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Previdenza Complementare: Perché Conviene, Quanto Vale e Perché Quasi Nessuno la Ottimizza

Un lavoratore italiano nato nel 1985 andrà in pensione con un tasso di sostituzione stimato intorno al 55-60% del suo ultimo stipendio. Il resto va costruito. La previdenza complementare è l'unico strumento che ti paga per farlo — grazie alla deducibilità fiscale immediata.

La pensione pubblica italiana non sparirà. Ma non sarà sufficiente — non per chi ha iniziato a lavorare dopo la riforma Dini del 1995, non con un sistema contributivo che lega la pensione a quanto si è effettivamente versato durante la vita lavorativa.

Il problema non è capire se la previdenza complementare conviene. Conviene quasi sempre — lo dicono i numeri, non le opinioni. Il problema è che quasi nessuno la ottimizza, molti la attivano e dimenticano, e la maggior parte la apre troppo tardi lasciando sul tavolo decine di migliaia di euro di vantaggi fiscali inutilizzati.

Questo articolo non è una guida generica sul fondo pensione. È un'analisi dicosa quasi nessuno ti dice— e perché il comportamento conta più della scelta del fondo.


Il problema reale: il gap previdenziale italiano

La riforma Dini del 1995 ha trasformato il sistema pensionistico italiano da retributivo a contributivo. In un sistema retributivo, la pensione era calcolata sull'ultimo stipendio — e poteva arrivare all'80% o più. In un sistema contributivo, la pensione è proporzionale a quanto si è effettivamente versato nei decenni di lavoro — e i tassi di sostituzione per le generazioni più giovani sono molto più bassi.

Le proiezioni delNucleo di Valutazione della Spesa Previdenziale del Ministero dell'Economiastimano tassi di sostituzione tra il 55% e il 65% per i lavoratori dipendenti nati tra il 1980 e il 1990, e ancora più bassi per lavoratori autonomi e parasubordinati con carriere discontinue.

Anno di nascitaSistema applicatoTasso sostituzione stimatoDeficit mensile (stipendio €3.000)
Prima del 1952Retributivo75–85%€ 450–750
1952–1969Misto (pro-rata)65–75%€ 750–1.050
1970–1984Contributivo (prevalente)60–70%€ 900–1.200
Dal 1985Contributivo (puro)50–65%€ 1.050–1.500

Tradotto in termini concreti: un lavoratore nato nel 1985 con uno stipendio di 3.000€ netti al mese potrebbe percepire una pensione pubblica di circa 1.650–1.950€ al mese. Il deficit mensile rispetto all'ultimo stipendio è tra 1.050€ e 1.350€. Ogni mese. Per decenni.

Questo è il problema da risolvere. La previdenza complementare è uno degli strumenti disponibili per farlo — non l'unico, ma quello con il profilo fiscale più favorevole.


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Pianificazione finanziaria su misura: previdenza, protezione e investimenti integrati


I tre vantaggi fiscali: deduzione, rendimento, prestazione

La previdenza complementare è l'unica forma di investimento in Italia che offre vantaggi fiscali in tutte e tre le fasi — contribuzione, accumulo e riscatto. Nessun altro strumento finanziario ha questa struttura.

1 — Deduzione fiscale immediata sui versamenti

I contributi versati al fondo pensione — fondi negoziali, fondi aperti o PIP (Piani Individuali Pensionistici) — sono deducibili dal reddito imponibile IRPEF fino a un massimo di€5.300 annui(limite aggiornato dalla Legge di Bilancio 2026; fino al 2025 era €5.164,57). Il risparmio fiscale concreto dipende dall'aliquota marginale IRPEF applicata al contribuente:

Reddito lordo annuoAliquota marginale IRPEFRisparmio annuo (contributo €5.300)Risparmio in 30 anni
Fino a €28.00023%€ 1.219€ 36.570
€28.001 – €50.00035%€ 1.855€ 55.650
Oltre €50.00043%€ 2.279€ 68.370

Per un professionista con reddito di 60.000€, versare il massimo deducibile al fondo pensione ogni anno significa recuperare €2.279 di IRPEF ogni anno — cioè il contributo effettivo netto è 5.300 − 2.279 = €3.021. Il fondo pensione rende di più già dal giorno uno, prima ancora che i mercati facciano qualcosa.

2 — Rendimenti tassati al 20% invece del 26%

I rendimenti generati dal fondo pensione durante la fase di accumulo sono tassati al20%— contro il 26% applicato alla quasi totalità degli altri strumenti di investimento. Per la componente investita in titoli di stato ed equivalenti l'aliquota scende ulteriormente al 12,5%. In un orizzonte di 30-40 anni, questa differenza di 6 punti percentuali annui di tassazione si compone in modo significativo sul capitale finale.

3 — Tassazione agevolata sulla prestazione finale

Alla maturazione del diritto pensionistico, il capitale accumulato nel fondo viene tassato con un'aliquota che parte dal15%(contro il 23-43% dell'IRPEF ordinaria) e diminuisce di 0,30% per ogni anno di partecipazione oltre il quindicesimo, fino a un minimo del9%dopo 35 anni di adesione. Chi ha iniziato a 30 anni e va in pensione a 67 anni ha partecipato per 37 anni — e paga solo il 9% sul capitale accumulato.


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Il simulatore: quanto vale il tuo fondo pensione davvero


Il Laboratorio del Mercato — Simulatore Interattivo

Previdenza complementare: il calcolo reale

Imposta reddito, versamento annuo e anni di accumulo. Il simulatore mostra il risparmio fiscale immediato, il capitale accumulato e la rendita mensile aggiuntiva stimata.

Reddito lordo annuo
€ 40.000

Versamento annuo fondo
€ 3.000

Anni di accumulo
30 anni

Rendimento annuo atteso
4,5%

Risparmio IRPEF annuo
€ 1.050
Aliquota marginale: 35%
Versamento netto effettivo
€ 1.950
Dopo il rimborso fiscale
Capitale accumulato
€ 195.000
Rendimento 4,5% annuo
Rendita mensile aggiuntiva
€ 650
Stima su 25 anni di erogazione
Risparmio IRPEF totale
€ 31.500
In tutta la fase di accumulo
Aliquota finale prestazione
9%
Dopo 35+ anni di partecipazione
Con 30 anni di accumulo e rendimento al 4,5%, il fondo pensione produce una rendita mensile aggiuntiva stimata di circa €650 — che riduce sensibilmente il gap previdenziale. Il costo effettivo, dopo il risparmio IRPEF, è significativamente inferiore al versamento nominale.
Elaborazione Matteo Giovagnoni · Fonte normativa: D.Lgs. 252/2005 · Aliquote IRPEF 2024 · mgfinancialadvisor.com

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Il TFR: la scelta che quasi nessuno capisce davvero

Per i lavoratori dipendenti del settore privato esiste un'altra variabile che amplifica ulteriormente il vantaggio del fondo pensione: la scelta su dove destinare ilTFR(Trattamento di Fine Rapporto).

Lasciare il TFR in azienda significa che viene rivalutato ogni anno dell'1,5% fisso più il 75% dell'inflazione ISTAT — rendimento basso, tassato con aliquota separata del 17-23% alla liquidazione. Destinarlo al fondo pensione significa che partecipa alla gestione finanziaria del comparto scelto — potenzialmente molto più alto nel lungo periodo — e viene tassato al 15-9% alla prestazione.

Non esiste quasi mai un caso in cui lasciare il TFR in azienda conviene più del fondo pensione per un lavoratore con orizzonte temporale superiore a 10 anni. Eppure la maggioranza dei lavoratori non ha mai espresso la scelta esplicita — e per legge, il silenzio-assenso ha trasferito il TFR al fondo complementare solo per le aziende con più di 50 dipendenti. Per tutti gli altri, il TFR è rimasto in azienda per inerzia.

«Lasciare il TFR in azienda per paura di "perdere" è come tenere i soldi sotto il materasso per paura della banca. Il rischio percepito è l'opposto del rischio reale.»
— Matteo Giovagnoni, Consulente Finanziario Fineco


Case study: Marco e Luca — stessa pensione INPS, patrimoni previdenziali opposti

Case Study Comparativo · Perugia, 2024

Marco e Luca — stesso reddito, stessa età, 30 anni di scelte diverse

Entrambi dipendenti · Reddito: €45.000 lordi · Età 62 · Pensione INPS: identica

  1. 1
    Marco: fondo pensione aperto a 32 anni, massimizzato ogni anno
    Marco ha aperto un fondo pensione a 32 anni e ha versato il massimo deducibile — inizialmente €3.000, poi aumentato progressivamente fino a €5.164 — per 30 anni. Ha trasferito il TFR al fondo dal primo giorno. Comparto bilanciato, rendimento medio 5,2% annuo. A 62 anni il suo fondo pensione vale circa 287.000€ dopo tassazione al 9%. Risparmio IRPEF cumulativo in 30 anni: circa 52.000€. Rendita mensile aggiuntiva stimata: circa 960€.
  2. 2
    Luca: nessun fondo pensione, TFR in azienda, investimenti fai-da-te
    Luca non ha mai aperto un fondo pensione — "ci penserò quando sarò più grande". Il TFR è rimasto in azienda per 30 anni, rivalutato all'1,8% medio annuo. Ha fatto qualche investimento in autonomia, ma senza un piano strutturato. A 62 anni ha un TFR di circa 68.000€ (tassato al 23%) e investimenti per circa 95.000€. Ha pagato €52.000 di IRPEF in più rispetto a Marco sugli stessi versamenti. La sua rendita mensile aggiuntiva stimata: circa 290€.
  3. 3
    Il divario: 670€ al mese per trent'anni
    La differenza di rendita mensile tra Marco e Luca è circa 670€ — quasi 8.000€ all'anno. Su una vita pensionistica di 25 anni, vale circa 200.000€ di potere d'acquisto in più. Non è la differenza tra chi ha investito bene e chi male: è la differenza tra chi ha avuto un piano previdenziale strutturato dall'inizio e chi ha rimandato. Il present bias di Luca gli è costato una pensione intera.

