Fino a fine febbraio il 2026 era partito con un quadro tutto sommato favorevole per diversi listini globali. L’Europa stava mostrando grande forza relativa, gli Stati Uniti erano positivi ma meno dominanti rispetto al 2025, mentre l’Asia si muoveva con dinamiche più eterogenee. Poi, il 28 febbraio 2026, gli attacchi congiunti USA-Israele sull’Iran hanno cambiato radicalmente la lettura dei mercati globali, riaprendo in modo violento il tema geopolitico ed energetico e dando inizio alla guerra.
Il nuovo studio aggiornato al 10 marzo 2026 offre però un’indicazione importante: non siamo più nella sola fase del panico iniziale. Siamo entrati in una fase più complessa, in cui allo shock si è già accompagnato unparziale rimbalzo, con il Brent tornato sotto i massimi e diversi mercati che hanno iniziato a prezzare la possibilità di una risoluzione relativamente rapida.
Per un investitore, questo passaggio è fondamentale. Perché il vero rischio non è soltanto l’evento. È il modo in cui si reagisce all’evento.
Il quadro macro aggiornato: il nodo resta energetico
Il dato centrale del nuovo studio è molto chiaro: il conflitto ha interrotto flussi energetici che incidono per circa il20% dell’offerta mondiale di greggio, riaccendendo un meccanismo che i mercati conoscono molto bene. Quando il petrolio entra in una fase di shock, il problema non è solo il prezzo della materia prima, ma l’effetto a catena su inflazione, margini aziendali, crescita e aspettative di politica monetaria.
Prima dell’escalation, il Brent era intorno a70 dollari al barile. In pochi giorni ha toccato un picco reale di119 dollari, per poi ritracciare fino a circa93,6 dollari al 10 marzo 2026. Questo significa due cose.
La prima: il mercato ha reagito in modo coerente con uno shock energetico serio.
La seconda: il mercato ha già iniziato a scontare anche una possibile attenuazione della crisi.
Ed è proprio qui che molti investitori commettono l’errore più classico: prendono una decisione strutturale quando i prezzi stanno già incorporando gran parte dell’emotività.
Rendimenti YTD al 10 marzo 2026: cosa è cambiato davvero
Uno degli aspetti più utili del nuovo studio è la fotografia aggiornata dei rendimenti da inizio anno, articolata in tre momenti: fase pre-guerra, drawdown massimo durante lo shock e situazione al 10 marzo dopo il rimbalzo.
I numeri mostrano chiaramente che la leadership di mercato si è spostata e differenziata molto più del previsto.
IlDAX 40, che prima della guerra segnava+14,2% YTD, si è trovato a registrare un drawdown massimo del-6,8%, arrivando al-1,3% YTDal 10 marzo. IlCAC 40è passato da+11,0%pre-guerra a-0,8% YTD. IlFTSE MIB, invece, pur colpito, si è dimostrato relativamente più resistente, passando da+5,0%pre-guerra a+0,6% YTD, anche grazie al contributo del comparto bancario.
Sul fronte asiatico, il quadro è stato più polarizzato. L’Hang Sengresta addirittura il miglior YTD tra gli indici riportati, con+7,3%, nonostante un drawdown massimo del-4,2%. IlNikkei 225, invece, conferma la sua forte sensibilità al tema energetico: era a+8,4%prima del conflitto, ha registrato un drawdown massimo del-12,1%ed è sceso a-2,4% YTDal 10 marzo. Anche ilKOSPIha sofferto, passando da+6,1%pre-guerra a-4,1% YTD, con drawdown massimo del-9,0%.
Gli Stati Uniti hanno corretto in modo più ordinato rispetto all’Asia, ma non sono usciti indenni. IlNasdaq 100è passato da+5,8%pre-guerra a-5,2% YTD, con un drawdown massimo del-7,2%. L’S&P 500è andato da+4,2%a-3,8% YTD, con drawdown massimo del-6,5%. IlMSCI Worldsi è portato a-1,5% YTD.
La lezione è molto semplice: in una crisi geopolitica non scende “il mercato” in modo uniforme. Scendono aree diverse per motivi diversi, con intensità diverse.
