Settembre 2026 si apre con uno stress simultaneo su tutte le asset class principali: bond globali ai massimi di rendimento da anni, Brent tornato sopra i 100 dollari, BCE che ha alzato i tassi il 10 settembre, Fed che si riunisce martedì con probabilità di rialzo intorno al 33%. Non è un mese normale. È un mese che richiede un piano.
Scrivo questo articolo domenica 13 settembre, con la riunione della Federal Reserve prevista per martedì 16. I mercati hanno già risposto a quella della BCE di giovedì scorso — un rialzo di 25 punti base che portava il tasso di deposito al 2,50% — e ora aspettano di capire se Warsh farà la stessa cosa o terrà fermi.
Non lo sa nessuno. I dati si contraddicono: da un lato l’inflazione core USA è ancora sopra il 3%, dall’altro Waller ha segnalato un processo disinflattivo in corso che potrebbe rendere il rialzo meno urgente. Il mercato è diviso — circa 33% di probabilità per il rialzo, 67% per la pausa. In un contesto del genere, qualsiasi previsione ha un margine di errore enorme.
Quello che posso fare, invece, è descrivere il quadro macro globale così come si presenta oggi — con tutti i suoi strati di complessità — e ragionare su cosa significhi per un portafoglio costruito con un orizzonte di lungo periodo. Perché il rischio di settembre non è la BCE o la Fed: è reagire a entrambe come se la loro decisione di questa settimana cambiasse qualcosa che conta davvero sui dieci anni avanti.
La dashboard di settembre: numeri che non si vedevano da anni
Il dato più significativo di questo quadro non è nessun numero singolo — è la loro simultaneità. Avere contemporaneamente bond globali sotto pressione in tutti i principali mercati, petrolio sopra i 100 dollari, due banche centrali che alzano o potrebbero alzare nello stesso mese, e una stagionalità storicamente sfavorevole (settembre è il mese con il peggior rendimento medio per l’S&P 500 — −0,6% di media storica) è un contesto che non si vedeva da tempo. Non è necessariamente il preludio a una crisi. Ma è un contesto che non tollera portafogli improvvisati.
📖Quattro cose che stanno succedendo davvero
1. I bond globali si stanno ripricezzando strutturalmente
Il Treasury a 30 anni al 5,25% non è solo un numero alto — è il segnale che il mercato obbligazionario sta ridefinendo il concetto di tasso “neutro” a livello globale. Per trent’anni abbiamo vissuto in un regime di tassi strutturalmente calanti. Dal 2022 in poi quel regime è cambiato. Il 2026 non è più un’anomalia temporanea: è la conferma che i tassi resteranno più alti più a lungo di quanto quasi tutti prevedevano nel 2021.
Questo ha conseguenze concrete. I portafogli costruiti per un mondo di tassi a zero — con duration elevata, obbligazioni a lungo termine usate come “protezione”, asset class che valevano per i loro flussi di cassa futuri attualizzati a tassi vicini a zero — hanno sofferto e continuano a soffrire. Chi li aveva non è stupido: era razionale nel contesto di dieci anni fa. Ma quel contesto non esiste più.
Il Giappone che supera il 3% sul decennale per la prima volta dal 1996 è forse il dato più emblematico. Significa che nemmeno il mercato obbligazionario considerato più “controllato” al mondo è rimasto immune al nuovo regime. I rendimenti globali si stanno convergendo verso l’alto — lentamente, non linearmente, con molte oscillazioni — ma la direzione è chiara.
2. L’energia è di nuovo il problema principale
Il Brent sopra i 100 dollari a settembre non è una sorpresa in senso assoluto — era successo già ad aprile durante la crisi di Hormuz. Ma il ritorno sopra quella soglia in autunno, in una fase in cui le banche centrali stavano cercando di dichiarare vittoria sull’inflazione, complica tutto. L’inflazione energetica è la più difficile da combattere con i tassi — perché non nasce dalla domanda interna, ma da uno shock geopolitico che la politica monetaria non può risolvere.
Il risultato è che la BCE e la Fed si trovano in una posizione scomoda: devono dimostrare credibilità anti-inflazionistica alzando i tassi, ma rischiano di soffocare una crescita già debole per combattere un’inflazione che non dipende da loro. È la trappola della stagflazione — e ogni volta che si materializza produce esattamente i comportamenti peggiori negli investitori retail: panico sul reddito fisso, acquisti di asset energetici dopo i rialzi, fuga verso la liquidità.
3. La geopolitica non è più un rumore di fondo
C’è qualcosa di strutturale che sta cambiando nel modo in cui la geopolitica si trasmette ai mercati. Non è più un evento episodico che si riassorbe in poche settimane — è un driver persistente che ridisegna i flussi commerciali, spinge la spesa per la difesa, altera le catene di approvvigionamento energetico. Le frizioni tra Cina e Giappone che si intensificano, le tensioni in Medio Oriente che tornano ogni stagione, la riorganizzazione del commercio globale attorno a blocchi e non più a regole multilaterali.