I vantaggi aggiuntivi che quasi nessuno sfrutta

Extra deducibilità per i lavoratori di prima occupazione

Chi ha iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 2007 e nei primi cinque anni di iscrizione al fondo non ha versato il massimo deducibile accumula unplafond aggiuntivoche può essere utilizzato nei venti anni successivi. Il plafond aggiuntivo annuo massimo è di €2.582,29, che porta il limite di deducibilità complessivo fino a €7.882,29 annui. È un'opportunità quasi completamente ignorata — e che vale, per un giovane lavoratore con aliquota marginale del 35%, quasi €900 di risparmio IRPEF aggiuntivo ogni anno.

RITA — Rendita Integrativa Temporanea Anticipata

A cinque anni dalla maturazione del diritto alla pensione, con almeno cinque anni di iscrizione al fondo, è possibile richiedere laRITA: una rendita mensile anticipata che eroga gradualmente il capitale accumulato nel fondo, tassata favorevolmente. Permette di "pre-pensionarsi" parzialmente — ricevendo una rendita dal fondo che integra reddito da lavoro ridotto o che sostituisce temporaneamente uno stipendio nella fase di transizione verso la pensione.

Anticipo per spese sanitarie e acquisto prima casa

Dopo otto anni di iscrizione, è possibile richiedere fino al 30% del capitale accumulato perspese sanitarie straordinarie(senza giustificazione, tassato al 23%) o peracquisto o ristrutturazione della prima casa(tassato al 23%, ma esente da IRPEF per le spese sanitarie gravi). Questa flessibilità riduce il principale disincentivo psicologico all'adesione — la sensazione che i soldi siano "bloccati per sempre".


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Perché quasi nessuno la ottimizza: il presente batte sempre il futuro

Se la previdenza complementare è così conveniente, perché così pochi la massimizzano? La risposta è infinanza comportamentale— non in finanza tecnica.

Ilpresent bias— la tendenza a sopravvalutare il presente rispetto al futuro — colpisce la previdenza più di qualsiasi altro strumento finanziario. Versare €3.000 oggi per ricevere una rendita tra 30 anni richiede di fare qualcosa di psicologicamente molto difficile: rinunciare a qualcosa di reale e immediato in cambio di qualcosa di virtuale e lontano.

Questo è aggravato dall'illusione del controllo:molti credono di poter "rimandare" e "recuperare" versando di più negli ultimi anni prima della pensione. I numeri mostrano che non funziona così: 30 anni di interesse composto su €3.000 annui produce molto di più di 10 anni sullo stesso importo triplicato. Il tempo perso non si recupera.

Infine c'è ilproblema dell'intermediazione:il fondo pensione viene spesso presentato come uno strumento previdenziale — e in quanto tale, viene percepito come "cosa da sistemare dopo" invece che come la leva fiscale più immediata disponibile sul reddito. Un consulente serio introduce il fondo pensione nella conversazione fin dall'inizio — non come obbligo previdenziale ma comeottimizzatore fiscale immediatocon rendimento garantito al primo anno pari all'aliquota IRPEF marginale.


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5 principi per chi vuole pianificare la previdenza sul serio

  1. Apri il fondo pensione il prima possibile — non quando "sei pronto".Il vantaggio della previdenza complementare cresce esponenzialmente con il tempo. Ogni anno di ritardo non è un anno di risparmio posticipato: è un anno di interesse composto perso, un anno di deduzione IRPEF non incassata, un anno di accumulo che non si recupera versando di più dopo. Non esiste un "momento giusto" per aprire un fondo pensione — esiste solo il prima possibile.
  2. Massimizza la deduzione ogni anno, non solo "qualcosa".Versare €500 invece di €5.300 è meglio di niente, ma lascia sul tavolo migliaia di euro di risparmio IRPEF ogni anno. Se il budget non permette il massimo, aumenta progressivamente con ogni avanzamento di carriera. La deducibilità è l'unico investimento in Italia con rendimento garantito al primo anno pari alla tua aliquota marginale IRPEF.
  3. Trasferisci il TFR al fondo — salvo condizioni specifiche.In quasi tutti i casi per un lavoratore con orizzonte superiore a 10 anni, il TFR nel fondo pensione batte il TFR in azienda in termini di rendimento atteso e trattamento fiscale. Le eccezioni esistono ma sono rare: difficoltà finanziarie aziendali, situazioni di liquidità immediata, o prossimità alla pensione con orizzonte brevissimo.
  4. Scegli il comparto giusto per il tuo orizzonte.Un lavoratore di 35 anni con 30 anni alla pensione non dovrebbe stare nel comparto garantito o obbligazionario puro — le opportunità di rendimento di lungo periodo sarebbero sistematicamente sacrificate per una protezione che non serve con quell'orizzonte. Il comparto azionario o bilanciato dinamico è quasi sempre più appropriato per chi ha decenni davanti.
  5. Non liquidare anticipatamente salvo casi di effettiva necessità.Il riscatto anticipato del fondo pensione per "fare altro" è uno dei peggiori errori previdenziali possibili. Si perde il beneficio dell'interesse composto già accumulato, si pagano tasse al 23% invece del 9-15% finale, e si azzera anni di costruzione. La percezione del capitale come "disponibile" è una trappola del present bias — il fondo pensione funziona proprio perché è strutturalmente illiquido.


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Pianificazione previdenziale su misura: costruisci il piano che colma il tuo gap pensionistico


Il Laboratorio del Mercato: il costo del presente bias sulla previdenza

Strumenti · Il Laboratorio del Mercato
7 simulatori per smettere di investire di pancia
Modulo 01 · Il Costo dell'Attesa
Ogni anno di ritardo nell'apertura del fondo pensione ha un costo misurabile — in deduzione IRPEF persa, in interesse composto mancato, in capital accumulato finale. Il simulatore mostra quanto vale ogni anno di attesa per chi rimanda "al momento giusto".
Modulo 05 · I Cinque Archetipi
Lo stesso reddito, cinque approcci diversi alla previdenza complementare. Chi massimizza subito accumula un patrimonio previdenziale esponenzialmente superiore a chi rimanda, chi versifica poco o chi non apre affatto. Il simulatore mostra i numeri finali di ciascun archetipo.
Modulo 07 · Il Prezzo dell'Improvvisazione
Il costo della previdenza non pianificata non è immediato — si manifesta decenni dopo, quando il gap previdenziale diventa reale e non è più recuperabile. Il simulatore rende visibile il patrimonio previdenziale "mancante" per ciascun anno di ritardo.
Modulo 02 · I Giorni Decisivi
L'interesse composto nella previdenza complementare lavora su decenni — non su anni. Ogni "pausa" dal versamento, ogni riscatto anticipato, ogni anno di ritardo nell'iscrizione riduce il capitale finale in modo sproporzionato rispetto al risparmio di breve termine.

Il gap previdenziale italiano è reale e misurabile. La previdenza complementare è lo strumento che lo colma — con vantaggi fiscali garantiti già dal primo anno. Il momento migliore per iniziare era ieri. Il secondo momento migliore è oggi.

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Portabilità del contributo aziendale: la “vera” svolta (dopo le nuove regole)

Nelmio articolo precedentesulle nuove regole per i fondi pensione, avevamo chiarito un punto: la previdenza complementare non è più un “tema da rimandare”, ma un pilastro della pianificazione finanziaria.

Ora arriva la notizia che rende tutto più concreto:dal 1° luglio 2026 potrai trasferire dopo due anni anche il contributo del datore di lavoro e il TFR verso un’altra forma di previdenza complementare, inclusi fondi aperti e PIP. E qui sta la vera svolta:il contributo aziendale smette di essere un “vincolo di categoria” e diventa un vantaggio che puoi ottimizzare.


Prima: il contributo aziendale era un “bonus” che ti indirizzava (quasi obbligato) a una sola strada

Fino a oggi, se volevi il contributo dell’azienda, spesso non avevi una vera scelta: dovevi restare nel fondo negoziale/chiuso previsto dal tuo CCNL, perché il contributo era legato a quella adesione.

Questo ha creato un paradosso:

  • stai facendo una sceltadi lunghissimo periodo(la pensione),

  • ma spesso l’hai fattaperché era l’unico modo per “non perdere il contributo”.

Dal 2026 cambia: prima rispetti i requisiti (due anni), poi puoiportarti dietro tutto.


Dal 2026: contributo aziendale + TFR diventano “portabili” (e quindi ottimizzabili)

La norma consente,dopo due anni di partecipazione, di trasferire l’intera posizione includendoTFR e contributo del datore di lavoro, anche verso fondi aperti e PIP.

Questa frase merita di essere tradotta in italiano pratico:

Non perdi il contributo aziendale
Non perdi la storia contributiva
Non devi scegliere tra “vantaggio aziendale” e “soluzione migliore”

E questo, per un risparmiatore, significa una cosa sola:più convenienza potenziale.


Perché conviene: 5 vantaggi concreti (non “teorici”)

Qui non parliamo di filosofia. Parliamo di soldi, disciplina e risultati nel tempo.

1) È come un aumento “silenzioso” dello stipendio (se lo sfrutti bene)

Il contributo del datore di lavoro è spesso il beneficio più sottovalutato in assoluto.

