BTP in perdita: lo Stato paga ogni cedola, eppure sul conto c’è un meno
Scrivo questo articolo il 2 novembre 2026, pochi giorni dopo che la BCE ha deciso di fermare, per ora, i rialzi dei tassi. Chi a fine maggio ha comprato all’asta il BTP luglio 2036, a un rendimento del 3,77%, oggi apre l’app della banca e lo trova intorno a 95: circa il 5% in meno. Lo Stato non ha saltato una cedola, l’Italia non è in crisi, eppure il segno è rosso. E non si tratta di un titolo di nicchia: ad aprile, al collocamento, le richieste avevano superato i 157 miliardi di euro.
Non sta succedendo niente di nuovo. Il prezzo di un titolo a tasso fisso è sempre sceso quando i tassi di mercato sono saliti: succedeva nel 1994, succedeva nel 2022, succedeva quando i nostri genitori compravano i BTP in filiale. La differenza è un’altra. Allora nessuno guardava il prezzo ogni giorno. Oggi l’app della banca te lo mostra ogni volta che la apri.
In questo articolo prendo un esempio concreto, il BTP collocato nell’ultima asta di maggio, due settimane prima del primo rialzo dei tassi della BCE, e ti mostro numeri alla mano perché un BTP in perdita sul conto è normale, quando diventa una perdita vera e quando invece resta solo un numero su uno schermo.
Cosa è successo ai bond nel 2026?
Nel 2026 i rendimenti dei titoli di Stato sono saliti perché la BCE ha alzato i tassi due volte, l’11 giugno e il 10 settembre, per contrastare l’inflazione spinta dai prezzi dell’energia. Il rendimento del BTP decennale è passato da circa il 3,56% di inizio anno al 4,50% del 30 ottobre.
Dopo tre anni senza rialzi, l’11 giugno la BCE ha portato il tasso sui depositi dal 2,00% al 2,25%, con l’obiettivo dichiarato di «assicurare che l’inflazione si stabilizzi intorno al 2% nel medio termine». Il 10 settembre è seguito un secondo rialzo, al 2,50%. Il 29 ottobre i tassi sono rimasti fermi, ma la BCE ha ricordato che lo shock energetico sta ancora producendo i suoi effetti (BCE, decisioni di politica monetaria).
Le previsioni della BCE di settembre indicano un’inflazione dell’area euro del 3,0% nel 2026 e del 2,5% nel 2027. Diversi gestori si aspettano un ulteriore rialzo a dicembre. In questo contesto, i titoli già in circolazione con cedole più basse valgono meno: chi compra oggi pretende un rendimento più alto, e lo ottiene pagando un prezzo più basso.
Perché il prezzo di un BTP scende quando salgono i tassi?
Il prezzo di un BTP scende quando salgono i tassi perché la sua cedola è fissa. Se i nuovi titoli pagano di più, il tuo vale meno sul mercato, finché il suo rendimento non si allinea a quello dei nuovi. È aritmetica, non un segnale di pericolo: alla scadenza lo Stato rimborsa comunque 100.
Facciamo un esempio semplice. Hai un BTP che paga 3,80 euro l’anno ogni 100 di valore nominale. Il giorno dopo lo Stato emette un titolo simile che paga 4,50. Nessuno comprerebbe il tuo a 100, se con gli stessi soldi può avere più cedola. Lo comprerà solo a un prezzo più basso, tale da rendere quanto il nuovo. Quella differenza di prezzo è la «perdita» che vedi sul conto: ecco come nasce un BTP in perdita.
Quanto scende il prezzo dipende dalla duration, cioè dalla sensibilità del titolo ai tassi: indica, in prima approssimazione, di quanti punti percentuali varia il prezzo per ogni punto di variazione dei rendimenti. Più lunga è la scadenza, più alta è la duration, più ampie sono le oscillazioni. Un BTP a due anni si muove poco; un BTP a dieci anni si muove molto di più.
La frase che riassume questo meccanismo: il prezzo di un BTP oscilla, il suo rendimento a scadenza no: lo hai fissato il giorno in cui l’hai comprato.