La cronologia dello shock: perché il 10 marzo è una data chiave
La nuova cronologia del documento aiuta molto a leggere il movimento dei mercati con più lucidità. Il 28 febbraio, con gli attacchi iniziali, i futures sull’S&P 500 hanno segnato-1,7%, il Brent è salito del6%fino a74 dollari, mentre il VIX è passato da area30 a 35. Nei giorni successivi, la chiusura dello Stretto di Hormuz ha spinto ulteriormente al rialzo energia e volatilità. Il 5 marzo, dopo gli attacchi a raffinerie saudite, il DAX ha perso il3%, il Nikkei il5,5%e il KOSPI il6%, con il Brent salito a90 dollari. L’8 e il 9 marzo il petrolio ha toccato il picco di119 dollarie il VIX si è spinto in area38-40. Infine, il 10 marzo, le dichiarazioni di Trump su una possibile fine vicina della guerra hanno innescato un rimbalzo:Nikkei +2,88%,S&P +0,83%,Nasdaq +1,38%, con il Brent tornato a93,6 dollari.
Questo passaggio è decisivo per chi investe. Perché mostra in modo plastico un concetto spesso dimenticato:
i mercati non aspettano la fine della crisi per iniziare a recuperare.
Spesso iniziano molto prima, cioè quando la percezione del rischio smette di peggiorare.
Guerra e mercati: cosa ci insegna il confronto storico
Il documento aggiorna anche il confronto con altri shock storici rilevanti: Guerra del Golfo, 11 settembre, Iraq 2003, Ucraina 2022 e crisi di Suez. Il paragone più utile, secondo lo studio, è quello con laGuerra del Golfo del 1990-91per quanto riguarda la natura energetica dello shock, ma con una possibile dinamica di recupero più vicina aIraq 2003per velocità e chiarezza potenziale degli obiettivi.
I dati storici riportati sono molto interessanti. La Guerra del Golfo vide un oil spike del+95%e un drawdown dell’S&P 500 del-17%, con recovery in circa26 settimane. L’11 settembre provocò un drawdown del-11,6%, ma con recupero in circa4 settimane. L’Iraq 2003 vide un impatto molto più contenuto, con-3,5%sull’S&P 500 e ripresa praticamente immediata. L’invasione dell’Ucraina nel 2022 produsse un oil spike del+80%, drawdown dell’-12,4%e recovery molto più lunga, circa36 settimane. Nel caso Iran 2026, al 10 marzo il drawdown massimo riportato è del-6,5%sull’S&P 500, con shock durato finora9 giorni.
Il punto non è dire che la storia si ripeterà identica. Non lo fa mai.
Il punto è capire che il mercato tende a soffrire soprattuttol’incertezza, più ancora dell’evento bellico in sé.
I nuovi scenari a 90 giorni: la probabilità si è spostata
Uno degli aggiornamenti più importanti del nuovo studio riguarda le probabilità di scenario. Al 10 marzo 2026, dopo il rimbalzo di mercato e le dichiarazioni politiche, la probabilità attribuita a unarisoluzione rapida entro 4 settimanesale al55%. In questo scenario, lo studio ipotizza per l’S&P 500 un recupero del+5/+8%verso nuovi massimi nel secondo trimestre, con Brent in area70-75 dollari.
Lo scenario diconflitto prolungato da 1 a 3 mesiviene stimato al35%, con S&P laterale in area6.300-6.900e Brent tra90 e 110 dollari. Lo scenario diescalation regionaleresta minoritario al10%, ma ovviamente è quello a impatto più severo: S&P potenzialmente-15/-20%, VIX oltre50e Brent tra120 e 150 dollari.
Per l’investitore, questo non significa “scommettere” sullo scenario più probabile. Significa capire che il mercato, già oggi, non sta più prezzando solo il disastro.
Sta iniziando a pesare anche la possibilità di normalizzazione.
Posizionamento di portafoglio: cosa emerge dallo studio
Il documento propone anche una lettura di posizionamento tattico. Oro e metalli preziosi risultanooverweight, con score90/100, così come energia e difesa, entrambe a85/100. Il dollaro viene letto in debolezza relativa contro euro, con viewbullish EUR/USD. Le banche italiane ed europee vengono viste in areaneutrale+, mentre il tech USA restaneutralee l’Asia equityunderweight. I bond a lunga scadenza risultanounderweight, con preferenza implicita per duration più corta.