Perché? Perché èdenaro aggiuntivoche entra nel tuo patrimonio previdenziale senza che tu debba “guadagnarlo” sul mercato.

In molti casi funziona così:

  • tu versi una quota (spesso piccola),

  • l’azienda aggiunge la sua,

  • e quel flusso continua per anni.

È uno dei pochissimi casi in cui, nella finanza personale, puoi dire:“qui ho un rendimento immediato”(perché stai ricevendo un contributo extra).
Dal 2026, in più, potrainon subire la scelta del contenitoreper ottenere questo vantaggio.

2) La concorrenza migliora tutto: costi, servizio, linee e trasparenza

La norma ha un obiettivo chiaro: aumentare concorrenza e libertà di scelta.

Quando un fondo “sa” che puoi portare via anche la parte aziendale e il TFR, tende ad alzare l’asticella su:

  • qualità dei comparti,

  • reporting e comunicazione,

  • efficienza operativa,

  • attenzione ai costi.

Non perché sono “buoni”: perchéil mercato lo impone.

3) Puoi scegliere un percorso più coerente con la tua età (e qui si gioca la partita)

Il vero costo nascosto non è solo “la commissione”: è stare per 10–15 anni nel comparto sbagliato.

Esempi classici:

  • 30–40 anni, orizzonte lungo, ma comparto troppo prudente → potenziale crescita sprecata

  • 55–60 anni, comparto troppo aggressivo senza pianificazione della fase di uscita → volatilità gestita male

La portabilità rende più facile costruire un percorso coerente e, se serve, spostarsi verso una soluzione che:

  • ti consente più gradualità,

  • più controllo,

  • più integrazione con il resto del tuo patrimonio.

4) È una leva di pianificazione: puoi integrare davvero pensione, risparmio e investimenti

Il fondo pensione non dovrebbe essere “un cassetto a parte”.

Dovrebbe essere parte di:

  • protezione (capitale),

  • obiettivi (rendita futura),

  • efficienza fiscale,

  • passaggio generazionale (in alcuni casi).

Se oggi sei incastrato in un contenitore che non si integra bene col resto, la portabilità ti permette di allineare tutto.

E quando allinei tutto, normalmente succede una cosa:smonti sprechi e sovrapposizioni.

5) Psicologia (che diventa rendimento): quando scegli tu, resti più disciplinato

È un vantaggio sottovalutato, ma enorme.

Se senti che il fondo pensione è “quello che mi tocca”, la motivazione è bassa, l’attenzione anche, e spesso si interrompe o si versa il minimo indispensabile.

Quando invece hai scelto consapevolmente:

  • capisci perché versi,

  • capisci cosa stai costruendo,

  • e sei più costante.

Nel lungo periodo, la costanza batte quasi tutto.


La convenienza non è “sempre”: è per chi fa una cosa intelligente (e semplice)

La portabilità è un’opportunità, non un obbligo. E va usata bene.

Conviene soprattutto se:

  • hai diritto al contributo aziendale e vuoi massimizzarlo senza vincoli,

  • il tuo comparto è incoerente con età e obiettivi,

  • vuoi una pianificazione previdenziale integrata e monitorabile,

  • vuoi ottimizzare l’efficienza complessiva (costi/gestione/servizio).

Conviene poco se:

  • ti muovi solo perché “hai letto che conviene”,

  • non hai idea di come sarà l’uscita (capitale/rendita),

  • non hai fatto un check di costi, comparti e regole.


Tempistiche: 1° luglio 2026 (e il punto operativo da sapere)

La misura entra in vigoredal 1° luglio 2026.

Resterà il vincolo deidue annidi adesione prima di poter trasferire.

Inoltre, verranno definite le modalità attuative e operative (COVIP).

Quindi oggi la mossa giusta non è “cambiare subito”.
La mossa giusta è:arrivare pronti.


Cosa fare adesso: la strategia semplice per sfruttare davvero la convenienza

Ecco il percorso che consiglio (senza fuffa):

1) Verifica se hai diritto al contributo aziendale e quanto vale

Per molti è un “tesoro nascosto”: c’è, ma non lo valorizzano.

2) Controlla comparto e coerenza con la tua fase di vita

Il comparto non deve essere “quello standard”. Deve essereil tuo.

3) Pianifica già oggi un possibile “punto di decisione” nel 2026

Se sai che dal 1° luglio 2026 cambia tutto, puoi:

  • preparare un confronto serio,

  • definire una strategia (resto / trasferisco),

  • arrivare a scelta pronta e sensata.


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Call to action

Se vuoi capirequanto vale per tequesta novità (in euro, non in teoria) e come sfruttarla per costruire una pensione integrativa più efficiente, scrivimi: preparo unaanalisi previdenzialecon scenari e un piano pratico per arrivare al 2026 con una scelta già pronta e intelligente.


Il fondo pensione: ancora più “centrale” dal 2026

Se negli ultimi anni la previdenza complementare era “consigliabile”, con la Legge di Bilancio 2026 diventa sempre piùstrutturale.

Non perché lo dica un consulente finanziario (che, per definizione, potrebbe sembrare di parte). Ma perché lo dice la direzione in cui si sta muovendo il sistema:più incentivi fiscali,più automatismi,più spinta alla partecipazione.

E quando lo Stato mette mano a regole come deducibilità e adesione automatica, sta mandando un messaggio chiaro:
“La pensione pubblica da sola non basta; serve un secondo pilastro.”


Il contesto: quasi 10 milioni di iscritti, ma il vero problema èquandosi inizia

Secondo la documentazione ufficiale COVIP, gli iscritti alle forme pensionistiche complementari hanno superatoquota 9,9 milioni(dato a fine 2024), con crescita anno su anno.

È un buon segnale. Ma c’è un dettaglio che pesa più del numero:l’età di ingresso.
Perché in previdenza (come negli investimenti) la variabile più sottovalutata è sempre la stessa:il tempo.

Ecco perché, in questo articolo, oltre alle novità normative, voglio martellare un concetto semplice:

Aprire una posizione previdenziale “prima” vale più che versare “tanto” ma tardi.


Novità n.1 — Deducibilità annua: il tetto sale a 5.300€ dal 2026

Partiamo dall’aggiornamento più immediato e più “misurabile”.

La Legge di Bilancio 2026 modifica l’art. 8 del D.Lgs. 252/2005:
dal periodo d’imposta 2026, il limite di deducibilità dei contributi sale a 5.300 euro.

Quindi, se versi nel 2026, l’effetto fiscale si riflette nella dichiarazione (tipicamente) del 2027, secondo le regole del tuo regime dichiarativo.

Perché questo aumento conta più di quanto sembri

L’incremento non è enorme in valore assoluto (da 5.164,57€ a 5.300€), ma è rilevante per tre motivi:

  1. È un segnale politico-fiscale: si torna a muovere una soglia rimasta ferma per anni.

  2. Rende più efficiente la pianificazioneper chi già utilizza bene la deduzione.

  3. Si integra con altre modifiche(adesione automatica e default lifecycle), che spingono l’adozione del secondo pilastro.


Novità n.2 — Cambia la “deduzione aggiuntiva” per chi ha iniziato da poco

Sempre sull’art. 8, la Legge di Bilancio interviene anche sul meccanismo del comma 6 (la parte che riguarda il recupero di deducibilità non utilizzata nei primi anni di partecipazione), riscrivendo la formulazione e collegandola in modo più diretto al limite annuo.

Traduzione operativa:per chi inizia presto e versa poco nei primi anni (scenario tipico: giovani lavoratori, carriere non lineari, professionisti all’inizio), la norma tende a rendere più coerente la logica del “recupero” rispetto al tetto annuo.

Non è una bacchetta magica, ma è un altro tassello che va nella stessa direzione:favorire l’ingresso anticipato.


Novità n.3 — Dal 1° luglio 2026 scatta l’adesione automatica alla previdenza complementare per i neoassunti (privato)

Questa è la novità che cambia davvero il “comportamento” delle persone.

Dal1° luglio 2026, per i lavoratoridi prima assunzione nel settore privato(esclusi domestici), scatta un meccanismo diadesione automaticaalla previdenza complementare secondo le nuove modalità introdotte nell’art. 8 del D.Lgs. 252/2005.

Il MEF lo sintetizza chiaramente tra le misure principali:adesione automatica dal 1° luglio 2026.

Come funziona in pratica

La legge prevede che l’adesione automatica indirizzi il neoassunto:

  • verso la forma collettiva prevista da accordi/CCNL, se presente

  • altrimenti verso la forma residuale individuata dalla regolamentazione (richiamato DM 31 marzo 2020, n. 85)

E introduce un passaggio operativo fondamentale:

entro 60 giorni dalla prima assunzione, il lavoratore può:

  • rinunciare all’adesione automatica emantenere il TFR in azienda(art. 2120 c.c.), oppure

  • scegliere un’altra forma di previdenza complementare (fondo aperto/PIP/altro) per conferire il TFR.

Se non esercita la scelta, parte l’automatismo.


Novità n.4 — Il TFR e i versamenti decorrono “da subito” (effetto retroattivo dal giorno di assunzione)

Un dettaglio tecnico che però cambia la sostanza:

In caso di adesione automatica, il datore di lavoroinizia i versamenti dal mese successivo alla scadenza dei 60 giorni, ma includendo quanto dovutoa partire dalla data di prima assunzione.

Questo significa che l’adesione, pur “formalizzata” dopo la finestra dei 60 giorni,decorre dalla data di assunzione.

Dal punto di vista della disciplina del risparmio, è un acceleratore potente: è l’ennesimo modo per rendere “standard” ciò che oggi è ancora opzionale per molti.