L’esempio: il BTP luglio 2036 comprato prima del rialzo della BCE
Il BTP luglio 2036 è stato collocato ad aprile 2026 e riaperto all’asta del 28 maggio, l’ultima asta di BTP a medio-lungo termine prima del rialzo dell’11 giugno, a un rendimento del 3,77%. Al 30 ottobre il suo prezzo ufficiale era di circa 95,04, con un rendimento salito al 4,48%: circa il 5% in meno sul prezzo.
Il titolo, codice ISIN IT0005706285, paga una cedola del 3,80% annuo in due rate semestrali e scade il 1° luglio 2036. È stato collocato il 15 aprile 2026 per 14 miliardi di euro, a fronte di richieste per oltre 157 miliardi: un successo che dice quanto gli investitori lo considerassero un acquisto sicuro. All’asta del 28 maggio ne sono stati collocati altri 2,5 miliardi al rendimento lordo del 3,77%, cioè a un prezzo di circa 100,2.
| BTP luglio 2036 (3,80%) | Asta 28 maggio 2026 | 30 ottobre 2026 |
|---|---|---|
| Prezzo | circa 100,2 | 95,04 |
| Rendimento lordo a scadenza | 3,77% | 4,48% |
| Tasso BCE sui depositi | 2,00% | 2,50% |
| Cedola annua | 3,80% | 3,80% (invariata) |
| Rimborso a scadenza | 100 | 100 (invariato) |
Con una duration modificata di 7,68 (Borsa Italiana, scheda IT0005706285), un aumento del rendimento di circa 0,7 punti si traduce in un calo del prezzo vicino al 5%. È esattamente quello che è successo. Su € 50.000 nominali comprati all’asta, la minusvalenza teorica è di circa € 2.600, in parte compensata dalla prima cedola già incassata a luglio e dagli interessi maturati.
Nota bene: nulla di questo dipende dalla solidità dell’Italia. Lo spread con il Bund tedesco era di 118 punti a fine ottobre, più alto di inizio anno ma lontanissimo dai livelli di crisi. Il prezzo è sceso per lo stesso motivo per cui sono scesi anche i titoli tedeschi: perché sono saliti i tassi.
BTP in perdita: se lo tieni fino a scadenza, cosa perdi?
Se tieni il BTP fino a scadenza non perdi nulla rispetto a quanto previsto il giorno dell’acquisto: incassi tutte le cedole e il 1° luglio 2036 lo Stato ti rimborsa 100. Il rendimento resta il 3,77% lordo annuo fissato all’asta. La perdita che vedi oggi esiste solo se vendi prima.
Riprendiamo i € 50.000 nominali comprati all’asta del 28 maggio. Fino alla scadenza incasserai circa € 19.370 di cedole lorde, circa € 16.950 al netto della tassazione agevolata del 12,5%, e alla fine ti verranno restituiti € 50.000. Tutto questo era vero il giorno dell’acquisto ed è ancora vero oggi. Il calo del prezzo non cambia di un euro i flussi che riceverai.
Avvicinandosi alla scadenza, il prezzo tende a tornare verso 100: è il cosiddetto «effetto scadenza». Ogni anno che passa, la sensibilità ai tassi si riduce e le oscillazioni si fanno più piccole. Nel 2036 il titolo varrà 100, qualunque cosa sia successa ai tassi nel frattempo.
E se hai un ETF o un fondo obbligazionario in perdita?
Un ETF o un fondo obbligazionario funziona in modo diverso da un singolo BTP: non ha una scadenza, perché vende i titoli in scadenza e ne compra di nuovi. Il prezzo non torna quindi a 100 in una data precisa. Il recupero arriva dai rendimenti più alti dei nuovi titoli, in un tempo vicino alla duration del portafoglio.