Questo non significa che i mercati scenderanno. Significa che i modelli con cui leggevamo i mercati fino al 2020 — “la geopolitica è un rumore temporaneo, i fondamentali contano” — sono sempre meno affidabili. Chi costruisce portafogli oggi deve tenere conto di questo: non come previsione di scenari catastrofici, ma come accettazione che il rischio geopolitico è diventato una variabile strutturale, non episodica.
4. La crescita europea regge — ma più di quanto l’Italia possa permettersi di ignorare
Nel mezzo di tutto questo, il PIL dell’Eurozona ha mostrato una resilienza inattesa. L’Italia ha visto l’OCSE rivedere la crescita 2026 da +0,4% a +0,5% — meglio del previsto, ma ancora lontana dalla velocità di crociera necessaria per ridurre il debito in termini reali. Il punto comportamentale qui è sottile: il +0,5% dell’OCSE è già un dato reale, deflazionato. Ma con inflazione al 3,3%, il PIL nominale cresce di circa il 3,8% — il che erode il rapporto debito/PIL in modo meccanico e spiega perché il Ministero dell’Economia possa fare un sospiro di sollievo. L’inflazione è l’anestetico più efficace per chi ha molto debito: lo riduce in termini reali senza che nessuno debba votarlo. Per i risparmiatori, funziona esattamente nella direzione opposta.
«Il mondo non è diventato ingovernabile. Viene governato in modo diverso. L’errore più pericoloso è analizzare il presente con i modelli del passato.» — Elaborazione Matteo Giovagnoni su analisi BBVA Research e Coface, settembre 2026📖
I tre scenari per il quarto trimestre 2026
- 🟢Scenario A — Disinflazione confermata, banche centrali in pausa (probabilità stimata: 30%):I dati di inflazione di agosto e settembre mostrano un calo. La Fed pausa il 16 settembre, la BCE segnala che il ciclo di rialzi è concluso. Il petrolio corregge dai 100 dollari verso gli 85 con stabilizzazione geopolitica. Bond si stabilizzano, azionario recupera forza. Chi è investito e ha tenuto durante settembre cattura il rally di fine anno. Scenario positivo ma che richiede che tutto funzioni insieme: inflazione, geopolitica e banche centrali.
- 🟡Scenario B — Stagflazione persistente, tassi alti più a lungo (probabilità stimata: 50%):L’inflazione resta sopra il 3% per effetto energia. La Fed alza a settembre o segnala che alzerà a novembre. La BCE fa un’altra pausa ma non può tagliare. Treasury 10Y si avvicina al 5%. Azionario volatile con correzioni settoriali significative (in particolare sui titoli più esposti alla duration). Bond continuano a soffrire. È lo scenario base — il più probabile e il più logorante psicologicamente.
- 🔴Scenario C — Shock combinato: petrolio strutturale e errore di politica monetaria (probabilità stimata: 20%):Il Brent si stabilizza sopra i 110 dollari per più di un mese. La Fed alza e segnala ulteriori rialzi. Il mercato del credito inizia a mostrare stress. Correzione azionaria del 15–20%. Spread periferici europei in allargamento (BTP-Bund oltre i 150 punti base). Scenario recessivo da stagflazione — il più difficile per qualsiasi portafoglio. Ma anche quello in cui la liquidità separata e l’assenza di leva fanno la differenza tra chi subisce e chi sopravvive con il piano intatto.
Quello che vedo negli investitori in questo momento
Settembre produce, ogni anno, un’accelerazione delle domande. Non perché i mercati facciano qualcosa di straordinario in settembre — ma perché la fine dell’estate riporta l’attenzione sui conti, sui portafogli, su quello che è successo da gennaio. E quest’anno, con il quadro che ho descritto sopra, le domande sono più intense del solito.
La domanda più frequente in questo momento è una variante di:“Con i bond che soffrono, le azioni in incertezza e il petrolio alto, dove metto i soldi?”È una domanda legittima. Il problema è la formulazione: presuppone che esista una risposta ottimale valida per tutti, che dipenda dall’attuale configurazione di mercato. Non esiste. Esiste una risposta ottimale per quella persona specifica — con quell’orizzonte temporale, quella situazione familiare, quella tolleranza alla volatilità. E quella risposta è quasi sempre la stessa indipendentemente da ciò che fanno i mercati a settembre.