Novità n.5 — Investimento “default” più intelligente: arriva il criterio lifecycle per i taciti

Per anni, uno dei punti deboli del silenzio-assenso era la destinazione “standardizzata” in comparti spesso poco coerenti con età e orizzonte.

La Legge di Bilancio 2026 cambia impostazione: gli statuti e i regolamenti dovranno prevedere che i flussi derivanti da adesioni non esplicite siano investiti inpercorsi/linee con differenti profili rischio-rendimento, tenendo conto in particolare di:

  • orizzonte temporale

  • età anagrafica dell’aderente

In altre parole:default lifecycle.

È un passaggio culturale enorme: se non scegli, non finisci più “a caso”, ma dentro una traiettoria più coerente con l’obiettivo previdenziale.


Novità n.6 — Obblighi informativi rafforzati per i datori di lavoro

La norma rafforza l’informativa al momento dell’assunzione:

  • spiegazione degli accordi collettivi applicabili

  • descrizione del meccanismo di adesione automatica

  • indicazione della forma destinataria e delle tempistiche

E introduce una logica aggiuntiva per chinon è di prima assunzione: il datore di lavoro deve verificare la scelta previdenziale pregressa e gestire la destinazione del TFR sulla base della dichiarazione del lavoratore.


Novità n.7 — COVIP: adeguamento istruzioni entro il 1° luglio 2026

La legge stabilisce che queste disposizioni si applicano dal1° luglio 2026e cheentro la medesima data COVIP adegua le proprie istruzioni.

Questa è una riga che vale oro, perché significa: non è teoria, è implementazione.


Novità n.8 — Aggiornamenti su prestazioni, vincoli e tutela del montante

La norma interviene anche su profili di tutela e limiti legati a riscatti/anticipazioni/prestazioni, richiamando regole analoghe a quelle vigenti per pensioni obbligatorie in tema di cedibilità/sequestrabilità/pignorabilità per alcune casistiche (RITA e altre prestazioni indicate).

Qui il messaggio di fondo è: la previdenza complementare viene sempre più trattata comegamba strutturaledel sistema, con conseguenze anche sul piano delle tutele.


Perché queste novità “esaltano” l’esigenza di avere una posizione aperta (anche se versi poco)

Ora veniamo al punto davvero importante per chi legge.

Le novità della Legge di Bilancio 2026 non dicono solo “versa di più”.
Dicono:entra nel sistema.

Perché avere una posizione aperta significa:

1) Comprare anni (che valgono più dei soldi)

La previdenza è una maratona. Aprire presto non è romanticismo: è matematica.

  • più tempo = più accumulo

  • più tempo = più opportunità di costruire una linea coerente

  • più tempo = più flessibilità su anticipazioni, RITA, scelte di rendita/capitale

2) Mettere in sicurezza il “pilastro 2” anche con carriere discontinue

Il lavoro oggi è meno lineare: cambi di azienda, periodi misti, partita IVA, pause.

Una posizione aperta è un contenitore che puoi alimentare nel tempo, a prescindere dalla traiettoria professionale (con le regole specifiche di ogni forma).

3) Non subire gli automatismi: governarli

Con l’adesione automatica, molti entreranno “per default”.
Chi ha già una posizione aperta, invece, puòscegliere consapevolmentedove indirizzare TFR e contribuzione, evitando di lasciare al caso (o alla burocrazia) una scelta che impatta decenni.


L’errore più comune: aspettare “la cifra giusta”

Aspettare di poter versare 3.000–5.000€ l’anno è un alibi che vedo spesso.

Nella realtà, per la maggior parte delle persone, la mossa migliore è:

  1. aprire la posizione

  2. impostare un versamento sostenibile

  3. aumentare nel tempo

Il fondo pensione non premia gli eroi. Premia i disciplinati.


E i giovani? Qui la legge è chiarissima: bisogna iniziare prima

I dati COVIP mostrano un sistema in crescita, ma con squilibri: la partecipazione non è omogenea e l’età conta eccome.

Ecco perché la spinta all’adesione automatica (dal 1° luglio 2026) va letta come un “nudge” istituzionale: portare dentro prima chi tende a rimandare.


Cosa fare operativamente nel 2026: 7 mosse pratiche

1) Aprire una posizione (anche minima) se oggi non ce l’hai

L’obiettivo è entrare nel perimetro previdenziale e impostare un’abitudine.

2) Pianificare la deduzione con il nuovo tetto a 5.300€

Se hai capienza fiscale, ha senso ragionare su un piano che sfrutti in modo efficiente il plafond.

3) Verificare dove finisce il TFR (soprattutto se cambi lavoro)

Dal 1° luglio 2026 i neoassunti avranno un meccanismo diverso: serve sapere come gestirlo entro i 60 giorni.

4) Non “subire” il default: scegliere la linea coerente

Il lifecycle di default è un passo avanti, ma non sostituisce il progetto.

5) Coordinare previdenza e investimenti (non sono concorrenti)

Previdenza = obiettivo pensione, fiscalità e disciplina.
Investimenti = flessibilità e obiettivi intermedi.
Insieme funzionano meglio.

6) Non farti guidare solo dalla deduzione

La deduzione è un acceleratore, non il motore.

7) Scrivere regole semplici (e rispettarle)

Versamento automatico + revisione annuale = risultati migliori della “genialità” spot.


FAQ (domande frequenti)

La deduzione a 5.300€ vale già nel 2025?

No: la norma indicadal periodo d’imposta 2026.

L’adesione automatica riguarda anche i dipendenti pubblici?

La misura è riferita aineoassunti del settore privato(con esclusione dei lavoratori domestici) nella formulazione richiamata dal MEF.

Se vengo assunto dopo il 1° luglio 2026, quanto tempo ho per scegliere?

La norma prevede60 giorni dalla data di prima assunzioneper rinunciare o scegliere diversamente (TFR in azienda o altra forma).

Se non faccio nulla, cosa succede al TFR?

Opera l’adesione automatica verso la forma collettiva prevista dagli accordi oppure verso la forma residuale indicata, con conferimento del TFR secondo le regole previste.

Il lifecycle “default” significa che non devo più scegliere nulla?

No. Significa solo che il default è più coerente. Ma la scelta migliore resta quella inserita in un piano pensionistico complessivo.


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Call to Action

Se vuoi capirequanto dovresti integrare, qualeforma previdenzialeè più coerente con la tua situazione (dipendente, libero professionista, imprenditore) e come sfruttare al megliodeducibilità + TFR + strategia di investimento, scrivimi.

La pensione non è un evento futuro: è una costruzione presente.
Prima inizi, più opzioni avrai.


Certificazione EFPA EPS: guida pratica alla pensione

La scena tipica: la pensione entra in stanza… quando è già tardi

Succede spesso così.

La pensione non è un argomento che “si sceglie”: di solito ti piomba addosso in un momento qualsiasi, magari tra una call di lavoro e una lista della spesa.

“Matteo, mi è arrivata una simulazione… e non torna.”
Oppure:
“Ho cambiato tre contratti, due aziende e ho anche un buco contributivo. Ma tanto… ci penserà l’INPS, no?”

Ecco. È proprio in quel “no?” che si nasconde il problema: la pensione viene trattata come una speranza, non come un progetto.

È uno dei motivi per cui ho deciso di conseguire la certificazione EFPA – European Pension Specialist (EPS): perché se c’è un’area in cui servono metodo, competenza e pazienza, è questa.

Perché ho scelto la certificazione EFPA EPS

Pensione

Ci sono certificazioni che fanno curriculum. E certificazioni che fanno lavoro migliore.

La pensione è un tema dove non basta “sapere due cose”. Serve saperle collegare:

  • regole e normativa

  • fiscalità (che spesso è la parte più fraintesa)

  • scelte di accumulo e, soprattutto, decumulo (cioè: come userò quei soldi)

  • coerenza con il piano finanziario complessivo

La certificazione EFPA EPS è un percorso specialistico pensato proprio per chi vuole lavorare con serietà sulla pianificazione pensionistica: non la “solita chiacchiera da bar” sulla pensione che non ci sarà, ma una struttura concreta, verificata, con un esame finale.

Una cosa importante: chi legge “pensione” pensa subito a “prodotto”

È normale: siamo abituati così.
Fondo pensione? PIP? Comparto garantito? Azionario? Deduzione? RITA?

Il punto è che questi sono strumenti. Ma prima dello strumento serve la domanda giusta.

La domanda giusta non è: “Qual è il fondo migliore?”
La domanda giusta è: “Qual è il mio obiettivo pensionistico e cosa rischio se non faccio nulla?”

Che cos’è davvero la certificazioneEFPAEPS

EFPA è uno degli enti di certificazione più riconosciuti in Europa nell’ambito della consulenza e della pianificazione finanziaria.

La certificazione European Pension Specialist (EPS) è focalizzata sulla previdenza e sulla pianificazione pensionistica: quindi pensione pubblica, previdenza complementare, fiscalità, normativa e costruzione di percorsi coerenti.

Tradotto in una frase sola: EPS significa “competenza certificata su un tema che tutti hanno, ma pochi gestiscono”.

L’illusione più comune: “Poi ci penserò”

Il problema della pensione non è solo che è lontana. È che è lenta.

Le conseguenze delle scelte previdenziali non si vedono domani mattina. Si vedono tra 10, 20, 30 anni.
E quando le vedi… spesso è tardi per correggere.

Quindi sì: è un tema scomodo.
Ma è anche uno dei più “gentili” da gestire, se inizi per tempo: perché non richiede gesti eroici. Richiede disciplina.