Per un confronto equo ho scelto due strumenti sui titoli di Stato dell’area euro con una duration simile a quella del nostro BTP. Il primo è un ETF passivo, l’iShares € Govt Bond 7-10yr UCITS ETF nella classe ad accumulo, che replica i governativi in euro con scadenza tra sette e dieci anni. Il secondo è uno dei fondi attivi più grandi d’Europa sui governativi in euro, il JPMorgan Funds – EU Government Bond Fund, classe A, con circa € 3,5 miliardi di patrimonio. Li cito come esempi, non come raccomandazioni.
| Caratteristica | BTP luglio 2036 | ETF governativi euro 7–10 anni | Fondo attivo governativi euro |
|---|---|---|---|
| Scadenza | 1° luglio 2036 | Nessuna (scadenza media 8,4 anni) | Nessuna |
| Duration | 7,68 | 7,20 | 7,04 |
| Costo annuo | Nessuno (solo commissioni di acquisto) | 0,15% | 0,60% |
| Da inizio anno 2026 (al 3 novembre) | circa −5% sul prezzo dal 28 maggio | −4,14% | −4,03% |
| Anno 2022 | — | −20,09% | −17,97% |
| Rendimento annuo ultimi 5 anni (al 3 novembre 2026) | — | −3,20% | −3,04% |
| Torna a 100? | Sì, a scadenza | No, recupera con i rendimenti | No, recupera con i rendimenti |
Tre cose emergono dal confronto. La prima: a parità di sensibilità ai tassi, il risultato è molto simile. Al 3 novembre l’ETF perde il 4,14% da inizio anno, il fondo attivo il 4,03%: una differenza di appena 0,11 punti (iShares, scheda prodotto settembre 2026; J.P. Morgan Asset Management, scheda prodotto 2026). Il calo non dipende dallo strumento né dalla bravura del gestore, dipende dai tassi. Chi ha un BTP, un ETF o un fondo con la stessa duration sta vivendo la stessa cosa.
La seconda: il 2022 è stato molto peggio. In quell’anno l’ETF ha perso il 20,09% e il fondo attivo il 17,97%, in linea con il proprio indice di riferimento, che comprende anche le scadenze più brevi. Chi in quell’anno ha venduto ha trasformato in perdita definitiva un calo che i rendimenti successivi, molto più alti, hanno cominciato a riassorbire.
Lo si vede bene dai rendimenti degli ultimi cinque anni: −3,20% annuo per l’ETF e −3,04% per il fondo attivo, alla stessa data. Entrambi negativi, perché il periodo comprende il 2022, e quasi identici. Il fondo fa appena meglio anche dopo i costi, soprattutto perché il suo indice di riferimento comprende anche scadenze più brevi, che nel 2022 hanno perso meno. Ma basta spostare la finestra: sugli ultimi tre anni, che escludono il 2022, l’ETF rende il 2,13% annuo. Cinque anni, per uno strumento con una duration di sette, sono ancora un orizzonte troppo breve per giudicare.
La terza riguarda il tempo. Per un ETF o un fondo senza scadenza, una regola pratica è che l’orizzonte minimo sia almeno pari alla duration: circa sette anni per entrambi gli esempi, come per il nostro BTP. In quel periodo il rendimento più alto dei nuovi titoli in portafoglio, oggi il 4,11% per l’ETF, compensa progressivamente il calo di prezzo. Il recupero non arriva in una data precisa come per un BTP, ma arriva per lo stesso motivo.
Infine il costo: a parità di mercato e di duration, il fondo costa 0,45 punti l’anno più dell’ETF. In alcuni anni la gestione può fare la differenza; il costo, invece, si paga ogni anno. Sui titoli di Stato, il costo è la parte più prevedibile del risultato.
📉 Simulatore: cosa succede al tuo BTP quando salgono i tassi
Imposta il capitale, il rendimento al quale hai comprato e quanto sono saliti i tassi: il simulatore mostra la perdita che vedi oggi sul conto e cosa ricevi se tieni il titolo fino a scadenza.
Variazione del prezzo che vedi oggi
Minusvalenza teorica sul conto
Cedole nette fino a scadenza
Rimborso a scadenza
Calcolo semplificato: acquisto alla pari, cedole annuali, tassazione al 12,5% dei titoli di Stato. Non considera il rischio di credito dell’emittente né l’inflazione. Simulazione illustrativa, non una previsione.
Cosa è cambiato rispetto al passato? Oggi le oscillazioni si vedono
Rispetto al passato non è cambiato il funzionamento dei BTP: è cambiato quello che vediamo. Fino a vent’anni fa si comprava un titolo in filiale, si riceveva un estratto conto ogni tanto e si aspettava la scadenza. L’orizzonte temporale lo dava il titolo stesso. Oggi il prezzo si aggiorna ogni secondo, e ogni oscillazione sembra una decisione da prendere.
