quarti di punto, il secondo di fila, portando il tasso di rifinanziamento principale al 2%. Le prospettive non sembrano essere di altro segno, con la banchiera centrale, Christine Lagarde, determinata a domare l’inflazione, arrivata in Italia a ottobre al record da 40 anni dell’11,9% mentre nell’Eurozona si è attestata al 10,7%.
  • A fare da contraltare, un’economia italiana che dimostra ancora una certa resilienza con il Pil nel terzo trimestre che, secondo le stime Istat, è cresciuto dello 0,5% battendo le stime preliminari dell’Ufficio parlamentare di bilancio che si aspettava un -0,2%. Il Pil acquisito per il 2022 quindi si attesta al +3,9%. Tutto questo mentre il governo Meloni si è insediato nel corso del mese, salutando la fine dell’Esecutivo Draghi. Ultimo atto per il vice premier è l’accordo sul gas raggiunto in Europa.
  • Intanto, nel suo World Economic Outlook, il Fondo monetario internazionale stima per l’Italia una crescita negativa nel 2023 (-0,2%). In ottica mondo, per il prossimo anno l’istituto prevede una crescita di solo il 2,7% (dal +3,2% stimato per il 2022).
  • In Gran Bretagna, Liz Truss si è dimessa da primo ministro dopo appena 45 giorni pagando per il maxi taglio delle tasse a debito bocciato clamorosamente dai mercati. Al suo posto, Rishi Sunak, che è anche il nuovo leader del partito Conservatore.

Conclusioni

Con il mese di novembre si “festeggia” l’anno dai massimi sui principali mercati. Le principali banche centrali continuano a mantenere una linea forte di politica monetaria mantenendo la rotta dell’aumento dei tassi contro l’inflazione. Manovre che sembrano pian piano iniziare a far vedere una luce in fondo al tunnel.

Occhi puntati sia su azionario ma soprattutto sul comparto obbligazionario. Lentamente ci stiamo allontanando da rendimenti bassi o negativi sui bond che tornano appetibili per ogni investitore con rendimenti che vanno dal 4 al 9% a seconda dell’asset class.

L’azionario pure da spunti ed opportunità di lungo termine con valutazioni che tutti si auguravano ad inizio novembre 2021 e che spero in tanti oggi le facciano loro.

L’investitore deve prendere coraggio, guidato anche da un professionista, e strattonare con forza le redini del proprio piano finanziario perché sono momenti rari come quest’anno che permettono di avere performance strepitose nel tempo.


Meglio obbligazioni o azioni ora?

Mi è stato chiesto giorni fa da un lettore sui miei social. E’ interessante vedere come durante le fasi di stress c’è pure chi riesce a porsi le giuste domande per andare oltre i segni negativi di questo 2022.

Molti investitori, infatti, oggi sono in preda all’oblio da perdite focalizzati solo sul rischio di breve termine senza riuscire ad ampliare il focus e razionalmente vedere opportunità per i propri investimenti che magari cercavano fino a novembre scorso.

Perdere denaro fa male, ma se entri in ottica che non stai perdendo nulla ma che è una normale onda da navigare nel mare del tuo percorso finanziario allora potrai guardare pure ai mercati ribassisti come un'opportunità. E con le azioni e le obbligazioni in forte calo quest'anno, le occasioni non mancano in questo momento.

Obbligazioni

I rendimenti del reddito fisso sono superiori a quelli degli ultimi anni:

A seconda della tua tolleranza al rischio e alla volatilità delle obbligazioni, i rendimenti in questo momento variano dal 4 al 9% sulle varie asset class disponibili per ogni investitore. Ciò significa per l’investitore avere finalmente una valida alternativa all’azionario.

E’ vero che i rendimenti reali con questa inflazione sono ancora negativi ma, per la prima volta da molto tempo, i rendimenti nominali forniscono una concorrenza al mercato azionario in un modo che non accadeva da molto tempo. 

Nel mondo obbligazionario rendimenti più elevati sulle obbligazioni portano a rendimenti più alti nel lungo termine. Nel breve-medio termine, invece, la cosa che conta di più in termini di volatilità per il reddito fisso è la direzione dei tassi di interesse.