I tre pilastri: come ragiono io quando affronto la pensione con una persona

Quando lavoro su un progetto pensionistico, mi piace semplificare così:

  1. Pilastro 1: pensione pubblica (INPS o casse professionali)

  2. Pilastro 2: previdenza complementare (fondi pensione / PIP / negoziali)

  3. Pilastro 3: patrimonio personale (investimenti, riserve, immobiliare, azienda)

Il punto non è “scegliere il migliore”.
Il punto è farli lavorare insieme. E farlo in modo coerente con la vita reale: carriere che cambiano, redditi che oscillano, imprevisti, figli, scelte.

La fiscalità: l’area in cui si fanno più errori (anche in buona fede)

Qui vedo due estremi opposti:

  • “Il fondo pensione è come un ETF, uguale.” (No: ha regole proprie.)

  • “Il fondo pensione è sempre la cosa migliore.” (No: dipende dal tuo piano.)

La fiscalità può essere un acceleratore importante, ma non deve diventare l’unico motivo per decidere.
Prima viene il progetto. Poi viene lo strumento.

La mia checklist pratica (quella che uso davvero)

Se vuoi un approccio concreto, ecco il percorso che seguo spesso:

  1. Fotografia: estratto contributivo, eventuale cassa, fondi già aperti

  2. Obiettivo: che tenore di vita vuoi mantenere? quali spese? quali priorità?

  3. Stima del gap: differenza tra ciò che ti serve e ciò che potresti ricevere

  4. Strategia: come distribuire il peso sui tre pilastri

  5. Strumento: scegliere soluzioni coerenti con età, orizzonte e rischio sostenibile

  6. Regole di disciplina: automatismi, versamenti periodici, revisione annuale

  7. Monitoraggio: aggiornare quando cambia lavoro, reddito, famiglia o normativa

Non è complicato. È solo… strutturato.
Ed è questa la differenza tra “parlarne” e “gestirla”.

Tre esempi (molto semplificati) di come cambia il ragionamento

Esempio 1 – Giovane dipendente
Qui il vantaggio principale è iniziare presto con importi sostenibili. L’obiettivo non è “fare il colpo”. È comprare anni.

Esempio 2 – Libero professionista
Qui il tema è doppio: continuità contributiva e costruzione di un capitale integrativo con redditi variabili.

Esempio 3 – Imprenditore
Qui la pensione è un pezzo del puzzle: entrano in gioco azienda, protezione, patrimonio, continuità e spesso anche passaggio generazionale.

Gli errori più comuni che vedo

  • Rimandare perché “manca tanto”

  • Scegliere comparti a caso o solo per paura

  • Confondere “deduzione” con “guadagno”

  • Ignorare costi e orizzonte (la previdenza è una maratona)

  • Usare il fondo pensione come un conto corrente (anticipazioni non pianificate)

Cosa cambia per te se il tuo consulente ha una certificazione come EFPA EPS

Una certificazione non è una promessa di risultati.
È un segnale di metodo.

Significa studio strutturato e verifica tramite esame, linguaggio tecnico usato con responsabilità, attenzione ai dettagli (norme, fiscalità, coerenza nel tempo) e, soprattutto, un approccio meno “opinabile” e più “processo”.

In altre parole: non garantisce magie. Aumenta la probabilità di fare scelte più solide.

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Previdenza complementare: perché i giovani e i professionisti non possono più rimandare

Hai approfittato del tuo fondo pensione quest’anno?

Fondo pensione per figli: perché ho iniziato subito

Conclusione

La pensione non è un evento futuro. È una costruzione presente.

La certificazione EFPA EPS, per me, è un passo in più per offrire un supporto ancora più competente e strutturato su uno dei temi più delicati (e più sottovalutati) della vita finanziaria: il futuro previdenziale.

Call to action

Se vuoi fare un punto (anche preliminare) sulla tua situazione pensionistica e capire quali leve hai a disposizione, scrivimi: ti aiuto a trasformare un tema “complicato” in un piano chiaro, misurabile e sostenibile nel tempo.


Previdenza complementare: perché i giovani e i professionisti non possono più rimandare

L’importanza di costruire oggi la pensione di domani

La previdenza integrativa è passata da tema di nicchia a questione centrale per milioni di italiani.
Secondo l’ultimorapporto COVIP, nel 2025 gli iscritti ai fondi pensione hanno superatoi 9,9 milioni, in crescita costante rispetto agli anni precedenti.
Un dato che fotografa un cambiamento culturale: cresce la consapevolezza chela pensione pubblica, da sola, non sarà sufficientea garantire un tenore di vita adeguato.

Ma nonostante i numeri incoraggianti,troppi giovani e professionisti indipendenti continuano a rimandarela decisione di aderire a un fondo previdenziale, spesso per disinformazione o falsa sicurezza.


Il nuovo contesto: un sistema in trasformazione

Il sistema previdenziale italiano, a ripartizione, si basa su un principio semplice: i contributi dei lavoratori attivi finanziano le pensioni di chi è in quiescenza.
Un equilibrio che peròsi è incrinatocon l’aumento dell’età media e la riduzione della popolazione attiva.

Secondo i datiISTAT, nel 2040 ci saranno circa1,5 lavoratori per ogni pensionato, contro i 4 di trent’anni fa.
Ciò significa pensioni pubbliche più basse e tempi di uscita dal lavoro più lunghi.

In questo scenario, laprevidenza complementarenon è più una scelta “facoltativa”, mauna necessità per chiunque desideri mantenere stabilità e libertà finanziaria nel lungo periodo.


Perché iniziare presto fa la differenza

Il vantaggio principale dell’adesione precoce è laforza dell’interesse composto.
Iniziare a 25 anni invece che a 40 significa avere 15 anni in più di accumulo, che moltiplicano l’effetto di crescita dei rendimenti nel tempo.

Un esempio semplice:

  • Un giovane che versa 150 € al mese per 35 anni, con un rendimento medio del 3%, può arrivare a oltre110.000 € di capitale finale.

  • Con lo stesso versamento, ma iniziando 15 anni dopo, la somma accumulata scende a circa55.000 €.

📈Il tempo è il più grande alleato del risparmiatore previdente.


I vantaggi fiscali della previdenza complementare

Uno degli aspetti più sottovalutati è ilbeneficio fiscalelegato ai versamenti.
La normativa italiana consente didedurre fino a 5.164,57 € all’annodai redditi imponibili, riducendo direttamente l’imposta dovuta.

Inoltre:

  • i rendimenti dei fondi pensione sono tassati solo al20% (contro il 26% degli altri strumenti finanziari);

  • le prestazioni finali (riscatti o rendite) beneficiano di unatassazione agevolata decrescentefino al 9% dopo 35 anni di partecipazione;

  • in caso di necessità, è possibileriscattare parzialmentela posizione per spese sanitarie o acquisto prima casa.

Questi vantaggi fiscali rendono il fondo pensione uno deipochi strumenti in Italia con una doppia leva: efficienza finanziaria e beneficio fiscale immediato.


Personalizzazione e flessibilità: il fondo non è “uguale per tutti”

I fondi pensione moderni offrono unascelta di comparti(garantito, bilanciato, dinamico, azionario) che permettono di adattare il profilo di rischio alle proprie esigenze e alla fase di vita.

  • Un giovane lavoratorepuò optare per comparti più dinamici, con una componente azionaria maggiore, per massimizzare il rendimento nel lungo periodo.

  • Un professionista vicino alla pensionepuò invece spostarsi gradualmente verso comparti più prudenti, per proteggere il capitale.

Molti fondi offrono oggi lariallocazione automatica (“life cycle”), che adatta il profilo d’investimento in base all’età dell’aderente, rendendo il percorso semplice e coerente nel tempo.


Giovani e professionisti: due categorie a rischio previdenziale

Secondo le analisiCOVIP e Censis,oltre il 70% dei lavoratori under 35non ha ancora aderito a un fondo pensione.
E tra iliberi professionisti, la percentuale di chi versa solo alla cassa obbligatoria supera il 60%.

Il problema è duplice:

  • le pensioni future per queste categorie rischiano di essereinferiori al 50% del reddito attuale;

  • la mancanza di un piano complementare oggi renderà impossibile colmare ilgap previdenzialedomani.

📌 Il messaggio è semplice:prima si inizia, meno costa costruirsi una pensione dignitosa.


Il ruolo del consulente nella pianificazione previdenziale

La previdenza non è solo una questione di rendimenti, ma distrategie di lungo periodo.
Un consulente finanziario aiuta a:

  • individuare il comparto più adatto;

  • stimare la rendita futura attesa;

  • integrare la previdenza nel piano patrimoniale e familiare complessivo;

  • monitorare nel tempo la coerenza tra obiettivi e rendimento reale.

Il fondo pensione, da solo, non è la soluzione: èil tassello di una pianificazione più ampia, che include liquidità, investimenti, protezione e obiettivi personali.


Conclusione

Pensare alla pensione non è un tema da “anziani”.
È un atto di responsabilità verso sé stessi.

Ogni anno che passa senza versare è un anno perso di rendimenti, vantaggi fiscali e serenità futura.
Ecco perchéi giovani e i professionisti non possono più rimandare: la previdenza complementare non è solo uno strumento finanziario, èuna forma di libertà.


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Private Banker 4.0 – La nuova consulenza patrimoniale su misura

Introduzione: dal patrimonio alla persona

Negli ultimi anni il mondo del private banking è cambiato radicalmente.
Una volta bastava “gestire gli investimenti”. Oggi serve qualcosa di più:capire le personedietro quei numeri.
Chi sei, che obiettivi hai, che orizzonte vuoi costruire per te e per la tua famiglia.