Un BTP in perdita c’è sempre stato, e le oscillazioni erano spesso più ampie di quelle di oggi. Nel 1994 un improvviso rialzo dei tassi americani fece crollare i prezzi dei titoli di Stato in tutto il mondo, BTP compresi. Nel 2022, con la fine dei tassi zero, le obbligazioni dell’area euro persero in media circa il 17% in un anno, il peggior risultato da decenni. Chi aveva BTP a lungo termine in quegli anni ha visto cali molto più profondi del 5% di oggi.
La differenza è che allora la maggior parte dei risparmiatori non lo sapeva, o lo scopriva mesi dopo, quando la tempesta era già passata. Il titolo restava nel dossier, le cedole arrivavano puntuali, e alla scadenza il capitale tornava indietro. Senza saperlo, quegli investitori applicavano la regola più efficace della finanza personale: si davano un orizzonte temporale e lo rispettavano.
Oggi l’app ti mostra il meno in rosso tra la notifica del meteo e quella della chat di famiglia. L’informazione è aumentata, ma la pazienza no. E un’informazione vera, il prezzo di mercato di oggi, viene scambiata per un’informazione che non è: una perdita definitiva.
La frase che riassume il cambiamento: i BTP oscillano come sempre; la novità è che ora le oscillazioni le guardi ogni giorno.
Quando un BTP in perdita ti fa perdere davvero?
La perdita su un BTP diventa reale in tre casi: se devi vendere prima della scadenza perché ti servono i soldi, se l’emittente non è in grado di rimborsare, oppure se l’inflazione resta a lungo sopra il rendimento che hai bloccato. Il primo caso dipende da te, ed è l’unico che puoi prevenire con la pianificazione.
Il primo caso è il più frequente e il più evitabile. Se compri un BTP a dieci anni con soldi che ti serviranno tra due, stai trasformando un titolo sicuro a scadenza in un investimento esposto alle oscillazioni dei tassi. Il problema non è il BTP: è la scadenza sbagliata rispetto al tuo bisogno. Per questo, prima di scegliere un titolo, va scelto l’orizzonte.
Il secondo caso, il rischio di credito, oggi non è all’origine del calo: lo spread è contenuto e il prezzo è sceso per effetto dei tassi. Il terzo caso, l’inflazione, è il rischio vero di un titolo a tasso fisso: con un rendimento del 3,77% lordo e un’inflazione prevista dalla BCE al 2,5% nel 2027, il rendimento reale resta positivo, ma con un margine ridotto. È il motivo per cui un portafoglio obbligazionario dovrebbe combinare scadenze e tipologie diverse.
C’è poi un’opportunità che il meno in rosso tende a nascondere: con i rendimenti più alti, chi ha liquidità da investire oggi compra a condizioni migliori di sei mesi fa. Chi aveva previsto di investire a rate, con acquisti periodici, si ritrova a comprare a prezzi più bassi.
Case study: un’investitrice di 67 anni, Veneto — «Ho un BTP in perdita di 2.600 euro»
Profilo
Ha 67 anni, è un’insegnante in pensione e vive in Veneto. A fine maggio ha comprato € 50.000 nominali del BTP luglio 2036 all’asta del 28 maggio, attirata da una cedola del 3,80%. A ottobre ha aperto l’app della banca e ha visto un meno di circa € 2.600. Al nostro incontro di revisione è stata la prima cosa di cui abbiamo parlato: era convinta di dover vendere prima di perdere tutto.
Analisi
La prima domanda è stata: quando ti servono questi soldi? La risposta: non le servivano. La pensione copre le spese, ha un fondo di emergenza sul conto e quei € 50.000 erano destinati a integrare il reddito e, un giorno, ai nipoti. Vendere avrebbe significato trasformare una minusvalenza teorica in una perdita reale, rinunciando a un rendimento già bloccato al 3,77%.
Soluzione
Abbiamo deciso di tenere il titolo fino a scadenza. Abbiamo però rivisto la struttura complessiva: una parte della liquidità in eccesso è stata investita gradualmente su scadenze più brevi, ai rendimenti più alti di oggi, così da avere titoli che scadono a intervalli regolari. E abbiamo concordato di guardare il dossier una volta al trimestre, non ogni giorno.