Qui però va fatta una precisazione importante, soprattutto in chiave di comunicazione verso il lettore del blog. Un conto è leggere un posizionamento tattico in uno studio di scenario. Un altro conto è trasformarlo automaticamente in una scelta operativa valida per tutti.
Perché la verità è sempre la stessa:
non esiste un portafoglio giusto in assoluto. Esiste un portafoglio coerente con il profilo, l’orizzonte e gli obiettivi della persona che investe.
Il vero errore da evitare: reagire al rumore
Il dato forse più utile che emerge dal nuovo studio non è il Brent, non è il Nikkei, non è nemmeno la probabilità del 55% di risoluzione rapida.
È un altro.
I mercati hanno già mostrato che riescono a passare in pochi giorni da una fase di stress molto elevato a una di rimbalzo selettivo. Questo significa che l’investitore che prende decisioni impulsive rischia di farsi male due volte: prima vendendo nel panico, poi restando fuori mentre i prezzi recuperano.
In queste fasi, le domande corrette non sono:
“Esco subito?”
“Compro solo oro?”
“Tolgo tutta l’Asia?”
“Il petrolio salirà ancora?”
Le domande corrette sono altre:
Il mio portafoglio è compatibile con il mio orizzonte temporale?
Sto assumendo più rischio di quanto posso davvero sopportare?
Ho abbastanza diversificazione per affrontare anche uno shock di questo tipo?
Sto prendendo decisioni sulla base di un piano o sulla base dei titoli del giorno?
È qui che la consulenza, quella vera, fa la differenza.
Conclusione: il 10 marzo cambia la narrativa, non elimina il rischio
L’aggiornamento al 10 marzo 2026 cambia la narrativa di mercato. Non siamo più nella fase in cui esiste solo lo shock. Oggi i prezzi incorporano già anche una possibile uscita più rapida dalla crisi. Il Brent è sceso da119a93,6 dollari, i listini hanno mostrato primi segnali di recupero e le probabilità si sono spostate verso lo scenario di risoluzione rapida.
Ma attenzione: questo non significa che il rischio sia finito. Significa soltanto che, come spesso accade, il mercato ha iniziato a guardare avanti prima degli investitori emotivamente più fragili.
Ed è proprio qui che si misura la qualità di un piano finanziario.
Non nel prevedere il prossimo titolo di giornale.
Ma nel restare coerenti quando il rumore di fondo aumenta.
Articoli correlati dal blog
Per approfondire questi temi, puoi collegare questo articolo anche a contenuti già presenti sul tuo blog:
Mercati e guerra: cosa fare quando il mondo trema
https://www.mgfinancialadvisor.com/2026/03/03/mercati-guerra-cosa-fare/PORTAFOGLI ETF? NESSUNO TI PARLA DELLE TASSE
https://www.mgfinancialadvisor.com/2026/03/06/gestione-fiscalita-etf/ETF e Fondi Obbligazionari: come orientarsi tra rendimento, rischio e strategia
https://www.mgfinancialadvisor.com/2025/06/03/etf-e-fondi-obbligazionari-come-orientarsi-tra-rendimento-rischio-e-strategia/La paura è il prezzo da pagare: come guadagnare restando calmi nei momenti peggiori
https://www.mgfinancialadvisor.com/2025/06/28/la-paura-e-il-prezzo-da-pagare-come-guadagnare-restando-calmi-nei-momenti-peggiori-2/
Call to action finale
Se in questi giorni ti stai chiedendo se il tuo portafoglio sia davvero coerente con il contesto attuale, il punto non è inseguire l’ennesima previsione.
Il punto è capire se la tua strategia è stata costruita bene prima della tempesta.
Scrivimi per fare un check oggettivo del portafoglio, del rischio che stai assumendo e della coerenza tra i tuoi obiettivi e le scelte che hai fatto.
Perché nei mercati incerti, più della previsione conta il metodo.