Essere unPrivate Banker 4.0significa questo: trasformare la finanza in un linguaggio umano, con metodo, visione e coerenza.
Non più un semplice gestore, ma unpartner strategico di vita.


Il nuovo ruolo del consulente patrimoniale

Nel modello americano delWealth Management— oggi riferimento anche in Europa — il private banker è diventatoregista della relazione patrimoniale:
colui che orchestra specialisti, strumenti e strategie per costruire un piano di lungo periodo attorno alla persona.

Non parliamo più solo di fondi, ETF o polizze, ma diprogettazione patrimoniale integrata:

  • pianificazione successoria e passaggio generazionale,

  • previdenza e longevity planning,

  • diversificazione tramite mercati alternativi,

  • tutela assicurativa e protezione del capitale,

  • ottimizzazione fiscale.

Il tutto con un obiettivo chiaro:trasformare la complessità finanziaria in serenità personale.


Un ecosistema di valore intorno al cliente

Oggi un private banker non è (e non può essere) solo.
È parte di un ecosistema — ilPrivate Premium Experience— che mette a disposizione del cliente un network di competenze “da mondo istituzionale”:
investment advisory, insurance, private deals, analisi ESG, pianificazione successoria e previdenziale.

Un modello di consulenzamultidisciplinare e indipendente, dove ogni scelta è costruita su misura.
Come un sarto della finanza, lavoro per crearearchitetture patrimoniali personalizzate, capaci di evolversi nel tempo insieme ai tuoi obiettivi di vita.

👉 Approfondisci come funziona unapianificazione patrimoniale completa.


Tecnologia e monitoraggio: il valore del controllo continuo

La vera innovazione nel private banking non è solo tecnologica. È nellaqualità dell’analisi.
Grazie a strumenti comeFactSet, Morningstar Direct e Bloomberg, oggi è possibile monitorare costantemente l’andamento del patrimonio eanticipare i rischi, invece di subirli.

Il mio approccio integra questa tecnologia con una visione umana:

  • monitoraggio costante, non una fotografia statica;

  • analisi reali e non storiche;

  • lettura dei segnali di mercato per “manutenere” il patrimonio in tempo reale.

Questo consente diintervenire prima, mantenendo sempre coerenza tra i tuoi obiettivi di vita e le strategie adottate.


Tempo di qualità: il lusso vero

Delegare la parte operativa – analisi, report, monitoraggio – significaliberare tempoper ciò che davvero conta: la relazione.
Un private banker moderno non misura il successo in percentuali, ma in fiducia, chiarezza e tranquillità del cliente.

Più tempo per ascoltare, capire, pianificare.
Meno tempo perso tra report e numeri.
Perché la consulenza non è solo una formula, ma unarelazione che cresce insieme ai tuoi obiettivi.


Da consulenza finanziaria a esperienza di vita

Chi sceglie un approccio “Private Premium” sceglieun metodo di lavoro che parte da te, non dal mercato.
Significa avere una strategia costruita intorno alla tua vita, non un prodotto calato dall’alto.
Una consulenza olistica, indipendente, agnostica, dove ogni scelta ha una logica e un perché.

Il mio ruolo è quello difacilitatore del tuo stile di vita finanziario:
accompagno te e la tua famiglia in un percorso che unisce protezione, rendimento e serenità nel tempo.

👉 Scopri anche come costruireunpiano previdenzialeesuccessorio efficace.


Conclusione: la finanza fatta su misura

Il private banker di oggi è unarchitetto della ricchezza personale: progetta, coordina e monitora ogni aspetto del tuo patrimonio con la stessa cura che dedicheresti tu.
Perché dietro ogni portafoglio c’è una storia. E dietro ogni storia, una scelta di fiducia.

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PAC e Fondo Pensione per figli: la strategia integrata che vale doppio

👶🏻 “Papà, cos’è quel piccolo salvadanaio che mi hai aperto?”

Non è un salvadanaio. È unPiano di Accumulo (PAC).
L’ho fatto per te, Leone, nei tuoi primi mesi di vita. Perché voglio che tu capisca, un giorno, che i veri regali non fanno rumore. Crescono in silenzio.

Un PAC non è altro cheun investimento graduale, mese dopo mese, in strumenti diversificati. È il modo più semplice per far crescere capitale senza bisogno di grandi somme iniziali.


🧠 Perché un PAC fin dalla nascita?

Quando sei piccolo, il tempo è infinito.
E in finanza, il tempo èil vero acceleratore.

Se metto da parte100 € al mese per 18 anni, investiti con un rendimento medio del 6% annuo, succede questo:

  • Verso complessivamente € 21.600
  • Ottengo circa€ 34.500
  • Con una semplice regola:costanza + interesse composto

E se il PAC proseguisse fino ai tuoi 30 anni, la cifra diventerebbeoltre € 70.000.
Non serve vincere alla lotteria, basta iniziare presto e non fermarsi.


🔑 I vantaggi invisibili del PAC per un figlio

  1. Disciplina
    Ti insegna che risparmiare poco e spesso vale più che risparmiare tanto e mai.
  2. Flessibilità
    Puoi sospenderlo, modificarlo, aumentare o ridurre la rata senza perdere la rotta.
  3. Protezione dall’emotività
    Non entri e non esci dal mercato per paura. Semplicemente investi ogni mese, a prescindere.
  4. Educazione
    Un domani non sarà solo un capitale. Sarà una lezione: che il futuro si costruisce, non si indovina.

📊 Simulazione reale: PAC 100 €/mese su azionario globale

  • 18 anni → ~€ 34.500
  • 25 anni → ~€ 57.000
  • 30 anni → ~€ 70.000

Numeri che raccontano una verità semplice:la costanza batte il caso.


🔗 Dal Fondo Pensione al PAC: una strategia integrata

Qualche settimana fa ho raccontato in un articolo come, nel tuo primo mese di vita, ti abbia aperto unfondo pensione.
Quella scelta ti offre vantaggi enormi: anzianità contributiva, anticipazioni per la prima casa, tassazione ridotta fino al 9%.

Ma la vera forza non sta nel fondo pensione da solo. Sta nelcollegarlo a un PAC.

Ogni anno, infatti, la deduzione fiscale che ottengo versando nel fondo pensione non la considero un “risparmio in più” da spendere, ma un’occasione.
👉 Quella deduzione la reinvesto in unPAC azionario globale.

È un circolo virtuoso:

  • il fondo pensione mi regala la deduzione,
  • il PAC trasforma quella deduzione in capitale che cresce,
  • entrambi lavorano per te, Leone, con orizzonti temporali diversi.

📈 Il doppio motore della crescita

Immagina due binari paralleli:

  • Binario 1 – Fondo pensione:capitale protetto, fiscalmente vantaggioso, con possibilità di anticipazioni e tassazione ridotta.
  • Binario 2 – PAC:versamenti graduali e flessibili, capitale disponibile prima, investito nei mercati globali.

L’uno potenzia l’altro. Il fondo pensione lavora sul lungo termine, il PAC ti dà flessibilità e autonomia prima.

Esempio numerico base
  • Fondo pensione: 100 €/mese per 18 anni (rendimento 7%) = circa42.000 €
  • Deduzione fiscale media reinvestita in PAC (200-300 €/anno) = circa7.000-8.000 €
  • Totale stimato:50.000 € a 18 anni
PAC e fondo pensione
Esempio con scaglioni di deduzione superiori

Se i versamenti nel fondo pensione fossero maggiori (ad esempio 400-500 €/mese, compatibilmente con i limiti annui di deducibilità fino a 5.164,57 €):

  • Versando 5.000 €/anno nel fondo, la deduzione fiscale può arrivare a1.500-2.000 € annuia seconda dello scaglione IRPEF.
  • Se reinvestita ogni anno in un PAC globale, questa cifra da sola potrebbe generareoltre 50.000 € in 18 anni(ipotizzando rendimento medio del 6%).
  • In parallelo, il capitale del fondo pensione crescerebbe fino a superare200.000 €nello stesso periodo.

Questo significa che un genitore con maggiore capacità di risparmio può sfruttare un effetto leva incredibile: il fisco contribuisce indirettamente a finanziare un secondo motore di crescita.


🎁 I tre regali che riceverai da questa scelta

  1. Tempo– Ogni anno in più aumenta la forza dell’interesse composto.
  2. Doppio capitale– Fondo pensione e PAC non si escludono, ma si alimentano a vicenda.
  3. Consapevolezza– Quando sarai grande non troverai solo un capitale, ma anche un esempio concreto di pianificazione.

🙌 Conclusione: un amore che diventa progetto

Non si tratta di scegliere tra fondo pensione e PAC.
Si tratta di capire che uno può alimentare l’altro.

Ogni euro risparmiato oggi vale doppio:

  • deduzione fiscale subito,
  • investimento che cresce domani.

È questa la lezione che voglio lasciare a mio figlio.
Non solo ricordi, ma strumenti. Non solo emozioni, ma opportunità.

Perché l’amore di un padre non è solo carezza e presenza. È anche saper costruire basi solide per il futuro.

E Fondo Pensione + PAC insieme sono esattamente questo:un progetto di vita trasformato in eredità concreta.


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Scrivimi: ti mostrerò come sfruttare ogni vantaggio fiscale per far crescere il tuo capitale in modo intelligente.

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Fondo pensione per figli: perché ho iniziato subito

👶🏻 "Papà, perché mi hai aperto un fondo pensione?"

Questa domanda me la farà tra qualche anno. Forse tra molti. Ma ho deciso di scrivere oggi la risposta, con il cuore da papà e la testa da consulente.