Risultato
Tenendo il BTP fino al 2036 incasserà circa € 16.950 di cedole nette e riavrà indietro € 50.000, esattamente come previsto il giorno dell’acquisto. La perdita di € 2.600 non si è mai realizzata. Mi ha detto una frase che uso spesso: «Mia madre i BTP li metteva nel cassetto e non li guardava mai. Forse aveva ragione lei».
Il mio approccio: prima l’orizzonte, poi il titolo
Davanti a un BTP in perdita, la prima cosa che faccio è tornare alla scelta iniziale. Nel mio lavoro la scelta di un BTP non parte dal rendimento, ma dalla domanda: quando ti serviranno questi soldi? Se la risposta è tra dieci anni, un decennale può essere adatto. Se è tra tre, serve una scadenza diversa. È lo stesso principio che i nostri genitori applicavano senza saperlo, reso esplicito e scritto.
Lavoro senza commissioni sui prodotti: sono remunerato solo dalla tua fee, quindi non guadagno di più se vendi un titolo per comprarne un altro. Questo mi permette di dirti, quando serve, la cosa meno spettacolare: non fare nulla. Costruire un portafoglio obbligazionario con scadenze coerenti con i tuoi bisogni è parte della pianificazione finanziaria che costruisco con chi seguo.
Checklist: 7 cose da fare se hai un BTP in perdita
- Data di scadenza: quando scade il titolo, e quando ti servono davvero quei soldi?
- Rendimento bloccato: a quale rendimento lo hai comprato? È quello che otterrai tenendolo fino alla fine.
- Causa del calo: il prezzo è sceso per i tassi o per un problema dell’emittente?
- Fondo di emergenza: hai liquidità sufficiente per non dover vendere nei momenti sbagliati?
- Scadenze diverse: il tuo portafoglio ha titoli che scadono a intervalli regolari?
- ETF e fondi: se non hai un titolo singolo ma un ETF o un fondo, il tuo orizzonte è almeno pari alla sua duration?
- Frequenza di controllo: puoi guardare il dossier una volta al trimestre invece che ogni giorno?
Domande frequenti sui BTP in perdita
Perché il mio BTP è in perdita?
Perché da quando l’hai comprato i rendimenti di mercato sono saliti. Il tuo titolo paga una cedola fissa: se i nuovi BTP rendono di più, il tuo vale meno sul mercato fino a offrire lo stesso rendimento. Nel 2026 la BCE ha alzato i tassi due volte e il decennale è salito dal 3,56% al 4,50%.
Se tengo il BTP fino a scadenza perdo soldi?
No, se lo Stato rimborsa regolarmente. Tenendo il BTP fino alla scadenza incassi tutte le cedole previste e ricevi il rimborso del valore nominale, cioè 100. Il rendimento che ottieni è quello fissato al momento dell’acquisto. Le variazioni di prezzo intermedie diventano perdite solo se vendi prima della scadenza.
Conviene vendere un BTP in perdita?
Di solito no, se l’orizzonte del titolo coincide con il tuo e non ti servono quei soldi. Vendere trasforma una minusvalenza teorica in una perdita reale. Può avere senso solo in casi specifici, per esempio per riequilibrare le scadenze del portafoglio o per esigenze di liquidità. Va valutato considerando anche gli aspetti fiscali.
Cosa succede ai BTP se la BCE alza ancora i tassi?
Se i rendimenti di mercato salgono ancora, i prezzi dei BTP già in circolazione scendono ancora, tanto più quanto più lunga è la scadenza. I titoli nuovi offriranno però rendimenti più alti. Per chi tiene i titoli fino a scadenza, cedole e rimborso non cambiano. Diversi analisti si aspettano un ulteriore rialzo a dicembre 2026.
Un ETF obbligazionario in perdita recupera?
Di solito sì, ma non in una data precisa come un BTP, perché l’ETF non ha scadenza. Il recupero arriva dai rendimenti più alti dei nuovi titoli in portafoglio. Una regola pratica è mantenerlo almeno per un periodo pari alla sua duration, cioè la sua sensibilità ai tassi: circa sette anni per un ETF sui governativi dell’area euro.
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