Per semplificare le cose, ci sono fondamentalmente tre scenari per le obbligazioni da considerare:

1. I tassi di interesse scendono
2. I tassi di interesse rimangono dove sono
3. I tassi di interesse aumentano

L'inflazione è il jolly in questo contesto per i rendimenti reali, ma diamo un'occhiata a ciascuno di questi scenari per capire come reagirebbero le obbligazioni.

Se i tassi scendono, i prezzi delle obbligazioni aumenteranno. Maggiore è la durata o maggiore è la scadenza, migliore sarà la performance delle tue obbligazioni. Quando si combinano rendimenti iniziali più elevati con tassi di interesse in calo, si ha un buon risultato a breve termine per le obbligazioni.

Ciò potrebbe essere causato dal calo dell'inflazione, dall'abbassamento dei tassi di interesse da parte della Fed altre banche centrali o da una possibile recessione in cui gli investitori si precipitano nella sicurezza delle obbligazioni.

In realtà penso che questo sia lo scenario peggiore per gli investitori a reddito fisso perché significherebbe rendimenti migliori nel breve termine ma rendimenti inferiori per i rendimenti futuri nel lungo termine.

E se i tassi continuassero a salire?

I prezzi cadrebbero sicuramente nel breve periodo, ma oggi si hanno rendimenti iniziali molto più elevati rispetto a quando è iniziato questo ciclo di rialzo dei tassi. C'è un margine di sicurezza molto più grande a partire da tassi del 4-6% rispetto a tassi dello 0-2%.

Se hai obbligazioni a breve termine, in questo scenario non perderebbero tanto denaro quanto le obbligazioni a lungo termine. Ricorda, le obbligazioni con duration più lunga hanno prestazioni relativamente migliori se i tassi scendono, ma una duration più breve fa meglio, relativamente parlando, quando i tassi aumentano.

Se l'inflazione rimane alta e i tassi di interesse continuano a salire, ci sarà più dolore a breve termine per i prezzi delle obbligazioni, ma ciò significa anche rendimenti più elevati per i rendimenti futuri dopo aver recuperato quelle perdite.

Infine, cosa accadrebbe se le quotazioni rimanessero ferme per un po' e rimanessero in un intervallo, diciamo, del 4-5%?

Questo è lo scenario in cui gli investitori potrebbero aspettarsi la minor quantità di volatilità e semplicemente incassare quelle cedole e guadagnare un po' di rendimento. 

Le obbligazioni in genere non sono così volatili come lo sono state negli ultimi 3 anni circa. Le obbligazioni dovrebbero essere noiose, quindi la maggior parte degli investitori accoglierebbe con favore un ambiente in cui i rendimenti si appiattiscano per un po'.

Con rendimenti a livelli molto più elevati, la probabilità di buoni risultati nel mercato obbligazionario è alta come da anni.

Azioni

Se i tassi di interesse iniziano a cambiare, si presume che il mercato azionario andrà bene, ma non vi è alcuna garanzia che ciò accadrà. Il mercato azionario è una specie di ribelle a cui piace infrangere le regole.

Se guardi i dati storici, i tassi di interesse in aumento o in calo non hanno un impatto così grande sulla performance del mercato azionario come potresti pensare:

L'aumento o il calo dell'inflazione ha avuto un impatto molto maggiore sulla performance del mercato azionario rispetto all'aumento o al calo dei tassi di interesse.

Tuttavia, se i tassi scendono, si presume che anche l'inflazione stia diminuendo nel contesto attuale. Ancora una volta (senza nulla di certo) la combinazione di calo dei tassi e inflazione sembrerebbe essere una buona cosa per le azioni.

MA...

  • Se inflazione e tassi di interesse scendono perché entriamo in recessione?
  • È un bene o un male per il mercato azionario?
  • Una recessione è già scontata o le cose peggiorerebbero ancora in quello scenario?

Onestamente non ho idea per quanto tempo le cattive notizie dell'economia sarebbero considerate buone notizie per le azioni perché potrebbero significare che la Fed può fare marcia indietro ed abbassare i tassi. Le recessioni di solito non sono grandiose per il mercato azionario, ma una contrazione economica nel 2023 sarebbe il rallentamento più scontato della storia. Insomma nessuno ne rimarrebbe spiazzato.