Oggi è il21 agosto, e per me e mia moglie è un giorno speciale:è il primo mese di vita di nostro figlio. Solo trenta giorni fa lo tenevo tra le braccia per la prima volta, con gli occhi lucidi e il cuore che batteva più forte che mai. In un mese è cambiato tutto. Lui cresce, ogni giorno. E con lui cresce anche il mio desiderio di proteggerlo, sostenerlo, accompagnarlo.

Quando è nato, ho fatto come tutti i papà: ho pianto, ho sorriso, l’ho stretto forte. Poi, qualche settimana dopo, ho fatto qualcosa che non tutti i genitori fanno:
gli ho aperto un fondo pensione.

No, non perché mi auguro vada in pensione presto. Ma perché voglio dargli un vantaggio concreto, silenzioso, che cresce con lui. Voglio che un giorno, quando affronterà le sue prime sfide, possa contare su qualcosa che gli ricordi che i suoi genitori hanno pensato al suo domani prima ancora che lui pronunciasse la parola "domani".


🧠 Perché un fondo pensione a 1 anno?

Molti pensano che un fondo pensione serva solo a chi è vicino alla pensione.
Sbagliato.
Un fondo pensione è uno degli strumenti più efficientiper far crescere capitale, proteggerlo e preparare il futuro, anche (soprattutto) per un figlio.

Ecco cosa succede se lo apri a 1 anno:
  • A18 anniavrà già17 anni di anzianità previdenziale;
  • Potrà accederesubito alle anticipazioni(acquisto casa, spese personali);
  • Avrà unatassazione futura agevolata(dal 15% riducibile fino al 9%);
  • Sarà titolare di un patrimonioimpignorabile e insequestrabile;
  • E, soprattutto, avrà unabase finanziaria solida per il suo primo passo nel mondo adulto.

Ho scelto di non aspettare. Perché ogni mese guadagnato è un alleato in più. Ogni euro investito oggi è una mano tesa nel suo futuro.


💰 Simulazione reale: cosa succede con 100€/mese per 18 anni?

Ho fatto i conti con i dati alla mano.
Ho ipotizzato un versamento costante di100 euro al mese per 18 anni, su una linea con90% azionario globalee un rendimento medio del7% annuo.

previdenza

 

Il risultato?

DettaglioValore
Totale versato€ 21.600
Valore finale stimato€ 42.091
Orizzonte temporale18 anni
Rendimento medio annuo7%

Questo significa che mio figlio, a 18 anni, avrà giàun capitale pronto da utilizzare, senza debiti, senza pressioni. Magari per la sua prima casa, per un master, per lanciare un progetto. O semplicemente per scegliere.

Perché la vera libertà è poter scegliere. Anche (e soprattutto) quando sei giovane.


🔍 I 3 vantaggi invisibili che ho regalato a Leone

1.Tempo

Non ci sono trucchi nella finanza. Ma se ce n’è uno, si chiamatempo.
Ogni anno in più èinteresse compostoche lavora per te.
18 anni sono un motore silenzioso che spinge.

2.Libertà a 18 anni

Grazie all’iscrizione precoce, potrà:

  • usare il fondo per laprima casa,
  • affrontare spese importanti senza indebitarsi,
  • decidere di continuare a investirci fino alla pensione.
3.Consapevolezza

Più di ogni altra cosa, spero che questo fondo gli insegni qualcosa:
che il futuro si costruisceun passo alla volta, con scelte semplici ma profonde.


📝 Cosa dice la legge (e perché aiuta)

Aprire un fondo pensione a un figlio minorenne è perfettamente legale e supportato dalla normativa italiana.

  • Il genitore può aderire per conto del figlio;
  • I contributi versati sonodeducibilifiscalmente fino a 5.164,57 €/anno;
  • Dopo8 anni di adesionesi possono richiedere anticipazioni fino al 75% del capitale (per casa, spese mediche, ecc.);
  • Il fondo può essere riscattato in caso di eventi straordinari;
  • È unpatrimonio separato: impignorabile, insequestrabile, protetto.

Le regole sono chiare. E sono fatte per premiare chi guarda lontano.


🙋‍♂️ Le domande più frequenti che ricevo dai clienti genitori

🔹Ma non è troppo presto?

No. Anzi, prima si inizia, meglio è. Il tempo è l'alleato più potente degli investimenti.

🔹E se poi tuo figlio non vuole usarlo per la pensione?

Può usarlo prima. Per la casa, per studiare, per vivere. Il fondo è flessibile.Non è un vincolo, è un'opportunità.

🔹Posso dedurre io i contributi?

Sì, se tuo figlio è a tuo carico fiscale. La deduzione riduce il tuo imponibile.


🙌 Conclusione: il miglior regalo è quello che cresce con lui

Non so cosa farà mio figlio da grande.
Magari diventerà un medico, un musicista, un consulente... o qualcosa che oggi nemmeno esiste.

Ma so chevoglio dargli strumenti, non solo parole.
E so che un fondo pensione è molto più di uno strumento finanziario.
È un segnale. Un gesto. Un seme piantato nel futuro.

Per questo ho iniziato oggi. Per questo oggi, che compie il suo primo mese, gli dedico anche questo articolo.


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Under 40: metti al riparo oggi il tuo domani

La brutta notizia è che i ragazzi di oggi dovranno lavorare più a lungo. Quella pessima è che avranno pensioni più basse. Se proprio vogliamo essere ottimisti la notizia bella è che almeno lo sanno. Non è poco perché possono preparare le contromisure da subito, risparmiando il necessario o per uscire dal lavoro prima oppure per avere una pensione adeguata allo stile di vita al quale sono nel frattempo abituati.

pianificazione previdenziale

Ma i numeri sono numeri e non mentono, soprattutto se sono della Ragioneria Generale dello Stato, che ha elaborato alcune previsioni su quello che forse è l’indicatore più importante tra quelli a cui guardare quando parliamo di pensioni: il tasso di sostituzione. Si tratta della porzione del salario che, se si fa conto solo sui contributi obbligatori, rimarrà nelle tasche dei pensionati dopo essersi ritirati. Ovvero, guardandola in un altro modo, misura quanto si perde pensionandosi.

Godiamo dei tassi di sostituzione più alti al mondo, ma ancora per poco

A oggi, secondo l’Ocse, il tasso di sostituzione italiano lordo al momento della pensione di vecchiaia è del 76,1%, vuol dire che in media oggi tutti, uomini, donne, lavoratori con alti salari o con bassi salari, in qualsiasi settore lavorino prendono di pensione il 76,1% dell’ultimo stipendio se hanno avuto una carriera continua e si ritirano a 67 anni. Solo in Grecia e in Spagna, che hanno fatto scelte di politica economica simili alle nostre, troviamo percentuali maggiori mentre nella maggior parte dei Paesi questo indicatore è molto più basso, nella Ue, per esempio, è del 54,8%. In alcuni casi il tasso di sostituzione ufficiale arriva anche sotto il 30%, è il caso di Polonia, Irlanda, Australia, dove la previdenza obbligatoria chiede contributi molto più contenuti. Pagare meno contributi mentre si è al lavoro significa che in pensione si deve accettare un crollo del proprio reddito del 70%. Per questo nei Paesi dove il tasso di sostituzione è particolarmente basso è anche particolarmente diffusa la contribuzione volontaria che è sostenuta sia dal singolo lavoratore che dalle aziende e agevolato dai governi.

Un sistema pensionistico che integri la pensione pubblica obbligatoria sarà in futuro necessario anche in Italia per non ritirarsi con la metà o poco più del reddito che si aveva quando si era al lavoro. Perché? Basta guardare i numeri: la spesa pubblica pensionistica italiana è e resterà la più alta del mondo in rapporto al Pil, dato che assorbe il 16,2% del prodotto interno lordo, cifra che arriverà al 17,2% nel 2035-2040. E anche se non ci saranno tagli e riforme, i pensionati di domani guadagneranno meno (cioè avranno un tasso di sostituzione più basso dell’attuale) per la mera applicazione delle regole già in vigore, la principale delle quali è l’utilizzo sempre più ampio del solo criterio contributivo, cioè il calcolo dell’assegno pensionistico solo in base ai contributi versati, senza tener conto dell’ultimo stipendio percepito.

Le riforme Dini e Fornero, infatti, hanno stabilito che per coloro che hanno cominciato a lavorare dopo il 1978, quindi sostanzialmente tutti, la pensione sarà calcolata in modo contributivo per i versamenti successivi al 1996, mentre il vecchio sistema retributivo rimane valido come sistema di calcolo solo per quel pezzo di carriera precedente al 1996. Il calcolo retributivo, ricordiamolo, è quello per cui l’assegno pensionistico è proporzionato direttamente al livello dello stipendio percepito, rivalutato, e chi un tempo si ritirava con il solo sistema retributivo dopo 40 anni di lavoro riceveva una pensione solo del 20% inferiore allo stipendio percepito gli ultimi anni di carriera. Ora non è più così.

Un esempio concreto: com’era, com’è…e come sarà

Man mano che passa il tempo, però, il numero di anni di lavoro prima del 1996 costituisce una porzione sempre più piccola della carriera dei pensionandi ed è per questo che il tasso di sostituzione è destinato a diminuire. Il problema è sapere di quanto. La risposta arriva proprio dalla Ragioneria Generale dello Stato che ha preso come esempio un dipendente del settore privato e ha misurato quanto gli rimarrà in tasca andando in pensione considerando diverse date.