Tabelle studio
| Indice / Mercato | Pre-Guerra YTD | Drawdown Max Guerra | YTD al 10/3/2026 | Note |
|---|---|---|---|---|
| Hang Seng (Hong Kong) | +12.0% | −4.2% | +7.3% | Miglior YTD globale |
| FTSE MIB (Italia) | +5.0% | −4.2% | +0.6% | Banche +4% il 10/3 |
| MSCI Emerging Markets | +9.2% | −8.0% | +1.8% | Divergenza interna |
| FTSE 100 (UK) | +7.3% | −4.8% | +2.1% | Energia e difesa OW |
| CAC 40 (Francia) | +11.0% | −5.9% | −0.8% | Correzione da massimi |
| DAX 40 (Germania) | +14.2% | −6.8% | −1.3% | Era +14.2% pre-guerra |
| MSCI World (USD) | +5.1% | −5.8% | −1.5% | Aggregato globale |
| Nikkei 225 (Giappone) | +8.4% | −12.1% | −2.4% | Max esp. energetica |
| S&P 500 (USA) | +4.2% | −6.5% | −3.8% | Rimbalzo +0.83% il 10/3 |
| Nasdaq 100 (USA) | +5.8% | −7.2% | −5.2% | AI sotto pressione |
| KOSPI (Corea del Sud) | +6.1% | −9.0% | −4.1% | Chip + oil sensitive |
| Data | Evento | Brent (USD) | Var. da pre-guerra | Impatto mercati |
|---|---|---|---|---|
| 27 Feb 2026 | Pre-guerra — calma | $70 | riferimento | VIX 18 · Mercati positivi |
| 28 Feb 2026 | SHOCKAttacchi USA–Israele su Iran | $74 | +5.7% | S&P futures −1.7% · VIX 18→30 |
| 1 Mar 2026 | ESCALATIONChiusura Stretto Hormuz | $79 | +12.9% | Gas europeo +20% · Logistica sell-off |
| 5 Mar 2026 | Attacchi raffinerie saudite e Qatar | $90 | +28.6% | DAX −3% · Nikkei −5.5% · KOSPI −6% |
| 9 Mar 2026 | PICCOMassimo assoluto Brent | $119 | +70.0% | Nikkei intraday −7% · VIX 40 |
| 10 Mar 2026 | RIMBALZOTrump: "fine guerra vicina" | $93.6 | +33.7% | Nikkei +2.88% · S&P +0.83% · MIB +2.67% |
| Conflitto | Oil Spike | Drawdown S&P500 | Durata shock | Recovery S&P | Lezione chiave |
|---|---|---|---|---|---|
| ⭐ Iran 2026 — In corso | +70% ($70→$119) | −6.5% | 9 giorni | In corso · rimbalzo | Pattern Iraq 2003? |
| Gulf War 1990–91 | +95% ($21→$41) | −17.0% | 12 settimane | +30% in 26 sett. | Rally a inizio offensiva |
| Russia–Ucraina 2022 | +80% ($70→$130) | −12.4% | 2 settimane | 36 settimane | Fattore energetico EU |
| 11 Settembre 2001 | Neutro | −11.6% | 1 settimana | Recovery in 4 sett. | Shock emotivo acuto |
| Iraq 2003 | +15% poi calo | −3.5% | 1 settimana | Immediata | "Buy the war" |
| Crisi Suez 1956 | +30% | −6.0% | 3 settimane | Recovery in 12 sett. | Canale energetico chiuso |
Da dove vuoi cominciare?
💰Ho liquidità ferma e non so quando investirla
📊Ho già un portafoglio ma non mi fido di come viene gestito
📚Voglio capire come funziona davvero prima di decidere
Diagnosi gratuita →
Matteo Giovagnoni è consulente finanziario FinecoBank iscritto all’Albo OCF (delibera n. 586 del 29/05/2014), soggetto autorizzato e vigilato da Consob e IVASS (RUI n. E000502819). Specializzato in finanza comportamentale e pianificazione patrimoniale. Best Financial Advisor Central Italy 2023 e 2024 per CityWire. Certificazioni: CIMA® (in corso), CFA Investment Foundations®, EFPA ESG Advisor, EFPA EPS, BEP SDA Bocconi.