Come sempre, il breve termine del mercato azionario rimane poco chiaro.

Tuttavia, l'acquisto di azioni quando sono in ribasso così tanto ha avuto la tendenza a funzionare bene per gli investitori nel lungo periodo.

Il passato non è una garanzia di performance future e tutte le solite accortezze, ma l'acquisto di azioni quando sono in calo del 20-30% è una strategia vincente a patto che si abbia un orizzonte temporale sufficientemente lungo.


LA CALAMITA’ SUL MONDO OBBLIGAZIONARIO

Questo 2022 dovrebbe spingere molto investitori a farsi le giuste domande.

  • Sto investendo nel modo giusto per me?
  • Ho un piano finanziario per il mio futuro resiliente?
  • Sono assistito nella maniera migliore da un professionista?

Proprio su quest'ultima domanda in particolare tutti gli investitori "prudenti" devono soffermarsi per il proseguo dei propri investimenti per capire se si riceve consulenza o semplice vendita. Ora provo a spiegarmi meglio.

Da almeno 5 anni si legge del problema obbligazioni, sul fatto che non erano sostenibili all'infinito tassi bassi o addirittura negativi e che prima o poi le banche centrali sarebbero intervenute con aumenti che avrebbero portato scossoni sul comparto BOND.

Hai affrontato almeno una volta con il tuo referente il discorso?

Negli ultimi 3 anni è impazzano l'acronimo T.I.N.A. sulla velata esigenza di spostare quote più o meno importanti su asset azionari per cercare rendimenti in sostituzione alla parte obbligazionaria con rendimenti negativi o quasi ma con una tempesta in arrivo ( / ' ).

Hai preso in considerazione questa opzione facendo le giuste valutazioni con il tuo referente?

Da inizio anno i principali indici azionari sono in negativo, ben oltre il 20% in maniera generalizzata. Razionalmente potremmo dire che è per l'equity e che negli anni ha sempre prova di reattività.

L'indice Bloomberg Global Aggregate TR da gennaio è sceso del -21,43% e come puoi vedere dal grafico non è per niente normale anzi è una clamorosa eccezione che probabilmente impiegherà anni per ristabilirsi (ed il è moneta irrecuperabile).

Se le risposte alle domande sono NO sono solo 2 le possibili motivazioni:
- Ti è stato venduto il prodotto del momento o semplicemente quello che chiedevi, quindi
- Ti sei interessato poco dei tuoi investimenti non dando la dovuta importanza al tuo futuro finanziario.

#MY2¢


Cosa è successo a settembre sui mercati

Tutti ricordano agosto come un mese pieno di acquazzoni sui mercati, bene settembre è stato una tempesta tropicale. La marcia delle banche centrali, con Fed e Bce in testa, ha deluso i listini azionari mondiali che speravano in un rallentamento sui rialzi ai tassi d’interesse.

Oltre a ciò, gli investitori sembrano essere disorientati sulla politica monetaria non ancora chiara su termini e fini ma sempre agganciata a dati sull’inflazione poco rassicuranti e alle vicende di una guerra in Ucraina (soprattutto se pensiamo all’Europa) contraddistinte da un’escalation continua delle minacce.

Intanto continua il processo di rafforzamento del dollaro e il mondo obbligazionario sta vedendo lievitare sempre di più i suoi rendimenti, causando non pochi dolori agli Stati più indebitati ma anche a tutti coloro che investivano abitualmente nei bond e sono stati colti di sorpresa dai rialzi fulminei dei tassi d’interesse. L’Europa, nel frattempo, non è riuscita a trovare un accordo significativo per contrastare il prezzo impazzito del gas e i Paesi faticano a trovare le risorse per dare respiro alle loro aziende.

Non se la passa meglio nemmeno la Cina, dove Xi Jinping ha detto alla Russia di essere preoccupato per l’escalation del conflitto in Ucraina e di aspettarsi che le parti dialoghino quanto prima per trovare un accordo.