Ebbene: se il nostro lavoratore-tipo si fosse ritirato nel 2010 con 65 anni e 4 mesi di età e 38 anni di lavoro (si presume realisticamente una carriera discontinua), avrebbe ricevuto il 73,6% dello stipendio, e avrebbe goduto di un calcolo interamente retributivo. Come si vede dal nostro grafico nel 2020, invece, questa percentuale sarebbe scesa al 71,7%, e questo nonostante l’aumento dell’età di pensionamento a 67 anni. Perché? Perché tale dipendente, sempre con 38 anni di contributi, per le riforme Dini e Fornero avrebbe visto il suo assegno calcolato in parte con il sistema contributivo. Se poi avesse voluto approfittare di Quota 100, varata nel 2019 (che consentiva di ritirarsi dal lavoro a 62 anni con 38 anni di contributi), gli sarebbe andata ancora peggio perché avrebbe incassato appena il 65,3% dell’ultimo stipendio.

Questo per quanto riguarda il passato, per quanto riguarda il futuro le cose vanno peggio. Quelli che andranno in pensione nel 2030 (sempre con 38 anni di contributi e un’età di 67 anni e 4 mesi) percepiranno una somma mensile pari al 68,2% del reddito perché la maggior parte dell’assegno sarà calcolato sulla base dei contributi effettivamente versati (metodo contributivo) e non in base all’ultimo stipendio (metodo retributivo).

Tra il 2030 e il 2040 (siccome la natura fa il suo corso) si “estingueranno” completamente i lavoratori che avevano cominciato la propria carriera prima del 1996 e il calcolo sarà solo contributivo per tutti. La Ragioneria ha ipotizzato che i pensionandi del futuro vorranno usare l’anticipo di tre anni rispetto al requisito di vecchiaia previsto dalla legge e quindi nel 2040 si ritireranno a 65 anni e 5 mesi (tre anni prima dei 68 anni e 5 mesi cui sarà arrivata l’età della pensione di vecchiaia) e riceveranno solo il 59,4% dell’ultimo stipendio, sia per l’effetto dell’anticipo che del calcolo interamente contributivo.

Questa percentuale continuerà a scendere negli anni successivi e sarà del 59% nel 2050 e del 58,6% nel 2060 e 2070. I giovani di oggi prenderanno sempre meno anche se, nel frattempo, sarà cresciuta l’età minima di pensionamento: nel 2070, quando si ritireranno i ragazzi e bambini di oggi, la pensione di vecchiaia sarà di 70 anni e 7 mesi, e quella anticipata contributiva di 67 anni e 7 mesi.

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Più fai carriera, più basso sarà l’assegno in proporzione allo stipendio

Le ipotesi della Ragioneria dello Stato naturalmente riguardano il lavoratore medio. Le cose cambiano se consideriamo alcuni casi differenti, e cambiano in modo anche paradossale. Poniamo il caso che un lavoratore riesca ad aumentare ogni anno il proprio stipendio dello 0,5% in più rispetto alla crescita media. Bene, si dirà. Invece no, male, perché il suo tasso di sostituzione diventa ancora più basso e nel 2070 riceverebbe un assegno pari solo al 53,7% dell’ultimo stipendio. Al contrario un lavoratore che avesse una progressione più lenta della retribuzione, diciamo dello 0,5% annuo inferiore alla media, prenderebbe di più: il 64%. La ragione è che il calcolo contributivo viene effettuato su tutti i versamenti nel corso della vita lavorativa e di conseguenza per il lavoratore di successo valgono per la determinazione della pensione anche i contributi dell’inizio della carriera, che erano molto bassi rispetto a quelli successivi alle varie promozioni.

La morale non cambia: domani ci saranno più 60enni al lavoro di oggi, ma con una prospettiva di reddito inferiore a quella di cui possono godere coloro che si accingono ad andare in pensione attualmente. Significa che dovremo imparare a gestirci la pensione senza appoggiarci solo su quella pubblica, e questo vale, come si è visto, soprattutto per coloro che avranno raggiunto carriere brillanti e ruoli direttivi, che rischiano più di altri di ricevere pensioni non soddisfacenti.


Hai approfittato del tuo fondo pensione quest’anno?

Il 16 dicembre è alle porte, si avvicina il termine per versare e beneficiare fiscalmente del tuo fondo pensione. Se non ce l’hai già è sempre un ottimo momento per iniziare ricordalo.

Nell’ultimo mese dell’anno sarà approvata la nuova Legge di Bilancio che prevede solo un budget limitato di circa 2 miliardi di euro per la riforma delle pensioni. Lo Stato fatica sempre più a mantenere un Welfare decorso, quindi diventa sempre più  necessario che ogni italiano si rimbocchi le maniche per il proprio futuro.

Non cambiano i requisiti per accedere alla pensione di vecchiaia, ma ci sono altre novità importanti. Soprattutto lato fiscale, un tema più che mai di attualità in queste settimane, ma che nel dettaglio rimane per noi italiani alquanto “fumoso”. Infatti, secondo l’istituto di ricerca sociale e di marketing Eumetra, un italiano su quattro non sa quanto paga di tasse ogni anno: solamente un italiano su cinque sa dire con precisione quante tasse paga, mentre la maggior parte (54%) sostiene di saperlo in modo approssimativo.
Facile quindi che molti di noi non sappiamo o non ricordino che c’è tempo fino al 16 dicembre 2023 per effettuare un ulteriore versamento volontario sulla propria posizione pensionistica complementare o su quella di un familiare fiscalmente a carico e portare così i contributi versati alla fatidica soglia dei 5.164,57 euro annui.
I versamenti effettuati entro quella data, infatti, rientrano nella soglia di deducibilità, fissata appunto a 5.164,57 euro all’anno, con uno sconto sulla tassazione niente male.
Di cosa stiamo parlando? È (più o meno) presto detto. Tutti noi paghiamo tasse sul reddito che dichiariamo annualmente. Su tale reddito si calcola la cosiddetta “base imponibile”. Dedurre una certa cifra fa sì che quella cifra non confluisca nella base imponibile, abbassandola in modo anche significativo. Ebbene, i contributi versati al fondo pensione (o a qualsiasi altra forma pensionistica complementare) sono deducibili dalle imposte sul reddito fino a un limite massimo di 5.164,57 euro ogni anno.

I vantaggi fiscali della pensione complementare

E se ti dicessi che oggi l’unico rendimento garantito, e probabilmente il più elevato lo riconosce il fondo pensione?

Lo Stato ha previsto tutta una serie di agevolazioni fiscali nell’ottica di incentivare questo tipo di investimento. In particolare:

• i rendimenti maturati dal fondo pensione sono tassati al 20%, contro il 26% che si applica agli altri strumenti finanziari;
• stante quanto detto sopra, l’investitore può beneficiare di un maggiore accumulo di capitale nel tempo, grazie all’effetto della capitalizzazione degli interessi;
• in caso di decesso dell’aderente, i beneficiari della rendita non devono pagare le tasse sulle somme percepite.

Infine, come abbiamo detto, i contributi versati al fondo sono deducibili dalle imposte sul reddito, il che significa che l’investitore può beneficiare di un risparmio fiscale immediato. Non ci credi? Lo vediamo subito. Ipotizziamo che il tuo reddito lordo sia pari a 62mila euro. A questo reddito andrà applicata una tassazione basata sui vari scaglioni IRPEF (assumiamo in questo caso quelli in vigore a giugno 2023, tanto non cambia moltissimo, ai fini del nostro ragionamento). Ecco quello che viene fuori.

Praticamente, sui tuoi 62mila euro di reddito lordo devi pagare imposte per quasi 20mila euro. Cosa succede se durante l’anno hai versato contributi in una forma pensionistica complementare tua o di un tuo familiare fiscalmente a carico? Succede che puoi dedurre fino a 5.164,57 euro dai 62mila di reddito imponibile. Il quale si abbassa quindi a 56.836 euro. E l’applicazione delle aliquote dei vari scaglioni dà come risultato una cifra più vicina ai 17mila euro, per un risparmio fiscale di oltre 2.200 euro.

Quanto conviene, oggi, investire in una forma pensionistica complementare?

La domanda è legittima ma, un po’ come i prompt per l’AI generativa, va riformulata. L’investimento in un fondo pensione non è questione di oggi: è una questione di domani. E, se vogliamo, anche di dopodomani. Richiede perciò una visione di lungo termine e un impegno costante nel tempo. I dati storici ci dicono che finora questo ha pagato.
Secondo una nota di aggiornamento diffusa dalla COVIP, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, i primi di novembre 20231, nel periodo che va dall’inizio del 2013 ai primi nove mesi del 2023 i rendimenti medi annui composti delle linee a maggiore contenuto azionario si collocano intorno al 5% per tutte le tipologie di forme pensionistiche. Nello stesso periodo, la rivalutazione del Trattamento di Fine Rapporto, il cui calcolo si basa sul tasso di inflazione, è risultata pari al 2,4%. Nel complesso, tutti i comparti azionari e buona parte dei bilanciati mostrano rendimenti più elevati rispetto agli altri e al TFR.

“Nei primi nove mesi del 2023, tutte le tipologie di forme pensionistiche e di comparti registrano in media risultati positivi, in particolare nelle gestioni con una maggiore esposizione azionaria”, scrive la COVIP. Per i comparti azionari, in particolare, si riscontrano rendimenti in media pari al 4,5% nei fondi negoziali, al 5,5% nei fondi aperti e al 6% nei PIP.

Come scegliere il fondo pensione giusto?

Il fondo pensione rappresenta una soluzione ormai non più rinviabile: consente di garantirsi un futuro tranquillo e sicuro sotto il profilo economico ottenendo al contempo importanti vantaggi fiscali. Puoi scegliere liberamente l’importo dei versamenti, ma attenzione: è essenziale calibrare la strategia di investimento sulle tue esigenze.