La seconda domanda frequente è più sottile:“Non sarebbe meglio aspettare che si stabilizzi?”Questa domanda mi preoccupa più della prima, perché chi la pone è spesso un investitore che ha già deciso di non fare nulla, e sta cercando conferma. Il punto è che i mercati non si “stabilizzano” in modo riconoscibile prima di ripartire — ripartono senza avvisare. Chi aspetta la stabilità per investire compra quasi sempre dopo il rimbalzo.
La terza cosa che osservo è una crescente attenzione agli asset reali — oro, immobiliare, materie prime — come protezione dall’inflazione. È razionale nella logica, ma spesso arriva troppo tardi: chi compra oro oggi, con l’inflazione già al 3,3% e il petrolio già a 100 dollari, sta acquistando una protezione che il mercato ha già prezzato. La copertura dall’inflazione si costruisce prima dello shock, non durante.
📖Cosa fare adesso: cinque indicazioni per navigare il quarto trimestre
- Non modificare il portafoglio in risposta alla riunione Fed di martedì.Qualunque cosa decida Warsh — rialzo o pausa — il mercato reagirà nel breve con movimenti che non cambiano nulla sull’orizzonte a cui stai investendo. Se il tuo piano era solido prima della riunione, lo sarà ancora dopo. Se non lo era, il problema non è la Fed — è il piano.
- Rivedi la duration del portafoglio obbligazionario, non il suo peso.Con il Treasury 30Y al 5,25% e la curva in tensione, il problema non è avere obbligazioni — è avere duration troppo lunga in un contesto di tassi alti più a lungo. Un’obbligazione a breve scadenza con rendimento al 4-5% è uno strumento completamente diverso da un’obbligazione trentennale con lo stesso rendimento nominale. La revisione è tecnica, non emotiva.
- Non comprare oro e materie prime ora come copertura dall’inflazione.La copertura è utile quando viene costruita prima dello shock. Con il petrolio già a 100 dollari e l’inflazione già al 3,3%, stai comprando l’assicurazione dopo l’incendio. Se non avevi una componente real asset nel portafoglio prima, aggiungerne una ora non risolve il problema — lo trasforma in una scommessa direzionale sul prezzo dell’energia.
- Mantieni la liquidità separata e intoccabile.Settembre è storicamente il mese peggiore per le borse. Non perché sia una profezia che si avvera, ma perché è il mese in cui molti fondi chiudono l’anno fiscale e ridimensionano le posizioni. Se non hai una riserva di liquidità separata — almeno 6 mesi di spese — qualsiasi correzione ti costringerà a vendere nel momento peggiore per ragioni di necessità, non di strategia.
- Scrivi la tua risposta agli scenari B e C prima che si realizzino.Lo Scenario B è quello più probabile — stagflazione persistente, tassi alti più a lungo, mercati volatili senza crollo sistemico. È il più logorante proprio perché non c’è un nemico chiaro. Scrivi oggi cosa farai se il portafoglio scendesse del 10%, del 15%, del 20%. Non per prevedere che succeda — ma per non dover decidere sotto pressione emotiva quando accade.
Una cosa che mi rimane in testa
C’è una frase di un’analisi di BBVA Research di aprile che mi è rimasta impressa:“Il vero rischio non è la volatilità né una correzione puntuale dei mercati. Il vero rischio è analizzare il presente con i modelli del passato.”
Penso che sia la cosa più importante da tenere a mente in questo settembre. Il mondo in cui investiamo nel 2026 è strutturalmente diverso da quello del 2015 o del 2020. I tassi non torneranno a zero. La geopolitica non tornerà in secondo piano. Il commercio globale non tornerà multilaterale. Questi non sono shock temporanei — sono cambiamenti di regime che richiedono portafogli costruiti per il mondo che c’è, non per quello che c’era.
Non significa essere pessimisti. Significa essere precisi. Chi ha un portafoglio costruito per resistere ai tre scenari che ho descritto — non per prosperare solo nello Scenario A — attraverserà questo quarto trimestre con meno danni di chi ha ottimizzato per un unico scenario favorevole. E con meno errori comportamentali. Che, alla fine, è sempre lì che si vince o si perde.
Il quarto trimestre inizia oggi. I simulatori ti aiutano a capire se il tuo portafoglio è costruito per attraversarlo — o solo per sopravvivere allo Scenario A.
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Matteo Giovagnoni è consulente finanziario abilitato all’offerta fuori sede per FinecoBank S.p.A., iscritto all’Albo OCF (delibera n. 586 del 29/05/2014) e al RUI IVASS (sezione E, n. E000502819). Si occupa di pianificazione finanziaria con un approccio attento alla finanza comportamentale. Best Financial Advisor Central Italy 2023 e 2024 ed Educatore Finanziario dell’Anno 2026 (Citywire). Certificazioni: CIMA®, CFA Investment Foundations®, EFPA ESG Advisor, EFPA EPS, BEP SDA Bocconi.