I principali fatti del mese

  • Banche centrali sempre sotto i riflettori. La Fed, lo scorso 21 settembre, ha deciso per il terzo rialzo consecutivo dei tassi da 0,75% punti base, portandoli ai livelli più alti dal 2008 nella forchetta fra il 3 e il 3,25%. Ha fatto lo stesso la BCE, con un ritocco da tre quarti di punto che ha portato i tassi sulle operazioni di rifinanziamento principali all’1,25%. Entrambe hanno confermato che continueranno nella normalizzazione della loro politica monetaria, con l’obiettivo di portare l’inflazione intorno al 2% anche a costo di causare una recessione.
  • Rallentamento economico evidente: l’agenzia di rating Standard’s and Poor’s ha tagliato le previsioni di crescita dell’Eurozona nel 2023 dall’1,9% allo 0,3%. Per l’Italia è prevista una lieve recessione (-0,1%), con una robusta sforbiciata alla crescita che era prima prevista al 2,1%.
  • Inflazione ancora mordente: in Europa a settembre era al 10% mentre in Italia è arrivata all’8,9% trainata da un carrello della spesa sempre più caro. Negli Usa, il dato del carovita di agosto ha segnato un +8,3%, peggiore delle aspettative che convergevano sull’8%. Questo ha provocato una forte caduta delle borse mondiali. Nessuna novità su price cap al gas e strategia comunitaria europea in tema di energia. Al contrario, ha fatto molto discutere l’iniziativa unilaterale della Germania, che ha varato un pacchetto da 200 miliardi per proteggere le sue aziende.
  • Gran Bretagna sotto pressione: Liz Truss è diventata la nuova premier succedendo a Boris Johnson. Tra i primi atti, ha annunciato un maxi taglio delle tasse, soprattutto a beneficio dei più ricchi, che ha causato una tempesta sulle sterlina, costringendo la Bank of England a intervenire sul mercato comprando titoli di Stato. Perfino l’Fmi ha criticato in modo inusuale la misura, portando infine la Truss a fare retromarcia.
  • Conflitto Ucraina-Russia ancora in alto mare: Mosca pare essere in difficoltà e sta perdendo territori e città dopo la controffensiva di Kiev. Nei giorni scorsi, però, Vladimir Putin ha risposto indicendo un referendum farsa, non riconosciuto dalla comunità internazionale, in quattro regioni occupate dell’Ucraina in Donbass. L’esito, scontato e favorevole all’annessione russa, è stato celebrato a Mosca, che si è detta pronta a difendere i nuovi territori anche con l’uso della bomba atomica.
  • Altro fatto saliente è l’attentato ai gasdotti Nord Stream 1 e Nord Stream 2 in ben quattro punti, cosa che ha causato fuoriuscite di gas nel Mare del Nord. Sono ancora ignoti gli autori, ma di certo la cosa ha destabilizzato il mercato del gas, con il prezzo del metano che ha ripreso a salire.
  • Mentre lo scenario peggiora, le cose non vanno molto bene nemmeno in Cina: la Banca Mondiale ha tagliato le stime di crescita per il 2022 solo al 2,8%, un livello estremamente basso per gli standard cinesi.

 Conclusioni

Il contesto globale è ormai in sofferenza da più di 10 mesi, con una durata da record stile 2008, ma in continua evoluzione.

L’investitore si trova alle prese con cambiamenti importanti che vedono pressioni maggiori per chi detiene grandi quantità di bond, in sofferenza e con perdite a doppia cifra. Negli ultimi 3 anni l’acronimo T.I.N.A. (there is no alternative) legate all’aumento dell’azionario in portafoglio per cercare rendimenti ha spinto parecchi nell’aumento di quote a sfavore dei bond. Un sacrificio in termini di volatilità che ad oggi più essere stata la miglior scelta che andava fatta. ATTENZIONE ciò non significa che questo 2022 non porti difficoltà anche a chi ha operato in questa maniera, ma sicuramente avrà evitato di ritrovarsi impantanati nel mondo obbligazionario attaccato dai tassi in aumento e ma decisamente con capacità reattive ai drawdown a dir poche pachidermiche.